L’idea del 5G come rivoluzione tecnologica equiparabile per effetti e conseguenze a quella dell’elettricità è un tema ricorrente e un paradigma sostanzialmente accettato.

Nello scenario di MWC 2019, che quest’anno inevitabilmente vedrà il 5G, per il quarto anno consecutivo, tra le tematiche più dibattute, ci sarà spazio però per riflettere su alcuni aspetti relativi alla nuova tecnologia che passano in secondo piano, nonostante siano invece punti nodali per comprendere la vera rivoluzione in arrivo.

Tra gli attori di mercato più sensibili nel considerare il 5G un cambio di passo nell’approccio alle problematiche di connettività, Qualcomm da tempo ha indirizzato ricerca e sviluppo proprio in questa direzione.

L’azienda in più occasioni ha sottolineato come a parte la maggiore velocità di connessione, il punto cardine della rivoluzione siano la possibilità di gestire un numero elevato di dispositivi connessi, l’efficienza spettrale del sistema (mmWave e Sub-6GHz), un risparmio nei consumi, l’incremento esponenziale dell’efficienza della connettività, latenze inferiori per abilitare concretamente scenari di utilizzo di tecnologie IoT, e un maggiore controllo sulle performance.

Questo sia nel caso di ambienti fortemente circoscritti con un elevatissimo numero di utenti, sia quando serve maggiore velocità di trasmissione in porzioni più ampie di spazio.

5G – lo standard non è per nulla riducibile a un’esperienza mobile del tutto rinnovata. Delle rivoluzioni nei servizi di connettività degli ultimi 30 anni, questa sarà la prima ad impattare anche i processi di tutte le industry  

Argomentare l’idea del 5G come vera rivoluzione sarebbe già così sufficiente, si aggiunge a questo il supporto della ricorrenza di cicli storici per quanto riguarda la connettività mobile.

2G è stato sviluppato nel 1992, il primo sistema 3G è comparso 10 anni dopo, lo standard 4G nella sua piena conformità è del 2012, è verosimile pensare al 2022 non certo come definizione ultima dello standard 5G (che sarà presentato nel 2020, secondo la Next Generation Mobile Networks Alliance), ma probabilmente come affermazione in mainstream della tecnologia.

Per Qualcomm, spostando la barra temporale avanti di appena un anno i mercati IoT e Industry 4.0 saranno dall’anno prossimo pronti a decollare ed entro il 2035 il mercato di prodotti e servizi degli ecosistemi IoT varrà 12 mila miliardi di dollari.

Il 5G e il suo impatto per le Industry. Qualcomm da tempo lavora e sviluppo componenti e casi d’uso in ambito Sub-6Ghz, sia mmWave

Robot e droni industriali, il mercato della guida autonoma fino a ieri basati su standard Industrial Profinet e cavi sono destinati quindi ad essere del tutto rivoluzionati dal 5G, per cui in fabbrica si assisterà a un affollamento virtuoso di oggetti interconnessi, anche su reti private con le tecnologie di slicing a gestire il traffico. E negli ultimi anni, a partire dagli Usa sono proliferati i casi d’uso in questo ambito sia sfruttando spettro non licenziato sia spettro già messo a disposizione dagli operatori. 

Qualcomm e il 5G, una sfida per gli operatori

L’ecosistema della connettività in mobilità senza fili è pronto all’introduzione del 5G ma, oltre una transizione a cadenza periodica di dieci anni, Qualcomm sottolinea come le per questa transizione le aspettative siano in modo giustificato maggiori rispetto alle precedenti.

Dino Flore, vice presidente Qualcomm Technology
Dino Flore, vice presidente Qualcomm Technology

Seguiamo il pensiero di Dino Flore, vice presidente technology di Qualcomm Europe: “Oggi resta difficile prevedere quali nuove applicazioni mobili avranno successo tra tre e cinque anni. E’ molto più difficile immaginare ora il futuro rispetto a quando attraverso soluzioni e modem 4G, si sono modellati i servizi che hanno abilitato l’utilizzo di applicazioni, la sfera social, il live streaming”.

Alla vigilia di 5G, l’azienda lancia quindi una sfida agli operatori, ai fornitori di infrastrutture e ai produttori di dispositivi mobili. Lo fa a partire da una proposta di componenti (è di poche ore fa l’annuncio tra gli altri della piattaforma modem Snapdragon X55) in grado di abilitare scenari di velocità in download di 5 Gbps e in upload di 1 Gbps con ordini di grandezza di latenza intorno ai 10 millisecondi.

Si tratta di numeri che acquistano significato solo se spiegati. In termini di throughput, una velocità di downlink di 5 Gbps è parecchie volte superiore rispetto a quella offerta oggi dalle reti Gigabit Lte, mentre una velocità di upload di 1 Gbps è circa 10 volte superiore a quella disponibile – progettata per abilitare un intero set di nuovi servizi e applicazioni.

In combinazione con la connettività multi-gigabit, il 5G è in grado di offrire prestazioni di tipo fibra e una reattività non commensurabile fino ad oggi in ambito applicativo. La sfida sarebbe quella di lavorare sui fattori che possono rivelarsi critici.

Le prestazioni in latenza infatti dipendono da molti parametri oltre semplicemente a quelli legati all’interfaccia aerea, parametri che includo la topologia della rete e le configurazioni del prodotto e che quindi chiamano in causa altri attori. Per questo affianco delle singole componenti mobile Qualcomm ha scelto da diversi anni di lavorare su tutto l’ecosistema con i partner.

Secondo Qualcomm la sfida oggi, in ultima istanza, riguarda la filiera: operatori, fornitori di infrastrutture e produttori di dispositivi non necessariamente in questa sfida saranno allineati, ma dovranno di sicuro collaborare in modo diverso rispetto a quanto fatto fino ad ora. In questo senso è probabilmente illuminante l’accordo Tim Vodafone di questi giorni. Tra i punti di forza del 5G c’è anche l’adattabilità nel servire scenari di distribuzione e servizi diversi. Il business del futuro per le telco è sempre in stretta realzione con l’evoluzione tecnologica.   

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