La Cio Survey, ormai da 14 anni, fotografa i trend di adozione delle tecnologie Ict e digitali, sempre più a supporto delle priorità aziendali, e l’evoluzione del Cio, figura che partecipa in misura crescente alle strategie business collaborando con il top management e gli altri manager. In particolare, l’attuale 14esima edizione, promossa da Capgemini Italia, Cisco, Dell Technologies, Samsung, ServiceNow e Tim, ha coinvolto oltre 80 responsabili Ict di imprese private italiane e ha messo in luce il ruolo fondamentale del Cio in un periodo di forte discontinuità rispetto agli scorsi anni: il Cio, nell’emergenza, è infatti riuscito a virtualizzare l’azienda fisica nel giro di pochi giorni dotandola di strumenti che le hanno consentito di continuare ad operare e di essere resiliente. Questo ruolo di leadership, concretamente guadagnato sul campo, ha dato molta visibilità al Cio e ha aumentato il grado di consapevolezza delle aziende relativamente all’utilità dell’IT e del digitale.

La digitalizzazione, sempre più a supporto delle priorità business

Le risposte dei partecipanti alla 14esima edizione della Cio Survey mostrano chiaramente come l’adozione di tecnologie e soluzioni digitali sia sempre più guidata dalle priorità business. In una scala da 1 a 10, dove 10 rappresenta la massima intensità, ad oggi, secondo le aziende che hanno partecipato alla Cio Survey, le principali priorità business sono rappresentate:

  • dal miglioramento dell’engagement con i clienti (8,58): sono molte le iniziative svolte in quest’ambito e sono tutte dirette a rafforzare la relazione tra aziende e customer base in modo da fidelizzarla: aumento dei canali di comunicazione, incremento delle occasioni di interazione, invio di messaggi personalizzati, etc. È un tema in cui è forte il supporto della digitalizzazione vista l’importanza dei nuovi canali, come social media, forum, siti Web, applicazioni mobile, nel potenziare la comunicazione con i clienti attuali e potenziali ed il loro coinvolgimento;
  • dall’ottimizzazione della gestione di sicurezza e compliance a normative di settore (8,26): le nuove tecnologie digitali appaiono di forte importanza relativamente soprattutto alle tematiche di privacy, ovvero di protezione dei dati sensibili degli utenti finali.;
  • dalla valorizzazione dei dati aziendali a supporto dei processi decisionali a partire dai dati disponibili (8,10): obiettivo che trae benefici significativi dalla disponibilità di strumenti digitali per l’analisi avanzata dei dati;
  • dalla ricerca dell’efficienza operativa (8,09): in questo caso, soluzioni specifiche nell’area Erp ed extended Erp , applicazioni verticali e tecniche sono i principali strumenti a supporto della gestione aziendale;
  • e l’abilitazione della forza lavoro (7,49):tale priorità vede un forte utilizzo di strumenti digitali. Mettere a disposizione soluzioni e applicazioni specifiche nonché dispositivi hardware mette la forza lavoro nelle condizioni di portare a termine in modo efficace le proprie mansioni, anche a prescindere dal luogo di lavoro in una logica di smart working, tematica resa particolarmente critica dall’emergenza sanitaria. L’esigenza di ottimizzare l’engagement con i propri dipendenti rappresenta un obiettivo di minore importanza e meno supportato dall’adozione di tecnologie digitali. La digitalizzazione, quindi, sembra essere più importante per abilitare concretamente il lavoro piuttosto che per rendere il lavoro un obiettivo e un valore condiviso.
Principali priorità business e livello di digitalizzazione (Fonte: NetConsulting cube, Cio Survey 2020)
Principali priorità business e livello di digitalizzazione (Fonte: NetConsulting cube, Cio Survey 2020)

Protezione e valorizzazione dei dati tra le principali aree progettuali

A fronte di queste priorità business, lo scenario delle aree progettuali indirizzate dalle aziende appare improntato ad una forte dinamicità ed eterogeneità, che dipende fortemente dalle attività svolte dalle diverse organizzazioni. Tuttavia, i piani di investimento aziendali mostrano alcuni filoni di investimento più ricorrenti di altri.

La cybersecurity (79,3% delle risposte), malgrado le aziende abbiano già sostenuto molti investimenti per ottemperare al Gdpr, continua ad essere una priorità tecnologica estremamente significativa. Tra le aree oggetto di investimento in ambito sicurezza, sono stati segnalati la protezione degli endpoint aziendali e l’uso di componenti di OT Security a tutela di fabbriche, magazzini, linee di assemblaggio, etc.

L’adozione e implementazione di soluzioni e dispositivi per lo smart working (76,8% delle risposte) hanno subito una forte accelerazione: collaboration, communication e smart digital workplace hanno giocato un ruolo cruciale nell’aiutare le aziende a gestire le difficoltà generate dalla pandemia da Covid-19 e continueranno a farlo nel prossimo futuro.

I progetti cloud (citati dal 69,5% e 63,4% con riferimento rispettivamente a SaaS e IaaS/PaaS ) sono caratterizzati da un trend inarrestabile che riguarda soprattutto l’adozione di servizi applicativi e, in misura inferiore, quelli infrastrutturali e di piattaforma. Al netto delle scelte tecnologiche, le aziende sono impegnate nella definizione di piani strutturati di migrazione.

L’organizzazione e gestione dei dati e l’utilizzo di soluzioni analitiche sono aree progettuali molto frequenti tra le aziende del panel di quest’anno. Il focus riguarda sia le soluzioni di business intelligence (68,3%), anche se in lieve rallentamento, sia gli strumenti di advanced analytics, in forte crescita (68,3%) perché supportano le decisioni, attività di manutenzione predittiva ed engagement dei clienti. Le prossime frontiere in quest’area poggiano sull’utilizzo di strumenti evoluti e sull’introduzione di algoritmi di machine learning per l’individuazione di correlazioni a valore tra i dati.

La modernizzazione applicativa (63,4%) permette di accelerare la transizione al cloud e di sviluppare applicazioni moderne che incorporano la security by design.

Principali aree progettuali
Principali aree progettuali (Fonte: NetConsulting cube, Cio Survey 2020)

La collaborazione di IT e business per la DT

La scelta di implementare le diverse tecnologie e soluzioni digitali scaturisce da priorità e obiettivi business e dipende, quindi, dalle diverse divisioni aziendali. Vista la necessità di conoscere la propria base commerciale e di migliorare il customer engagement, sono le funzioni a maggior contatto con i clienti – ovvero vendite e post vendite (76,8%) e marketing (62,2%) – a richiedere con maggior frequenza l’avvio di progetti innovativi in ambito digitale. Le divisioni di post vendita appaiono molto demanding in termini di innovazione visto che non abbandonano il cliente all’atto della vendita ma, al contrario, lo seguono durante tutto il ciclo di vita del prodotto. Le funzioni IT (48,8%) richiedono l’avvio di progetti che coinvolgono tutte quelle componenti (network, infrastruttura, cloud) da cui dipende la modernizzazione architetturale. Le divisioni risorse umane (35,4%) stanno lavorando all’innovazione delle modalità di recruiting, alla formulazione di strategie di talent management e all’avvio di iniziative di e-learning, tematiche che con la pandemia da Covid-19 sono diventate ancor più cruciali per l’operatività aziendale.

Nonostante la tecnologia risponda sempre di più ai bisogni puntuali delle divisioni business, l’introduzione dell’innovazione in azienda non poggia più su richiesta di silos funzionali. Un progetto innovativo coinvolge, infatti, IT e comitati interfunzionali che congiuntamente valutano un’attività progettuale accollandosene i rischi (58,5% delle risposte). L’IT, peraltro, ha il compito di fare in modo che il business percepisca e sia in grado di indirizzare i business enabler che la tecnologia mette a disposizione (52,4%). Sempre meno numerose sono le aziende che vedono un Cio reattivo rispetto ai bisogni dei colleghi business (15% circa del campione).

In questo contesto, il budget gestito dalle line of business in autonomia rimane generalmente contenuto: per il 52,2% delle aziende è inferiore al 5%. Tuttavia, si sta assistendo ad un aumento delle divisioni business che gestiscono una maggior quota di questa spesa. Spicca in tal senso il ruolo del marketing. Più che di shadow IT oggi si parla di procurement collaborativo, ovvero di una gestione centralizzata che limita i disallineamenti tra le diverse funzioni e permette di gestire la tecnologia in modo più armonico.

I vantaggi conseguiti grazie alla digitalizzazione

A riprova dell’impatto delle iniziative di digital transformation sul business, i partecipanti all’attuale edizione della Cio Survey appaiono consapevoli che i risultati ottenuti dalla digitalizzazione debbano essere misurati in chiave di risultati aziendali. A questo proposito, il 27% circa dei rispondenti ha dichiarato di aver introdotto indicatori puntuali per misurare i benefici apportati dai diversi progetti di innovazione nelle relative aree aziendali interessate. Una percentuale lievemente inferiore di aziende, il 22% del campione, utilizza invece indicatori generali che misurano gli impatti della trasformazione digitale sull’andamento complessivo dell’azienda nel medio periodo.

Nello specifico, i vantaggi sono molteplici e riguardano sia l’azienda nel suo complesso (riduzione dei costi operativi e miglioramento della produttività) sia le diverse funzioni business. Relativamente alle tematiche di amministrazione, finanza e controllo, il 46,3% delle aziende ha dichiarato un miglioramento della reportistica finanziaria e il 28% ha indicato un miglioramento del modello di gestione economico-finanziaria.

In ambito risorse umane, il 41,5% delle aziende ha registrato miglioramenti nella soddisfazione e motivazione del personale e il 35,4% ha ottenuto dei benefici relativamente alla riduzione del time e del cost to hire. Per quanto riguarda le divisioni marketing, il 59,8% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere aumentato la customer satisfaction. Altre attività innovative hanno permesso alle aziende di aumentare la customer retention, a ridurre il numero dei clienti persi e ad aumentare il numero dei nuovi clienti.

Questi risultati sono stati dichiarati dal 46,3% delle aziende. In area produzione/ logistica, chiaramente per le aziende del settore manifatturiero e per tutte le realtà con supply chain, i benefici dei progetti innovativi si sono registrati nella gestione ottimizzata di magazzini e flotte (37,8%), nell’ottimizzazione della pianificazione della domanda (30,5%), nell’ottimizzazione dei processi post-vendita e nell’evasione più rapida degli ordini (26,8%) e nel migliore approvvigionamento delle risorse (25,6%).

Fattori critici per il successo dell’innovazione

Le iniziative di innovazione con impatti sulla business transformation devono poggiare su una serie di fattori, ovvero capacità di gestire il cambiamento (64,6%), il committment del top management (58,5%) e la disponibilità di competenze tecnologiche (33,4%), non solo nelle aree IT ma anche in quelle business.

Nelle divisioni IT è ancora molto forte la mancanza di skill legati alla capacità di saper gestire il dato. Le università non sono ancora in grado di formare un numero adeguato di data scientist e di matematici/ statistici in grado di manipolare i big data in modo appropriato e a valore (49,4%). Nuove metodologie come DevOps e Agile (rispettivamente 39,2% e 31,6% delle citazioni) richiedono nuove competenze che è difficile trovare sul mercato. In ambito cloud, oltra alle competenze di advisory necessarie per traguardare una migrazione coerente e consapevole, mancano cloud architect così come figure capaci di governare ambienti multicloud (complessivamente 35,4%). Le tematiche architetturali, in cui ricadono le piattaforme IoT, e di cybersecurity sono state indicate dal 26,6% e dal 34,2% del panel.

Ambiti tecnologici in cui è maggiore la mancanza di competenze (Fonte: NetConsulting cube, Cio Survey 2020)

Ciò trova riscontro puntuale in un recente studio del World Economic Forum, pubblicato a Ottobre 2020 (The Future of Jobs), che infatti identifica in cloud, analytics (big data, AI, etc.), IoT e security le tecnologie a maggior crescita che guideranno il mercato del lavoro nei prossimi cinque anni.

Le tecnologie che guideranno
Le tecnologie che guideranno il mercato del lavoro al 2025 (Fonte: Wef The Future of Jobs, ottobre 2020)

Il rapporto del Wef mette anche in luce l’importanza delle soft skill. Le capacità relazionali e comportamentali, che caratterizzano il modo in cui una risorsa si pone nel contesto aziendale, sono un supporto fondamentale alle competenze prettamente tecniche e professionali. La combinazione di queste due tipologie di competenze fa la differenza nei processi di implementazione tecnologica, semplificandoli e rendendoli più razionali, e fa sì che le soluzioni adottate rispondano con efficacia agli obiettivi aziendali.

Le soft skill più importanti
Le soft skill più importanti (Fonte: Wef – The Future of Jobs, ottobre 2020)

Anche le divisioni business non sono esenti da skill shortage relativamente all’utilizzo di strumenti digitali. In alcune aziende è trasversale (10% circa dei rispondenti), in altre è più accentuato (43% circa) e riguarda specifiche funzioni o categorie professionali.

Il recruiting si conferma essere una leva importante per le aziende che hanno bisogno di acquisire competenze che non trovano al loro interno, né nel giusto numero né di valore adeguato. Al di là dei canali tradizionali di recruiting, sono utilizzati i social tematici (dove le competenze del candidati sono visibili e in una certa misura referenziate, 74,4%), le università (soprattutto per le risorse giovani che devono coprire ruoli di livello base, 70,7%) e i fornitori (se le competenze richieste sono tecnologicamente molto circoscritte, 55% circa).

Il supporto dei fornitori

Nello svolgimento delle attività a supporto dell’innovazione, le aziende sono supportate da un parco fornitori piuttosto esteso e frammentato. Sono le società di consulenza in ambito Ict ad essere più presenti (citati dal 72% dei partecipanti all’indagine) a dimostrazione di come la tecnologia debba essere implementata in linea con processi e obiettivi di business.

Le aziende ricercano, inoltre, la specializzazione, per tipologia di software (65,9%) o tipologia di attività (50%). Le caratteristiche “general purpose” sono accettate solo in presenza di global vendor (63,4%).

Mediamente, i fornitori attuali soddisfano per la loro capacità di interagire con le divisioni tecnologiche (83,8% delle citazioni), per la chiarezza delle condizioni contrattuali (74,1%), per le loro competenze di processo (69%) che consentono loro di comprendere il business dell’azienda cliente (68%) e di proporre “success case” adeguati (62%).

Gli elementi da migliorare, al di là degli aspetti economici – che difficilmente soddisfano, includono la profondità delle competenze tecnologiche più innovative (60,4%) e la capacità di vision, (47,3%) fondamentale per capire come applicare l’innovazione in chiave di transformation.

L’evoluzione del ruolo del Cio in azienda

Il Cio che ha partecipato alla Cio Survey di quest’anno ha un’anzianità aziendale e nel ruolo mediamente molto elevata (oltre 10 anni per il 40,2% degli intervistati). È un Cio che si colloca a riporto dei livelli gerarchici più elevati (54,8% delle risposte) e che è sempre più coinvolto nelle strategie evolutive aziendali. Ne è una prova il tempo che impiega nell’interagire con Lob e top management, il 37% circa dell’agenda, che va a discapito delle attività puramente operative.

Non sorprende quindi che al Cio siano sempre più richieste competenze in ambito business, quali organizzazione (75,3%), capacità di problem solving (56,1%), lavoro per obiettivi (56,1%), abilità nel formare team efficaci (46,1%). In forte crescita, appare anche il saper indirizzare il breve termine, viste le difficoltà contingenti del periodo. Il focus sulle tecnologie comunque importante ed in crescita, visto l’inarrestabile progresso digitale, non compare più nelle prime posizione dei “must have” del Cio.

Le competenze richieste al Cio che innova tecnologia e business – Fonte: NetConsulting cube, CIO Survey 2020
Le competenze richieste al Cio che innova tecnologia e business (Fonte: NetConsulting cube, Cio Survey 2020)

La centralità del Cio è, infine testimoniata anche dall’incidenza, tutto sommato scarsa, di figure appositamente nominate per indirizzare la digital transformation. In oltre la metà del panel, il 55%, queste nuove figure non esistono, in altri casi il ruolo è coperto dal Cio stesso, a dimostrazione di come il Cio sia il nuovo innovation officer.

Tutto ciò pone il Cio nelle condizioni di essere sempre più protagonista della vita e della crescita aziendale. Ciò è particolarmente importante alla luce del periodo di emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo.

L’emergenza Covid-19 ha, infatti, causato una profonda evoluzione dell’atteggiamento di tutte le funzioni aziendali nei confronti dell’IT. In prima battuta, è cresciuta, in modo significativo e diffuso in tutta l’azienda, la percezione che le tecnologie siano utili e cruciali per la crescita business. Inoltre, più nello specifico, è sempre più evidente che la dimensione digitale si stia configurando come piattaforma comune a tutti i principali processi aziendali, a cui garantisce efficienza, efficacia, continuità delle operation e costante capacità innovativa.

In questo scenario la domanda implicita al Cio è di continuare a fornire un contributo improntato alla stessa creatività, velocità e flessibilità con cui ha risposto all’emergenza ben sapendo che gli impatti della pandemia sono purtroppo ancora lontani dal loro esaurimento.

Leggi tutti gli approfondimenti dello Speciale Cio Survey 2020

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