La collaborazione tra professionisti provenienti da differenti ambiti, con competenze trasversali complementari e in grado di sviluppare progetti su misura è all’origine dell’esperienza di Foodchain, giovane azienda che nasce nel 2016 come integratore di sistema per blockchain.

In pratica competenze tecnologiche e passione per il made in Italy si sono unite nella scelta di lavorare su blockchain con l’obiettivo di sviluppare uno strumento affidabile, capace di tracciare informazioni e condividerle, nel rispetto delle norme di legge e delle esigenze. Sulla spinta di Expo 2015, la collaborazione si concretizza e si concentra sul settore agrifood dando vita ad una realtà che nel tempo poi amplia l’offerta per indirizzare anche il settore tessile/moda con il progetto Textilechain nato in seno alla stessa Foodchain.

La possibilità di limitare l’impatto dell’italian sounding quindi ha rappresentato solo un innesco. E infatti la tecnologia blockchain si è presto dimostrata un fattore abilitante e flessibile in grado di essere declinata in settori tra loro molto differenti. Sburocratizzazione, trasparenza e velocità nella gestione dei flussi offrono l’opportunità di ottimizzare politiche di governance e supply chain, siano queste volte alla gestione dei crediti verdi, alla contabilità energetica o al design di nuove forme di marketing che mettono al centro il “consumAttore”.

Foodchain, linee di sviluppo e piattaforma

Marco Vitale, Ceo e cofondatore di Foodchain, ci piega i vantaggi della piattaforma e i casi d’uso concreti. “La piattaforma proposta permette di elaborare una sorta di “gemello digitale” di una filiera fornendo a tutti i suoi attori uno strumento per portare trasparenza sul mercato, essere essi identificati univocamente, e garantire che le informazioni inserite siano serializzate e immutabili – esordisce Vitale -. Questo per prevenire la contraffazione e quindi tutelare, per esempio, il made in Italy, identificando e valorizzando il lavoro di ogni operatore, con dati tracciati e inseriti a ogni passaggio della filiera produttiva (per esempio, geolocalizzazione e dati dei processi, analisi chimiche)”.

La tecnologia, inoltre, permette di creare un sistema di responsabilizzazione per le informazioni divulgate a tutela di imprese e consumatori. Foodchain rende, infatti, istantaneo l’accesso a tutte le informazioni collegate a un dato prodotto e facilita lo scambio di dati tra gli attori di una filiera dando accesso a un registro condiviso. Infine, qualora si presentassero casi di contaminazione o difetti di fabbricazione, permette di rintracciare facilmente i prodotti distribuiti e di richiamarli rapidamente.

“Per raggiungere questo obiettivo – prosegue Vitaleutilizziamo un ecosistema aperto, abilitato in particolare dalla blockchain della Fondazione Quadrans, che registra e protegge tutti i dati recuperati lungo la filiera produttiva ed evidenzia l’evoluzione del prodotto dalla sua progettazione al suo consumo. Tutto ciò consente di cogliere le opportunità dell’infosfera in cui siamo immersi dove, alle caratteristiche fisiche di un prodotto si aggiungono la sua storia e quella del contesto in cui è inserito in un mix che riesce a valorizzare anche le peculiarità immateriali”.

Le funzionalità della blockchain sono inoltre valorizzate da un ecosistema tecnologico in grado di aggiungere alla piattaforma di Foodchain specificità uniche e funzionalità che puntano sulla qualità dei dati inseriti. Un esempio tra tutti, in ambito agroalimentare, è quello di Cooevo che utilizza algoritmi per analizzare le foto satellitari Esa da cui evincere informazione sui campi analizzati. In questo modo ai dati inseriti sulla piattaforma se ne possono aggiungere altri incontrovertibili forniti da enti terzi che sono super partes.

I casi d’uso

In ambito Agrifood sebbene ci siano parecchi casi interessanti possiamo sottolineare quelli portati avanti con la leccese Pralina Srl e con Caricom Food Ethiopia Plc. La prima è un’azienda pugliese che utilizza Foodchain per tracciare la produzione delle vellutate e delle zuppe.
Scansionando con uno smartphone un QR Code stampato sull’etichetta dei prodotti monoporzione, è possibile risalire a dove sono state coltivate le materie prime che si utilizzano, chi e come le ha coltivate, come è stata preparata la zuppa e la vellutata, con quali ingredienti, quali ricette, quando è stato etichettato, confezionato e spedito il prodotto. Caricom Food Ethiopia Plc, invece, con Foodchain traccia container che trasportano caffè, soia e altre materie prime dall’Etiopia verso l’Europa e l’Italia.

Marco Vitale, Ceo e co-founder di Foodchain
Marco Vitale, Ceo e co-founder di Foodchain

Spiega Vitale: “Come ho detto in apertura, la tracciabilità e la sicurezza dell’informazione è decisiva in molti altri settori oltre a quello dell’agrifood, per questo stiamo lavorando a molti progetti con amministrazioni pubbliche (è molto recente una sperimentazione partita con il Comune di Alessandria) e importanti aziende nazionali strategiche. A questo proposito, possiamo citare Sogin Spa, responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, che ha affidato l’incarico della sperimentazione blockchain al raggruppamento temporaneo di imprese composto da Infoedge Technology, AliasLab Spa e Foodchain Spa. Non mancano poi sperimentazioni con società di ingegneria nei settori elettronica, automotive e aerospaziale come Sipal Spa e altre ancora”.

Rimanendo in ambito tracciabilità/blockchain dopo aver attentamente esaminato lo stato dell’arte, Foodchain può oggi valutare molto positivamente la decisione di costruire una soluzione partendo da zero.

Dopo anni di ricerca e sviluppo, ha ammortizzato i costi e dispone di un prodotto pronto che ha già risolto quasi tutti i problemi che di solito si incontrano in fase di sviluppo. Il risultato è una soluzione personalizzabile, modellabile sulle esigenze dei clienti, che dà vantaggi concreti in termini di efficienza e che da ultimo si presta anche a interessanti sviluppi come strumento di marketing avanzato.

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