Il dominio cibernetico è stato riconosciuto come tale dal Summit Nato di Varsavia del 2016 e oggi fare un’industria della difesa globale, che protegga e coinvolga, mare, terra, cielo, spazio e dominio cyber, è uno dei punti sui quali i governi di ogni paese si confrontano.
Ne parliamo con Angelo Tofalo, Sottosegretario di Stato alla Difesa con delega Cyber, da diverse edizioni presente al tavolo dei lavori della Cyber Warfare Conference di Milano, giunta alla nona edizione che dibatte quest’anno dell’efficacia delle risposte alle minacce cibernetiche.
Ma quale ruolo vuole giocare l’Italia nel sistema globale in materia di cybersecurity?  “Quello che dobbiamo fare con tutti gli altri paesi dell’Unione Europea è sensibilizzare fortemente e trovare degli strumenti da armonizzare tra i vari governi per poter rafforzare uno scambio formativo efficace ed efficiente, e di conseguenza fa crescere la sicurezza globale dell’Unione Europea in un modello che ha da una parte gli Stati Uniti e dall’altra la Cina”.

Al lavoro in Italia, da due anni, le cellule operative cibernetiche (CIOC – Comando Interforze Operazioni Cibernetiche) che si interfacciano con tutte le forze di sicurezza  per fronteggiare le minacce e che si affiancheranno ad altri progetti per fare crescere la capacità di difesa del paese. “Stiamo pensando a un progetto più importante che realizzeremo nei prossimi mesi, di cui non anticipo ancora nulla, se non che va nella direzione di fare crescere come Sistema Paese la sensibilizzazione della popolazione, della pubblica amministrazione, delle aziende strategiche, anche le piccole e medie imprese verso la tematica cyber, perché tutt’oggi abbiamo dei dati raccapriccianti sugli attacchi cibernetici, soprattutto alle piccole e medie imprese”.

Il nodo più debole nella partita cibernetica è sempre quello che sta tra la sedia e il pc, cioè il fattore umano, sostiene Tofalo, per questo serve una ristrutturazione completa del sistema scolastico, insegnando la materia cibernetica e l’utilizzo corretto di device fin dalla a scuola materna. “Attacchi anche semplici ad asset strategici del paese vengono portati a termine perché c’è una scarsa alfabetizzazione digitale da parte della popolazione italiana: bisogna spingere molto sulla formazione, sull’informazione, sull’aggiornamento costante delle risorse. Quando ci approcciamo al dominio cibernetico, al quinto dominio, dobbiamo capire che siamo tutti chiamati in causa: ognuno è un nodo essenziale di una rete, il cittadino, le aziende, le istituzioni devono essere responsabili”.

Uno dei punti di dibatitto rimane la questione aperta se una forza cibernetica può solo proteggere o può anche colpire.Attualmente, così come vogliono la nostra costituzione, gli accordi internazionali e la Nato la direzione è quella di poter effettuare operazioni di tipo militare a protezione, quindi azioni di difesa delle nostre strutture. Io ritengo che la direzione sia quella di riconoscere anche l’attacco cibernetico un attacco reale, per cui, al di là di quelle che sono adesso le normative che vanno rispettate, ritengo che sia molto utile e fondamentale per il nostro Paese sviluppare delle risorse in ambito difesa, capaci di muoversi al meglio nel dominio cibernetico”.

Nella videointervista a Angelo Tofalo, maggiori approfondimenti sulla direzione della strategia italiana.

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