Blockchain, un tema di grande attualità in queste settimane, anche associato al trend di straordinaria crescita che sta registrando il bitcoin, la criptovaluta che vive e viene scambiata sulla sua piattaforma.

Entro il 2025, secondo una previsione del World Economic Forum, ci saranno attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo che saranno registrate su tecnologie basate sui principi della blockchain.

Parliamo tecnicamente di un registro pubblico decentralizzato in cui sono inserite le transazioni tra le entità che vi partecipano, i cosiddetti nodi, senza che sia necessaria alcuna verifica o controllo da parte di un’autorità centrale.

La sicurezza e la legittimità delle transazioni è quindi insita nella struttura e nella logica della blockchain, perché queste sono validate nel momento stesso in cui vengono approvate dai nodi, denominati Miners, gli unici ad averne facoltà, con diverse modalità che variano a seconda dell’algoritmo.

Da un punto di vista strutturale, la blockchain è un Database Append Only in cui sono presenti blocchi di dati in sequenza cronologica, ciascuno dei quali include i contenuti essenziali della transazione. I blocchi sono crittografati e concatenati l’uno con l’altro, da cui il termine blockchain appunto; il database è gestito da una rete, che può essere pubblica o privata, in cui ogni nodo ha una copia del database.

La blockchain ha iniziato a diffondersi nel 2014, quando molti attori di mercato hanno cominciato a sperimentarne le possibili applicazioni ed a coglierne i vantaggi. Tra fruitori, per prime le banche, che utilizzando la blockchain nella versione privata, hanno tagliato i costi di intermediazione dei pagamenti, eliminando la necessità di terze parti per la validazione della transazione internazionali e la gestione della financial value chain.

Tra le prime, Visa, Orange, Nasdaq e Citi, che nel 2015 hanno investito nella piattaforma basata su tecnologia blockchain per le aziende chain.com, così come Goldman Sachs che ha speso 50 milioni di dollari nella tecnologia per cercare di ridurre costi e intermediari. Nel mondo bancario è nato anche il consorzio R3 a cui hanno aderito le principali banche a livello mondiale.

Oltre al settore finanziario, sono sempre più le realtà che stanno via via testando la blockchain, come quelle legate al trading, di energia e materie prime, che può essere gestito su blockchain tra i soggetti a monte e a valle della filiera.

O ancora, Borsa Italiana, parte di London Stock Exchange Group, e IBM, che hanno annunciato lo sviluppo di una soluzione basata sulla tecnologia blockchain per digitalizzare l’emissione dei titoli di PMI in Europa.

E, proprio in questi giorni, durante il SAP TechEd di Barcellona, il gruppo tedesco ha annunciato che 27 clienti e partner, che rappresentano un mercato complessivo del valore di 819 miliardi di dollari, si uniscono all’iniziativa di SAP per la co-innovazione in ambito blockchain. L’iniziativa mira a integrare il sistema dei ledger digitali in soluzioni per l’IoT, la produzione e la digital supply-chain usando il SAP Cloud Platform Blockchain service. 

Le aziende partecipanti hanno presenza globale e operano nei settori dei prodotti di consumo, tlc, distribuzione, farmaceutico, logistica, agricoltura, aerospaziale, difesa, impianti industriali, energia, utilities e servizi pubblici, a testimonianza dell’ampio potenziale di adozione della tecnologia blockchain.

Come dimostra anche quest’ultimo accordo, il campo di applicazione che darà ulteriore sviluppo al fenomeno è l’IoT, a cui la blockchain consentirà di gestire in sicurezza le transazioni tra gli “oggetti” che compongono la rete IoT, oggi ancora molto esposta ai cyberattack.

“La crescita delle iniziative negli ultimi anni è stata tale da far supporre che ci sia realmente un’opportunità dietro la blockchain, e non esclusivamente a vantaggio delle banche”

Rossella Macinante, Practice leader di NetConsulting cube
Rossella Macinante, Practice leader di NetConsulting cube

E’ questa una delle considerazioni di Rossella Macinante, Practice leader di NetConsulting cube, che ha analizzato il tema e su queste dinamiche aggiunge: “E se anche Google DeepMind, il lab di Google sull’intelligenza artificiale, sta adottando la blockchain per tracciare e garantire sicurezza e privacy dei dati sanitari alla base del sistema di machine learning che sta realizzando per il Britain’s National Health, siamo portati a credere che nei prossimi anni questa tecnologia decollerà e diventerà uno standard”.

Ci sono però alcuni nodi da sciogliere: primo tra tutti quello della regolamentazione, che va indirizzato se si vuole uscire dall’ambito della sperimentazione, ma anche ostacoli che riguardano la capacità computazionale richiesta per risolvere gli algoritmi di approvazione e la capacità di storage, che può arrivare a richiedere anche diversi petabyte, la velocità di transazione che non è per nulla real time, l’interoperabilità delle piattaforme.

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