Il mercato dei dispositivi indossabili per la realtà estesa (XR) è ancora in piena transizione. Dopo un 2026 iniziato in contrazione (almeno rispetto all’accelerazione del biennio precedente), le spedizioni globali di “XR headwear” – sono considerati solo i dispositivi XR da indossare sul capo – torneranno a crescere solo dal 2027, trainate dagli occhiali più che dai visori. È la previsione di Omdia, secondo cui nel 2026 le consegne caleranno del 12% a 6,2 milioni di unità, per poi risalire a 6,5 milioni nel 2027, con un incremento del 4,8%. A sostenere il recupero sarà la rapida espansione degli occhiali XR, capace di compensare il calo dei visori, mentre consumatori e produttori privilegiano sempre più i formati leggeri rispetto a quelli ingombranti.

Tassonomia del comparto

Per leggere correttamente i numeri è utile chiarire la tassonomia adottata da Omdia. L’espressione XR headwear, come accennato, raccoglie tutti i dispositivi XR da indossare sul capo, che l’analista distingue innanzitutto per form factor: da un lato i visori (headset), immersivi e voluminosi; dall’altro gli occhiali (glasses), leggeri e dal design simile a una normale montatura. A questa prima distinzione se ne aggiunge una seconda, legata all’autonomia di calcolo: i dispositivi tethered sono collegati fisicamente via cavo a un pc, una console o uno smartphone, da cui ricevono potenza di elaborazione, mentre quelli standalone sono all-in-one, con elaborazione, tracciamento e display integrati e piena libertà di movimento senza fili. Incrociando i due criteri, Omdia individua quattro categorie.

Andamento vendite indossabili con funzionalità di realtà aumentata
Andamento vendite indossabili con funzionalità di realtà aumentata (fonte: Omdia, 2026)

I dispositivi XR tethered sono i più immersivi e ingombranti e rinunciano alla mobilità per garantire la massima qualità grafica e potenza di calcolo, mentre quelli XR standalone racchiudono ogni componente nel dispositivo stesso, consentendo libertà di movimento. Considerando gli occhiali, i modelli XR tethered (per esempio RayNeo GT, Xreal One Pro) si collegano direttamente a smartphone, pc o console e funzionano soprattutto come uno schermo personale, discreto e indossabile per la fruizione di contenuti, con alcune varianti che offrono funzioni di realtà aumentata (AR) di base; gli occhiali XR standalone, invece, abilitano lo spatial computing senza fili senza dipendere da smartphone o pc (per esempio Meta Orion, Xreal Aura, Inmo Air 3), integrando l’elaborazione nella montatura oppure spostandola — per restare sottili — su una piccola unità di calcolo tascabile. L’intero comparto è parte di un mercato più ampio che Omdia definisce intelligent headwear, che comprende anche gli AI glasses, gli occhiali dotati di funzioni di intelligenza artificiale.

Smart glasses, i numeri che trainano la crescita

È proprio dagli occhiali che arriva la spinta alla crescita. Il segmento degli occhiali XR tethered, guidato da produttori cinesi come RayNeo e Xreal, dovrebbe raggiungere le 900mila unità nel 2026, in aumento del 19%, e mantenere una crescita a doppia cifra fino a 3,8 milioni di unità entro il 2030. Il loro punto di forza sta nella leggerezza e nel potersi appoggiare alla potenza di calcolo di dispositivi che l’utente già possiede.

George Jijiashvili
George Jijiashvili, senior principal analyst, Omdia

Più contenuto resta invece il segmento degli occhiali XR standalone, ancora confinato per lo più all’ambito enterprise e agli sviluppatori, con spedizioni stimate in 93mila unità nel 2026: una nicchia destinata però a crescere rapidamente nei prossimi cinque anni, man mano che l’hardware matura e migliorano le capacità di spatial computing. A guidare questo spostamento, secondo Omdia, è soprattutto la familiarità acquisita dai consumatori con i dispositivi da indossare sul volto. “Dopo tre anni di rapida crescita, gli AI glasses hanno iniziato a rendere normale il computing indossato sul volto nell’uso quotidiano”, osserva George Jijiashvili, senior principal analyst di Omdia . “Questa crescente familiarità sta alimentando direttamente il segmento degli occhiali XR, ponendo le basi per un’evoluzione dell’intera industria verso formati sempre più sottili”.

Il comparto dei visori è in difficoltà

Sul fronte opposto, i visori continuano ad arretrare. La categoria dei visori XR standalone — che comprende prodotti come Meta Quest 3 e Apple Vision Pro — è prevista in calo del 15% nel 2026, a 4,7 milioni di unità, con contrazioni destinate a proseguire nel 2027: il quinto anno consecutivo di flessione dal picco del 2021-2022, gonfiato dalla pandemia. Un ritorno alla crescita è atteso solo nel 2028, con spedizioni in risalita a 5 milioni di unità, ma serviranno nuovi modelli. Una ripresa che, avverte Omdia, dipende in larga parte dal lancio da parte di Apple di un Vision Pro più accessibile intorno al 2028, capace di fare da catalizzatore per spingere operatori come Samsung e Vivo verso una proposta più competitiva; in assenza di questi sviluppi, le prospettive del segmento restano incerte. Ancora più netto il declino dei visori XR tethered, dati in calo del 34% nel 2026, a 500mila unità, progressivamente soppiantati dalle alternative standalone. “Nonostante la tecnologia matura, i visori XR ingombranti faticano a dimostrare un’utilità quotidiana per il consumatore di massa”, si aggancia Qiran Ju, senior analyst di Omdia. “Meta ha dato priorità agli AI glasses, mentre Google ha segnalato una direzione analoga con l’enfasi sugli occhiali XR al Google I/O 2026. I formati più leggeri sono nella posizione migliore per ottenere un’ampia accettazione da parte dei consumatori e guidare il futuro sviluppo dell’XR”. Il quadro tracciato da Omdia racconta di un’industria che sposta il proprio baricentro: dai visori immersivi, che faticano a dimostrare un’utilità quotidiana per il grande pubblico, verso occhiali leggeri da indossare nella vita di tutti i giorni. Una transizione che, se confermata, premierà nei prossimi anni i produttori capaci di coniugare leggerezza, autonomia e funzioni intelligenti.

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