Quali decisioni prendono i Ceo in azienda nei tempi dell’AI? Quanto l’AI e le nuove tecnologie stanno ridefinendo la loro leadership? Come stanno di fondo?
Abituati ad ascoltare i Cio che vivono una nuova giovinezza nel governo delle nuove sfide dettate dall’intelligenza artificiale, l’ultima ricerca di Ibm Institute for Business Value ci mette invece all’ascolto dei Ceo che si trovano a ridefinire la strategia globale della propria azienda. Lo confermano i risultati dell’Ibm Ceo Study 2026, condotto in collaborazione con Oxford Economics, su un panel di 2mila Ceo da oltre 30 paesi, intervistati tra febbraio e aprile 2026. L’AI sta ridefinendo il modo in cui prendono decisioni, organizzano team, distribuiscono responsabilità all’interno delle loro realtà. Sottoposti a una crescente pressione, si trovano a dover ripensare strategia e struttura dei ruoli dirigenziali.
Evidenza
Procediamo a ritroso, dal risultato finale: le aziende che hanno adottato un approccio AI first riprogettando le cinque aree di business principali — tecnologia (Cio), finanza (Cfo), risorse umane (Hr), operation (Coo) e collaboration interfunzionale — hanno quattro volte più probabilità di raggiungere gli obiettivi aziendali. A testimoniare che la strategia AI first non riguarda solo l’adozione di nuove tecnologie, ma la riprogettazione dei modelli operativi, la definizione di linee di governance e ruoli manageriali in grado di accelerare le decisioni e la successiva fase di execution. Un risultato che implica un nuovo livello di collaborazione tra i Ceo e i C-level per definire incentivi e come raggiungere i risultati.
Ma cosa pensano i Ceo dell’AI?
I Ceo si sentono già oggi confidenti con l’AI: quasi due terzi (64%) affermano di sentirsi a proprio agio nel prendere decisioni strategiche sulla base di input generati dall’AI (57,5% in Italia). Ma grazie a figure competenti a supporto delle decisioni: il 76% delle organizzazioni ha infatti oggi un chief AI officer (Caio), contro il 26% di appena un anno fa (identico andamento anche in Italia).
Sebbene questa predisposizione, l’utilizzo dell’AI è ancora contenuto: i Ceo affermano che solo il 25% (23,9% in Italia) dei propri dipendenti utilizza regolarmente l’AI per svolgere il proprio lavoro, nonostante l’86% (83% in Italia) crede che i lavoratori abbiano le competenze per collaborare con l’AI.
Il tema delle skill richiede però un intervento mirato: entro il 2030 i Ceo prevedono che quasi metà delle decisioni operative (48% contro il 25% attuale) potrà essere presa dall’AI senza intervento umano. Per questo sarà fondamentale predisporre dei controlli adeguati man mano che l’AI assume un ruolo rilevante a livello aziendale e sarà indispensabile lavorare sulle giuste competenze dei dipendenti.

Due dati: l’83% degli intervistati concorda sul fatto che l’azienda dovrà avere massima sovranità sulla propria AI, elemento discriminante per sposare una strategia AI first (in Italia lo sostengono l’82,9% dei Cei). I dipendenti pensano che sia necessario riqualificare le proprie competenze nei prossimi due anni: chi per essere pronto a valutare un ruolo diverso in aziende (29%), chi per svolgere il proprio attuale lavoro (53%).
In questa dinamica assume un ruolo importante l’ufficio delle risorse umane. Il 59% degli intervistati afferma che l’influenza del chief human resources officer (Chro) aumenterà nei prossimi anni così come aumenterà l’influenza del chief AI officer (Caio) nelle relazioni con ogni singolo C-level, al quale sarà richiesto di diventare anche “esperti di tecnologia” nel proprio settore (85% degli intervistati).
Si sta verificando una contaminazione tra chief: il 77% dei Ceo ritiene che i ruoli di chi gestisce le risorse umane e di chi gestisce la tecnologia stiano in qualche misura convergendo, il che suggerisce una maggiore integrazione tra risorse umane, tecnologia e strategia aziendale dettata dal Ceo. “Il 79% dei dirigenti intervistati conferma di stare decentralizzando il processo decisionale e distribuendo le responsabilità, man mano che l’AI assume un ruolo sempre più significativo a livello aziendale”, precisa lo studio.

Cinque mosse per il Ceo
Alla luce dei dati, le cinque mosse che lo studio suggerisce ai Ceo prevedono il ripensamento della struttura dirigenziale con una mentalità incentrata sull’AI (+10% delle iniziative AI per chi lo ha già fatto); l’adozione di agenti AI che fanno da volano a da passaparola tra le aree (+23%); la personalizzazione di modelli di AI in base al compito da svolgere (+13% del fatturato 2030 da servizi non ancora in offerta); la capacità di orchestrare intelligenza umana e artificiale ripensando le modalità di collaborazione dei team. Rimane il quinto elemento, non misurabile: il futuro imprevedibile. Ma qui entra in gioco “il ruolo del Ceo, da sempre quello di guidare l’azienda attraverso i periodi di cambiamento radicale. Ciò che l’intelligenza artificiale modifica sono la velocità e l’impatto sulle decisioni della leadership“. I cicli decisionali si accorceranno, i confini tra le diverse funzioni si dissolveranno. Il vantaggio andrà a chi sarà in grado di apprendere, adattarsi e agire rapidamente rispetto alla concorrenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA











































