Lo scenario nel quale è stata effettuata la rilevazione delle informazioni per questa 14ma edizione della Cio Survey è caratterizzato da una forte discontinuità rispetto agli scorsi anni. Il periodo febbraio-aprile 2020 nel quale sono state effettuate le interviste, a causa della pandemia dilagante, ha costretto le aziende e le pubbliche amministrazioni ad adottare con tempestività azioni che garantissero la continuità operativa a fronte di una chiusura delle loro sedi fisiche necessarie per reagire alla pandemia, ma la cui conseguenza è stata molto penalizzante per le attività a forte componente materiale, come l’industria manifatturiera, e meno per attività a forte componente immateriale, come i servizi.

Figura 1 – L’economia italiana e gli impatti del Covid
Figura 1 – L’economia italiana e gli impatti del Covid – Fonte: Istat, 2020

Lo smart working, o meglio il remote working, la dotazione di pc portatili ai dipendenti che ne erano sprovvisti, l’adozione di strumenti di collaboration e l’uso intensivo delle reti ultrabroadband per videoconferenze sono stati, come è noto, gli strumenti fondamentali con cui le aziende hanno reagito.

Tuttavia, questa risposta è stata accompagnata da due altri protagonisti.

Lo strumento retrostante che ha supportato la risposta digitale all’emergenza è stata sicuramente la rete di telecomunicazioni, con forte penalizzazione per le aree non coperte; ma un protagonista di pari importanza è stato il cloud computing al quale le aziende hanno fatto ampio ricorso per rispondere ai picchi di utilizzo di risorse generate dallo smart working ma anche per garantire flessibilità e velocità di risposta a esigenze mutate in tempi brevissimi.

La rilevazione effettuata per la Cio Survey 2020 ha evidenziato questo, ma i Cio intervistati hanno anche dichiarato come questo grande spostamento all’esterno presso le abitazioni dei dipendenti che hanno in gran parte utilizzato loro strumenti informatici per operare in smart working, abbia creato la necessità di rafforzare gli strumenti di sicurezza.  

Figura 2 – Il Covid ha cambiato le priorità IT delle aziende - Fonte: NetConsulting cube, 2020
Figura 2 – Il Covid ha cambiato le priorità IT delle aziende – Fonte: NetConsulting cube, 2020

Cambio di priorità

In questo scenario incerto le azioni intraprese in risposta all’emergenza hanno cambiato le priorità IT nelle aziende ponendo in secondo piano i progetti innovativi già pianificati ma con comportamenti molto differenziati tra aziende, di cui una parte ha rinviato i progetti più economicamente impegnativi al 2021, rinegoziando anche contratti in essere con i fornitori, un’altra parte ha mantenuto o addirittura velocizzato i progetti pianificati.

Questa differenza di comportamento è stata evidentemente correlata al diverso grado di difficoltà nel quale si sono trovati i principali settori economici dove, volendo fare una previsione sull’intero anno 2020, i budget IT risulteranno in  maggiore contrazione in quelli che registrano le maggiori criticità, tra cui le filiere dell’automotive, del turismo e di gran parte dei settori industriali, mentre il settore pubblico, in particolare la Pubblica amministrazione centrale, in discontinuità rispetto all’ultimo triennio, registrerà una crescita fortemente positiva.

Figura 3 – Il lockdown ha modificato priorità e budget in quasi tutti i settori - Fonte: Anitec-Assinform NetConsulting cube, maggio 2020
Figura 3 – Il lockdown ha modificato priorità e budget in quasi tutti i settori – Fonte: Anitec-Assinform NetConsulting cube, maggio 2020

Il ruolo del Cio nell’emergenza

Il Cio ha svolto un ruolo fondamentale nell’emergenza dotando l’azienda di strumenti che hanno consentito continuità operativa e resilienza. Un ruolo di leadership che ha dato molta visibilità al Cio e aumentato il grado di consapevolezza in azienda dell’utilità dell’IT e del digitale.

Diversi e articolati sono i contributi che il Cio ha fornito sia nella Fase 1 che nella Fase 2 dell’emergenza:

  • ha fornito in tempi rapidi ai dipendenti le risorse necessarie per lo smart working, dai pc agli strumenti di collaboration;
  • ha fornito le istruzioni necessari per l’uso delle tecnologie in smart working ai dipendenti non-Ict privi di competenze adeguate;
  • ha adeguato e dimensionato le infrastrutture critiche ai picchi di domanda di connessione, di potenza e di storage conseguenti alla remotizzazione distribuita del lavoro, avvalendosi anche di cloud pubblico;
  • ha garantito la governance tecnologica dell’azienda remotizzata;
  • ha aumentato il grado di sicurezza contro le minacce informatiche di un sistema informatico diventato improvvisamente distribuito e diffuso all’esterno dell’azienda.

In sintesi, il Cio è stato capace di virtualizzare l’azienda fisica nel giro di pochi giorni.

E’ evidente che questo ha riguardato le aziende non manifatturiere, o la componente immateriale di quelle manifatturiere, ed è altrettanto evidente che le aziende che avevano già avviato un processo di smart working sono quelle che hanno saputo reagire con maggiore velocità.

Nella Fase 2, tuttora in corso, il Cio è impegnato nel dare una risposta tecnologica non tanto a un nuovo sistema di regole per il ritorno in azienda, quanto a un nuovo modo di lavorare che nel post emergenza si sta embrionalmente consolidando.

Il ruolo del Cio nell’azienda post Covid-19

È prevedibile che il 2020 continuerà ad essere vissuto nelle aziende, anche in quelle non in situazione critica, con lo spirito dell’emergenza che si tradurrà in una maggiore attenzione ai costi IT, ad una trimestralizzazione dei budget di spesa e ad una maggiore oculatezza negli investimenti, in un contesto economico di forte difficoltà.

Il dato che tuttavia emerge dalla Cio Survey è che le aziende italiane hanno reagito all’emergenza attraverso un uso intensivo di strumenti Ict che sta diventando strutturale e sta determinando una forte accelerazione del processo di digitalizzazione sia delle grandi che delle piccole e medie imprese con diversi gradi di intensità.

Figura 4 – Principali strategie di risposta alla crisi causata da emergenza Covid-19 per classi di addetti - Fonte: Istat, Giugno 2020
Figura 4 – Principali strategie di risposta alla crisi causata da emergenza Covid-19 per classi di addetti – Fonte: Istat, giugno 2020

Questi diversi comportamenti tra imprese che rinviano progetti già pianificati e altre che intensificano e accelerano la loro digitalizzazione si tradurranno in una crescita significativa della spesa IT nel 2020 a livello Italia (3,1% secondo le previsioni di NetConsulting cube) ed una prevedibile forte ripresa nel 2021.

Figura 5 – Il digitale sarà una delle leve per recuperare produttività e margini nel 2021 - Fonte - DEF (aprile 2020) e Anitec-Assinform NetConsulting cube, giugno 2020
Figura 5 – Il digitale sarà una delle leve per recuperare produttività e margini nel 2021 – Fonte – DEF (aprile 2020) e Anitec-Assinform NetConsulting cube, giugno 2020

Proiettandoci al 2021 e agli anni successivi, l’errore che tutti potremmo commettere è pensare che le aziende e le scrivanie alle quali ritorneremo saranno uguali a quelle che abbiamo lasciato prima dell’emergenza

Alcuni trend sono già oggi evidenti e sono un’eredità delle misure prese nell’emergenza che si consolideranno e diventeranno strutturali:

  • l’uso diffuso di strumenti digitali da parte di una vasta popolazione di addetti non-Ict con la necessaria digitalizzazione dei processi nelle maggiori aree funzionali dell’azienda;
  • nuovi modelli di organizzazione del lavoro basati su un mix di lavoro in ufficio e lavoro da casa con l’utilizzo di nuovi misuratori di efficienza e produttività nel raggiungimento di obiettivi predefiniti;
  • una maggiore propensione a esternalizzare risorse e funzioni a minor valore attraverso il cloud in tutte le sue tipologie (IaaS, SaaS, PaaS);
  • una riduzione degli addetti IT con competenze a minor valore e un recupero di competenze e professionalità di alto livello “esternalizzate” in questi anni a società di consulenza e finalizzato a sviluppare progetti digitali più direttamente funzionali al business.

Un’eredità meno evidente dell’emergenza Covid-19 sembra essere quella di un profondo cambiamento del mindset da parte di tutte le funzioni aziendali nei confronti dell’IT, non soltanto nella percezione diffusa della sua crucialità oltre che della sua utilità, ma soprattutto del suo configurarsi come piattaforma di tutti i principali processi in grado di garantirne efficienza, efficacia e costante capacità innovativa.

In questo scenario la domanda implicita al Cio è di fornire un contributo improntato alla stessa creatività, velocità e flessibilità con cui ha risposto all’emergenza.

L’emergenza, come è stato comunemente riconosciuto, ha accelerato i tempi di realizzazione di molti interventi innovativi in ambito IT pianificati su un arco temporale più lungo, a partire dallo smart working e dalla dematerializzazione conseguente. In una prospettiva più breve del previsto, le aziende diventeranno full-digital, tutte le funzioni aziendali e i relativi processi saranno innervati da infrastrutture e soluzioni digitali, il 5G ne sarà un attore fondamentale e la funzione IT non sarà più distinta dalle funzioni business.

Le soluzioni e i servizi digitali innovativi saranno nativamente disegnati e sviluppati da team misti di persone tecniche e persone di business, come in parte sta già accadendo oggi.

Ciò è già riscontrabile nella progressiva adozione di metodologie nuove di sviluppo software nelle aziende italiane, come Agile e DevOps, che richiedono un arricchimento di competenze tecniche con competenze business da parte dei tecnici e viceversa, di competenze tecniche da parte degli uomini di business in una prospettiva di skill convergenti.

Quello che appare sempre più chiaro come lezione appresa dall’utilizzo dell’Ict nell’emergenza è che l’accelerazione digitale non consisterà in una mera incorporazione di tecnologie evolute nei processi aziendali ma sarà una loro trasformazione strutturale basata su una visione sistemica.

Il caso dello smart working è indicativo in questo senso. Esso si è configurato come remotizzazione del lavoro nella prima fase dell’emergenza per poi essere concepito e sviluppato come processo integrato dotato di tutte le esternalità necessarie.

Figura 6 – Dallo Smart Working al Digital Workplace: il primo step verso una nuova azienda - Fonte: NetConsulting cube, maggio 2020
Figura 6 – Dallo smart working al digital workplace: il primo step verso una nuova azienda – Fonte: NetConsulting cube, maggio 2020

Questo ha indotto l’adozione di una visione sistemica end-to-end che va ben al di là della semplice convergenza tra tecnologie e business e rappresenta un passo paradigmatico verso il disegno di una nuova azienda e di una modalità diversa di interpretare la trasformazione digitale.

Figura 7 – Le 5 “lesson learned” post Covid-19: primi passi verso una nuova azienda - Fonte: NetConsulting cube, giugno 2020
Figura 7 – Le 5 “lesson learned” post Covid-19: primi passi verso una nuova azienda – Fonte: NetConsulting cube, giugno 2020

 

Quattro pilastri portanti

In questo scenario, dunque, quello che occorre fare per trasformare IT e digitale nel reale sistema nervoso riconosciuto dell’azienda è adottare una visione sistemica basata su quattro pilastri:

  • quello della modernizzazione dell’infrastruttura digitale e applicativa che garantisca continuità operativa, resilienza e agilità innovativa;
  • quello della interazione digitale con clienti e partner;
  • quello della sicurezza a tutti i livelli;
  • quello della digitalizzazione di tutti i processi e la creazione di competenze adeguate per le persone che vi operano.
Figura 8 – L’emergenza ha determinato una visione sistemica del processo di trasformazione digitale - Fonte: NetConsulting cube, 2020
Figura 8 – L’emergenza ha determinato una visione sistemica del processo di trasformazione digitale – Fonte: NetConsulting cube, 2020

È questa una delle principali considerazioni che emergono dalla Cio Survey 2020 e il fatto che questa provenga dalla voce dei Cio intervistati fa ben sperare che questa figura sia già oggi consapevole del ruolo importante che può e potrà svolgere nel traghettare l’azienda in cui opera nel mondo nuovo che si apre nel post emergenziale.

Leggi tutti gli approfondimenti dello Speciale Cio Survey 2020

© RIPRODUZIONE RISERVATA