Creata da acquisizioni di aziende con competenze specialistiche, Abacus è un gruppo Ict che combina capacità progettuale, dai servizi infrastrutturali alla digital AI, con focus sulle piccole e medie aziende che cercano “alleati” per mantenere la propria continuità operativa in tempi di incertezza economica e politica.
Nata nel 2022 dai due soci – Pietro Scataglini e Ernesto Stamegna – come progetto industriale, Abacus fonda le proprie competenze sull’esperienza delle società acquisite in logica di complementarità industriale su domini Ict diversi, mantenendo le identità imprenditoriali, il radicamento territoriale con prossimità ai clienti, le competenze verticali di ogni singola realtà.
Oggi il gruppo – che include anche la recente Abacus Service per centralizzare le funzioni HR, legal, IT e finance – conta 450 dipendenti in 14 sedi (due estere a Lugano e Madrid), un fatturato aggregato 2025 di 45 milioni di euro e un ebitda di 11 milioni di euro.
Strategia condivisa

“La longevità è la nostra identità – esordisce Michele Lamartina da pochi mesi amministratore delegato del gruppo – perché con pragmatismo vogliamo aiutare le Pmi a valorizzare gli investimenti fatti nel tempo. La nostra missione è trasformare la complessità tecnologica in continuità operativa, combinando le capacità tecnologiche con il rigore nell’esecuzione”. Le questioni care alle piccole e medie imprese riguardano controllo dei costi, disponibilità di budget, carenza competenze (“Il 70% delle aziende ha problemi nel reperire risorse su AI e machine learning”), integrazione dei dati, sistemi e processi in sicurezza “che non è solo un tema tech”.
“Introdurre tecnologie è condizione necessaria ma non sufficiente per le Pmi – sostiene Lamartina -. Più gli ecosistemi in cui si muovono le aziende sono complessi (ambienti legacy + cloud + dati) più crescono le difficoltà. Ma se questo è il primo ostacolo che devono superare, seguono la postura di sicurezza, la difficoltà di scalare senza aumento di costi e di rischi, la gestione frammentata di più fornitori”. Serve un approccio di insieme che governi anche l’accesso semplificato ai fondi e finanziamenti.
Una progettualità che tecnologicamente prende in considerazione la parte infrastrutturale, la connettività fino all’AI seguendo l’intero ciclo di vita dei progetti e accorciando il time to value. “I nostri clienti non hanno bisogno di un fornitore in più, ma di consolidare la tecnologia e i progetti esistenti. Per questo offriamo servizi end-to-end per coprire l’intero ciclo di vita mettendo a disposizione competenze e risorse integrate. Il percorso del gruppo sarà poi quello di una progressiva integrazione delle diverse realtà acquisite in un ecosistema di aziende coordinato, che condivide stessa governance, processi, piattaforme e standard” precisa Lamartina.
Tre divisioni concatenate
Obiettivo è creare un modello integrato di imprese che presidia tre ambiti tecnologici con tre divisioni dedicate.
I servizi gestiti e infrastrutturali (infrastructure & managed services) che si occupa di reti, cloud, data center e hosting, cybersecurity, strumenti di collaboration, business continuity e disaster recovery.
I servizi di trasformazione digitale (digital & AI transformation) per portare AI nei processi core aziendali con piattaforme dati, machine learning, predictive analytics, chatbot enterprise, software, integrazione con Erp e Crm e soluzioni di AI security.
I servizi per gestire forza lavoro (workforce & talent solutions) mettendo a disposizione competenze specialistiche per realizzare progetti tecnologici negli ambiti AI, data, engineering, cybersecurity, digital e system integration.
“Le prime due aree di business sono per noi le più strategiche che raccolgono il 65% del fatturato e che rimangono il focus principale anche per la crescita futura – precisa Marco Comastri, presidente del gruppo -. Ogni linea di business include soluzioni modulari personalizzabili e scalabili ma il vantaggio sta anche nella capacità di integrazione e nella prossimità territoriale garantiti dalle diverse realtà con servizi cuciti su misura, con un ritorno misurabile”.

Obiettivi al 2029
Quindici le acquisizioni portate a termine negli ultimi due anni, di cui tre chiuse negli ultimi mesi. “L’obiettivo interno è ridurre la frammentazione tra le singole società del gruppo, centralizzare il modello operativo e e accrescere la capacità di offrire gli stessi servizi da tutte le società” precisa Comastri.
Il piano 2026 (“abbiamo chiuso il primo trimestre a marzo con un +10%”) ha come obiettivo crescere sui clienti esistenti facendo cross selling e ricercare clienti nuovi che in passato le single aziende non avevano la forza di avvicinare. “Le aziende acquisite hanno due caratteristiche – continua -: hanno le competenze e sono ingaggianti nel progetto. Ma hanno come limite la loro dimensione, essendo piccole realtà, per questo è necessaria la coesione del gruppo”.
Il piano a tre anni è raggiungere un fatturato superiore ai 200 milioni di euro entro il 2029, rimanendo focalizzati sulla fascia di Pmi dai 50 dipendenti a 1.000 dipendenti. “La fascia enterprise, da mille dipendenti in su, è per noi prematura – commenta Comastri – e questo ci differenza dalle multinazionali della consulenza e dai system integrator che sono indirizzati maggiormente alle grandi aziende. Obiettivo ultimo è rendere più solida la nostra piattaforma industriale, con altre acquisizioni al vaglio sulla parte infrastrutturale. Ad oggi l’enterprise value degli asset acquisiti supera i 60 milioni di euro”.

La presenza di Abacus Group si conta nei settori con complessità operativa e regolatoria importante: manifatturiero (con referenze nel settore farmaceutico), bancario, assicurativo, pubblica amministrazione centrale e locale con progetti in ambito sanitario, mercato energy & utility.
Rimane valida anche per il futuro “la logica industriale selettiva” con ulteriori acquisizioni strategiche nelle aree core, il rafforzamento nell’ambito della cybersecurity, l’espansione geografica in Italia e in alcuni mercati europei a partire dalla Spagna.
“Obiettivo è proporsi alle Pmi come un partner one-stop-shop e risolvere il tema della frammentazione della loro tecnologia” conclude Lamartina. Non nasconde che le relazioni personali costruite negli anni con i clienti enterprise potrebbero portare a valutare in futuro anche questo mercato, dove servono competenze specialistiche e, per i grandi progetti, anche l’intermediazione dei system integrator.
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