Piattaforme digitali, una modalità efficace per aggregare dati, mettere insieme domanda e offerta, rendere i servizi fruibili. In tutti i settori. Questa settimana l’annuncio di due piattaforme nell’ambito della ricerca del personale pubblico e privato (una italiana e una europea), e l’annuncio di una piattaforma per il certificato digitale Covid europeo (o Green Pass EU che si voglia), hanno dato un ulteriore impulso alla consapevolezza che davvero si è innestato un cambiamento nella nostra mentalità (non solo si sono avviati progetti di trasformazione digitale che, pur essendo strategici, sono un di cui della nostra testa). Dico nostra perché nonostante si lavori nell’Ict da tanti anni, ora che il digitale sembra sdoganato nella vita reale, la consapevolezza che si possa essere a una svolta è sempre accompagnata dalla sensazione di lentezza (-0,6% il mercato digitale nel 2020) nonostante passi in avanti importanti ci saranno presto (+3,5% atteso nel 2021, con tecnologie innovative trainanti) e nonostante tutti i dati portino a premiare chi ha fatto del digitale uno strumento per uscire dalla crisi quest’anno.

Se si guarda il bicchiere mezzo vuoto (Indice Desi che posiziona l’Italia in coda ai Paesi europei, digital divide tra Nord e Sud per banda ultralarga, Pmi innovative, economia, occupazione) quella depressione da emergenza permane. Se si guarda il bicchiere mezzo pieno (Pnrr da attuare, pilastri programmatici, transizione digitale ed ecologica, trasformazione PA digitale, aziende e amministrazioni pubbliche più agili con uno smart working agevolato al 31 dicembre 2021) quella sensazione da ripresa c’è.

Gli annunci delle ultime piattaforme digitali in settimana vanno a incrementare il bicchiere mezzo pieno, sperando nella creazione di community che diventino base di partenza per nuovi lavori, nuovi viaggi.

1 – La prima piattaforma locale, dedicata al mondo della PA, è quella che è stata definita una sorta di “Linkedin italiano”, una piattaforma unica per il reclutamento nelle pubbliche amministrazioni centrali che verrà messa a disposizione delle PA, dei dipendenti pubblici e dei candidati esterni. Le amministrazioni potranno così valutare le risorse disponibili per pianificare e gestire le procedure dei concorsi pubblici, i dipendenti pubblici potranno aggiornare il loro curriculum con nuove competenze e rimanere aggiornati sulle posizioni vacanti all’interno della PA per presentare la propria candidatura, i potenziali candidati esterni potranno visionare concorsi e posizioni aperte e valutare opportunità di lavoro. Uno strumento (in fase di realizzazione) di rottura rispetto al passato, legato ai concorsi pubblici: ora la PA potrà reclutare candidati ideali a valle del confronto tra i curricula pubblicati sul sito, in tempi rapidi, con una chiamata diretta per specifiche mansioni, proponendo contratti a tempo determinato per 3 anni, più 2. Uno strumento per gestire il turn over, bilanciare il mix di competenze, assumere le persone per portare avanti i progetti del Pnrr, nuovi ruoli definiti anche nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale firmato da governo e sindacati. I profili dei candidati diventano così elemento di partenza per le nuove assunzioni che verranno gestite con strumenti in via di definizione (sistemi di preselezione, modalità certificate di svolgimento delle prove anche a distanza, sistemi efficaci di reclutamento delle persone e differenziati) ma sarà il Decreto Semplificazioni in discussione a fissarne tutti i dettagli.

2 – La seconda piattaforma europea, per le competenze digitali, è quella creata dalla Commissione europea con l’obiettivo di offrire un unico punto di riferimento per rimanere aggiornati su iniziative (europee e nazionali) riguardanti opportunità di lavoro e corsi a studenti, imprese, esperti digitali, chi cerca lavoro o chi vuole accrescere le proprie competenze digitali. La piattaforma, comunicata in settimana dal Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, si chiamerà Digital Skills and Jobs Platform e dovrà essere lo strumento a cui attingere profili per raggiungere gli obiettivi europei al 2030: portare l’80% della popolazione ad avere  competenze digitali di base e formare 20 milioni di esperti in tecnologie digitali (cybersecurity, cloud, AI, blockchain…). Una piattaforma coerente con il Digital Europe Programme e all’European Digital Skills and Jobs Coalition.

3 – La terza piattaforma riguarderà i certificati Eu Digital Certificate Covid-19, stabiliti in accordo tra parlamento, commissione e consiglio europeo per agevolare la libera circolazione delle persone tra i Paesi, nonostante la pandemia. Sarà operativa dal 1 luglio, attesterà se una persona è stata vaccinata contro il Coronavirus, oppure ha un risultato recente di test molecolare o antigenico negativo, oppure è guarita dall’infezione. Il documento Eu Digital Green Certificate (Green Pass UE) verrà emesso da una piattaforma nazionale, alimentata con i dati trasmessi dalle regioni, e il documento (sia cartaceo che digitale) avrà un QR code leggibile in tutta Europa, che darà la possibilità di accedere alla piattaforma con i dati relativi ai singoli viaggiatori. Il certificato non costituirà un prerequisito per la libera circolazione che rimane un diritto fondamentale nell’Unione europea, ma la agevola senza ulteriori accertamenti e contribuisce a ridurre le falsificazioni dei certificati stessi. La piattaforma comune garantirà l’interoperabilità tra sistemi diversi.

Un impegno che ritorna anche nel Global Health Summit (G20 Sanità) che si è tenuto a Roma la scorsa settimana. Tra i principi espressi nel documento finale –  Dichiarazione di Roma – si evince come il tema della complessità dell’infrastruttura informatica, frammentata, anche in Sanità sia un nodo da risolvere. Il Summit (che ha affontato la crisi sanitaria e socio-economica globale, senza precedenti, il documento vale la lettura) ha inserito nei 16 principi della sua dichiarazione l’impegno a “sfruttare le sinergie e costruire piattaforme per facilitare la condivisione dei dati, rafforzare le capacità, accordi volontari per licenze, tecnologie e know-how”. Nel bicchiere mezzo pieno.

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