I progetti di trasformazione digitale oggi in corso nelle aziende prevedono l’abbandono delle applicazioni legacy e il passaggio a quelle modulari, sviluppate per il cloud, basate su container e microservizi. Covid-19 ha contribuito ad evidenziare le limitazioni delle prime ed i vantaggi delle seconde e, come sottolineano gli analisti di Idc, il 75% delle aziende ha modificato la roadmap in questo senso, per generare efficienze operative, ridurre i costi e facilitare l’esecuzione dei processi in cloud.

Automazione e digitalizzazione sono parole chiave anche in fase di sviluppo, per beneficiare di soluzioni fluide e facilmente integrabili nelle diverse configurazioni ed architetture. Proprio dalle sinergie ottenibili sfruttando le diverse tecnologie emergenti, AI, ML, ma anche Rpa, blockchain, assistenti virtuali, IoT, 5G, AR e VR, è possibile spremere un valore maggiore dalle soluzioni e per farlo la componente modulare delle applicazioni si rivela fondamentale, così come l’ambiente cloud. Le esigenze di accesso anche da remoto alle app, in questa fase di utilizzo intenso dello smart working, legano a filo doppio efficienza applicativa e cloud.

Secondo una recente ricerca Zscaler (Report Emea 2020 sullo Stato della Trasformazione Digitale, studio che ha coinvolto 606 Cio e Ciso e responsabili dell’architettura di rete all’interno di aziende con più di 3mila dipendenti) due terzi delle imprese europee hanno spostato la maggior parte delle loro applicazioni aziendali su cloudL’Italia, tra i Paesi, è al primo posto con il 53% delle aziende che ha spostato più della metà delle proprie applicazioni sul cloud, seguita da vicino UK (50%), Germania e Francia (entrambe al 45%) e Svezia (30%). Il report sottolinea inoltre come il passaggio al cloud sia più specificamente, un passaggio al multicloud. Con la metà delle aziende che dichiara di operare già in un ambiente multicloud sfruttando due fornitori di servizi cloud, mentre un terzo conta tre fornitori e solo il 13% utilizza un solo fornitore di cloud.

In Italia, come in Germania, la maggior parte degli intervistati opera oggi con due fornitori di servizi cloud. Interessanti in proposito sono anche i numeri del Report Enterprise Cloud Index di Nutanix, commissionato per il terzo anno consecutivo a Vanson Bourne e basato su interviste a 3.400 responsabili IT di tutto il mondo per indagare quale tipologia di cloud utilizzano per le loro applicazioni aziendali e quale prevedono di utilizzare in futuro. Nella ricerca il 76% degli intervistati dichiara che la pandemia li ha portati a pensare all’IT in modo più strategico e circa la metà (46%) afferma che l’aumento degli investimenti nel cloud ibrido rappresenta una conseguenza diretta. Mentre è da sottolineare la fiducia crescente verso i cloud pubblici. Tra gli intervistati che utilizzano il cloud pubblico, il 63% utilizza due o più cloud pubblici o si affida al multicloud, con una tendenza a crescere fino al 71% nel corso dei prossimi 12 mesi. 

L’emergenza, la distribuzione dei workload da remoto, il bisogno di flessibilità portano oggi le aziende a valutare cambiamenti sostanziali all’infrastruttura con un aumento delle implementazioni di cloud ibrido (oltre il 37% nei prossimi cinque anni), ed il calo corrispondente del 15% nel numero di data center non abilitati al cloud.

Come cresce il cloud pubblico

I numeri di Gartner sono ancora più espliciti ed evidenziano in modo netto come nei progetti di trasformazione digitale, alla ricerca di resilienza, immediata, il cloud pubblico rappresenti comunque una scelta vantaggiosa.

Ed infatti, anche in proporzione, la spesa IT aziendale per il cloud computing pubblico è in crescita. Secondo gli analisti lo è del 18,4% nel 2021, per quasi 305 miliardi di dollari di valore complessivo, rispetto ai 257 miliardi del 2020. In particolare, spiega Sid Nag, VP della ricerca, “da una parte la pandemia ha confermato il valore della proposta cloud, dall’altra la capacità di utilizzare modelli cloud scalabili e on-demand per ottenere efficienza in termini di costi e continuità delle operation aziendali fornisce alle organizzazioni il boost per accelerare i piani di trasformazione aziendale digitale”.

Gartner - Previsioni di spesa per il public cloud nei prossimi anni
Gartner – Previsioni di spesa per il public cloud nei prossimi anni

Adottati per affrontare l’emergenza i servizi di public cloud hanno contribuito a rafforzare la scelta cloud come normalità. Questo favorisce ora un vero e proprio spostamento della percentuale complessiva della spesa IT verso il cloud che costituirà il 14,2% della spesa IT globale nel 2024 (nel 2020 ancora solo il 9,1%). Se da una parte il mercato SaaS rappresenta per il public cloud la fetta più ampia, e crescerà nel 2021 ancora, per un valore complessivo di 117,7 miliardi, il margine maggiore di crescita (+26,6%) è appannaggio delle soluzioni di infrastruttura applicativa, e cioè l’offerta PaaS, anche in relazione al bisogno per i lavoratori da remoto di avere accesso a un’infrastruttura ad alte prestazioni, ben strutturata, che si presenta con un ricco corredo di applicazioni native in cloud. I numeri del comparto DaaS tra 2021 e 2022 parlano da soli.

Con la pandemia, di fatto le aziende si sono focalizzate su tre priorità: supporto e protezione per assicurare l’operatività alla forza lavoro da remoto (1), ottimizzare i costi IT (2) e preservare la liquidità (3) e gli investimenti nel cloud hanno rappresentato una soluzione conveniente per soddisfare velocemente tutte le esigenze

Sarà però da valutare, nel lungo periodo, se la convenienza del cloud pubblico, “prêt-à-porter” e necessario così nell’immediato, rimarrà organica. Secondo Gartner la crescita del public cloud rimarrà sostenuta fino al 2024, mentre quasi il 70% delle organizzazioni che utilizzano i servizi cloud oggi prevede di incrementare ancora la propria spesa a seguito dell’interruzione causata da Covid-19. La tendenza dei fornitori di servizi cloud, che collaborano con le società di telecomunicazioni per estenderne i vantaggi all’edge e supportare un la forza lavoro ibrida, potrebbe contribuire a sua volta, così come lo sviluppo di servizi digitali agili per consentire alle aziende di ripartire veloci.

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