La complessità del mondo data center è un tema caro ad Andrea Faeti, sales director enterprise account Italia di Vertiv, perché al data center del futuro si legano grandi aspettative. Lo scenario di oggi è complesso: architetture ad alte prestazioni, calcolo Hpc, workload che prevedono l’utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale impongono ai costruttori di infrastrutture di accelerare la creazione di data center AI ready, con alta attenzione a costi di realizzazione, tecnologie di raffreddamento e di alimentazione, consumi energetici, impatto ambientale, ripensando il data center nella sua totalità, anche in un’ottica di sostenibilità. Ma la situazione rimane complicata.

Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts Italia di Vertiv
Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts Italia di Vertiv

“Sul fronte del deployment, c’è un forte ritardo rispetto alle aspettative di sviluppo di un anno fa – esordisce Faeti incontrato di recente a Milano – perché il mercato italiano dei data center continua ad essere concentrato nell’area milanese – con la Lombardia che ne accoglie 89 – e nel polo romano in crescita, mentre in altre regioni mancano ancora gli ecosistemi necessari per attrarre gli investimenti necessari. Ad esempio la Puglia, pur disponendo di un avanzo energetico importante legato all’energia eolica, deve ancora sviluppare l’ecosistema per attrarre investimenti in connettività, competenze e infrastrutture”.

Non sempre le richieste per la realizzazione di data center avanzate a Terna, operatore che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale ad alta e altissima tensione, vanno poi in porto: “Seppure le domande a Terna siano tante, l’11% di queste (2024-25), si traduce in data center attivati” dettaglia Faeti, complici l’iter normativo tra regioni e ministero per la distribuzione delle responsabilità, l’enfasi sui rischi ambientali ed energivori, il valore da restituire alla collettività.

Anche il recente decreto del governo sui data center dovrebbe portare a un’unificazione del processo, con tempi che dovrebbero scendere intorno ai 13 mesi – incalza Federico Mastroleo, senior sales director Colocation & Hyperscaler Emea di Vertiv – perché le autorizzazioni non devono essere un collo di bottiglia con il rischio che gli operatori spostino i loro investimento in altre regioni europee”. L’attrattività dell’area Flapd (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) per la realizzazione di data center va di pari passo con il potenziamento di infrastrutture energetiche, di connettività e competenze.

Un lavoro di gruppo tra vendor, istituzioni e cittadini

Oggi il comparto data center vale 86 miliardi di euro, indotto incluso. “Il nostro mandato è scardinare l’enfasi sui consumi e rischi ambientali ed energivori legati ai data center – puntualizza Mastroleoperché è una narrazione che non permette di comprendere appieno la fattibilità di tutti i processi e oscura il ruolo dei data center come infrastrutture essenziali per la digitalizzazione del Paese e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”.

Federico Mastroleo, Senior Sales Director Colocation & Hyperscaler Emea di Vertiv
Federico Mastroleo, senior sales director Colocation & Hyperscaler Emea di Vertiv

L’approccio di Vertiv porta avanti la transizione verso il liquid cooling, la realizzazione di soluzioni modulari e preingegnerizzate che riducono la complessità della costruzione ingegneristica dei data center, la ricerca e sviluppo anche in due siti industriali in Italia con valenza europea. Siti che nascono da acquisizioni, come quella recente di ThermoKey, azienda italiana con sede operativa a Rivarotta, che porta in dote a Vertiv tecnologie di heat rejection e scambio termico, continuando a rimanere un hub chiave per la produzione, l’ingegneria e il supporto. Un terzo centro di studio in Italia.

“La nostra risposta al tema critico dei tempi di realizzazione delle infrastrutture, che frena gli investitori, è adottare soluzioni preingegnerizzate e modulari che dimezzano i tempi di costruzione rispetto a un data center tradizionale”, precisa Faeti, ma anche risolvere il nodo dell’energia perché i costi energetici per data center sempre più energivori frenano gli investitori a loro volta.

“E’ importante restituire al territorio e innescare un’economia circolare che riguarda diversi attori tra cui le utilities che possono intervenire sia sui costi dell’energia, sia sulle fonti di approvvigionamento, integrando fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e recupero del calore. Le dobbiamo coinvolgere nel dibattito e trovare modalità di erogazione di energia che non gravino sulla rete nazionale ma che restituisca energia, sotto forma di recupero del calore prodotto dai server attraverso il riuso dell’acqua di raffreddamento che tocca i 50 gradi e che può essere impiegata per teleriscaldare impianti o edifici della zona, contribuendo anche a cambiare la percezione delle comunità locali sull’utilizza dei data center”, puntualizza Mastroleo.

Un piano strategico che riguarda vendor di tecnologia, associazioni di settore, gestori della rete elettrica, politica e cittadini per lo sviluppo di un’AI nazionale – e qui rientra anche il tema della sovranità – con la capacità di elaborare dati sensibili all’interno del territorio su infrastrutture nazionali o comunitarie.

Sono di esempio, in questa logica di ecosistema e di partnership, l’alleanza strategica con Nvidia per creare a quattro mani le AI Factory rendendo efficiente la risposta alle necessità termiche ed elettriche dettate dai chip di nuova generazione, e l’AI Factory del Cineca di Bologna, punto di riferimento per il calcolo per l’intelligenza artificiale e la ricerca.

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