Mentre l’intelligenza artificiale trasforma economie e società, dalla stessa corsa che la alimenta rischiano di rimanere tagliate fuori miliardi di persone. La domanda di infrastrutture AI e data center, ed il relativo incremento dei prezzi su memorie e chipset, si riflette a valle su costo e disponibilità anche nei dispositivi di fascia più bassa, proprio quelli con cui la parte più povera del pianeta potrebbe affacciarsi per la prima volta a Internet.
Presentando a New York il rapporto State of Mobile Internet Connectivity (Somic) 2026, Gsma avverte che il mondo rischia di andare incontro ad una nuova divisione tra chi ha accesso all’AI e chi no. Non è soltanto una questione di distanza tra Paesi, ma di distanza tra le possibilità per le persone.
I benefici dell’intelligenza artificiale resteranno fuori portata per oltre 3,4 miliardi di individui che ancora non usano Internet mobile, nonostante più del 90% di loro viva già in un’area coperta dalla banda larga mobile. Senza uno smartphone accessibile, quelle persone non potranno beneficiare della rivoluzione in corso.
Il problema non è la copertura, ma il dispositivo
I numeri del rapporto raccontano una transizione che rallenta. Oggi 4,8 miliardi di persone usano Internet mobile da un dispositivo proprio, ma la crescita perde velocità: nel 2025 sono approdate online circa 160 milioni di persone, meno dei 190 milioni dell’anno precedente. Restano 3,1 miliardi di individui che vivono sotto la copertura di una rete a banda larga mobile senza però utilizzarla: è il cosiddetto “usage gap”, il divario di utilizzo. La maggioranza di questo gruppo non possiede ancora un dispositivo in grado di connettersi.

E allora il rapporto individua anche l’ostacolo principale. Attraverso i Paesi a basso e medio reddito esaminati, la barriera numero uno all’adozione di Internet mobile è proprio il costo del telefono, seguita dalla mancanza di competenze digitali. Alla fine del 2025 un dispositivo di fascia base con accesso a Internet costava, per il 20% più povero della popolazione di quei Paesi, l’equivalente del 44% del reddito medio mensile, una quota che sale al 76% nell’Africa subsahariana. E si tratta di valori destinati a crescere sensibilmente con l’aumento del costo delle memorie.
Gsma identifica anche i rischi legati ad un’opportunità che si sta per chiudere. Fino a un anno fa, portare il prezzo di uno smartphone di fascia base a 30 dollari avrebbe reso il dispositivo accessibile a quasi 1,6 miliardi di persone; scendere a 20 dollari lo avrebbe messo alla portata di circa 2,2 miliardi di individui che oggi già sono sotto la copertura mobile. Traguardi che, avverte il rapporto, sono invece irraggiungibili perché i costi della memoria continuano a salire, nonostante gli sforzi di operatori e produttori, compresa la Handset Affordability Coalition, promossa dalla stessa Gsma.
L’entità del rincaro è documentata dai dati di Counterpoint Research citati nel rapporto: i prezzi della memoria sono più che raddoppiati tra il terzo trimestre del 2025 e il primo trimestre del 2026, per poi aumentare di un ulteriore 80-90% nel corso del secondo trimestre del 2026. L’effetto è visibile sul mercato, con i prezzi degli smartphone di fascia base in netto rialzo e le consegne globali di smartphone destinate a subire il calo annuo più marcato mai registrato, trainato soprattutto dal crollo del segmento sotto i 100 dollari. A pagare il prezzo più alto saranno i mercati emergenti.

In gioco 3,5mila miliardi di Pil
Per Vivek Badrinath, direttore generale di Gsma, la questione è chiara: “L’intelligenza artificiale ha il potenziale di migliorare la vita con una capacità di scala senza precedenti, ma l’AI non serve a nulla se le persone non riescono anzitutto a connettersi. Il rischio maggiore non è semplicemente un divario di AI tra i Paesi, ma tra le persone che possono permettersi di partecipare all’economia digitale e quelle che non possono“.

Il rincaro, avverte Gsma, minaccia non solo l’inclusione digitale ma anche l’opportunità economica legata a una più ampia adozione di Internet. Precedenti analisi dell’organizzazione stimano che colmare il divario di utilizzo genererebbe 3,5 trilioni di dollari di Pil aggiuntivo tra il 2023 e il 2030, con oltre il 90% di quei benefici destinato ai Paesi a basso e medio reddito. Man mano che governi e imprese investono in servizi basati sull’AI nella sanità, nell’istruzione, nei servizi finanziari e in quelli pubblici, garantire l’accesso a smartphone accessibili diventa un prerequisito dell’adozione inclusiva dell’AI.
La chiamata all’azione è rivolta ai produttori di chipset e memorie, invitati ad aumentare la disponibilità di componenti accessibili per i telefoni di fascia base e ad aprire un dialogo con l’ecosistema mobile, i governi e le istituzioni finanziarie multilaterali. “Se non si decide di proteggere l’accessibilità economica degli smartphone di fascia base, miliardi di persone rischiano di essere escluse dalla prossima generazione di servizi digitali prima ancora di aver avuto l’opportunità di sperimentare Internet”, aggiunge Badrinath, che definisce gli attuali aumenti dei prezzi della memoria “un pericolo chiaro e presente” e invoca un’azione coordinata tra decisori politici, operatori, produttori di dispositivi e fornitori di componenti.
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