Buon 2022, dopo due settimane di stacco, con movimenti lenti. Sono successi fatti (in particolare alcuni interessanti per noi) che rimarcano i trend tecnologici attesi per il 2022. Attorno ai quali vorremo trovare un equilibrio

1 – La centralità del cloud. La gara sul cloud nazionale sembra essere arrivata al dunque, con la cordata Tim, Leonardo, Sogei e Cdp Equity con le carte in regola per essere in pole position nell’aggiudicarsi il bando per realizzare il Polo strategico nazionale (l’infrastruttura su cui migreranno tutti i dati delle PA) stando alla selezione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale. La gara non è tecnicamente conclusa, ma la cordata si è aggiudicata il diritto di confermare – tecnicamente “right to match” – quella che sarà selezionata come offerta migliore, in base a un bando costruito prendendo come riferimento proprio la proposta depositata da Tim, Leonardo, Sogei e Cdp. Il bando verrà pubblicato nelle prossime settimane da Difesa Servizi (l’in-house del ministero della Difesa) e spiegherà nei dettagli cosa le quattro aziende si sono impegnate a realizzare, dettagliando costi e tempi, lasciando alle altre cordate in gara la possibilità di presentare un progetto solo migliorativo partendo da queste caratteristiche. Una scommessa importante per Tim, che non ha iniziato certo il 2022 senza pensieri. Forti preoccupazioni e incognite su futuro (l’interesse di acquisto da parte del fondo americano Kkr), dirigenza, lavoratori, tira-molla politico, mancanza di un piano strategico chiaro.

Tutte questioni che impongono la massima attenzione nei prossimi mesi, perché Tim rimane in questo turbinio di incognite azienda strategica per l’Italia, proprietaria di infrastrutture, dorsali, torri, reti, data center, stretta in relazioni strategiche che impatteranno sullo sviluppo del Paese. Non ultima la partnership stipulata attraverso Tim-Noovle con Google Cloud e Intesa Sanpaolo per il lancio di una Google Cloud region a Torino, che avrà una ricaduta economica sul territorio piemontese di 1,7 miliardi di euro con la creazione di 30mila posti di lavoro (fonte studio Unito, dicembre 2021).

2 – La centralità della cybersicurezza e del backup dei dati, per qualsiasi tipologia di aziende e istituzioni. Un caso su tutti, per non guardare solo alle minacce da attacchi malevoli (previsti in crescita a ritmi esponenziali nel 2022) ma anche a malfunzionamenti che mettono in pericolo il patrimonio di dati di aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni. L’Università di Kyoto ha perso 77 terabyte di dati di ricerca e di analisi per un aggiornamento software del supercomputer di Hpe che ha causato il malfunzionamento di uno script e l’eliminazione dei dati di backup. L’università non è stata in grado di ripristinare i dati tramite il backup, Hpe ha ammesso la propria responsabilità al 100% per il danno causato, ma ormai il patrimonio di informazioni è andato perso. E se può succedere a una università (!) e a un supercalcolatore (!), può accadere a qualunque organizzazione che non definisca a priori una strategia di protezione dei propri asset da qualsiasi tipologia di danno.

3 – La centralità dello smart working. La ripresa della circolazione del virus ha riportato tra le misure volute dallo stato di emergenza la validità dello smart working come modello per frenare il contagio. La circolare sullo smart working – in vigore dallo scorso 5 gennaio, firmata dai ministri per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e del Lavoro, Andrea Orlando – mira a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i datori di lavoro privati a usare pienamente tutti gli strumenti di flessibilità già presenti all’interno delle rispettive regolazioni contrattuali e normative.
Una prova di responsabilità condivisa, per organizzare lo smart working in maniera intelligente e flessibile, nell’ambito delle regole vigenti e sulla base delle effettive necessità, coniugando la piena operatività dei servizi pubblici e delle attività economiche con la massima sicurezza dei lavoratori e degli utenti. “Il privato utilizzerà il massimo della flessibilità per garantire sicurezza e servizi e per abbassare la curva del contagio e la stessa cosa farà il lavoro pubblico – precisa Brunetta, che a metà ottobre aveva ufficializzato il rientro in ufficio per il lavoratori della PA -. La circolare è immediatamente in vigore per mettere insieme il massimo di efficienza dei servizi alle famiglie e alle imprese con il massimo della sicurezza, e con il contributo a controllare l’evoluzione della curva pandemica”.

4 – La centralità di una didattica digitale integrata, che non sia solo Dad. La scuola alla riapertura oggi si trova ancora impreparata, tra le incognite di un ritorno in presenza e quelle di una didattica a distanza ancora impostata come risposta emergenziale, senza che mai abbia fatto un vero salto verso una didattica digitale integrata. Siamo al punto di partenza di due anni fa, ancora legati a lezioni che sono poco più di una videoconferenza, con una scuola che non ha definito gli strumenti per innovarsi radicalmente. Si è persa l’occasione di definire per tempo tecnologie integrate utilizzabili sia in presenza sia da remoto, per rendere più efficace l’apprendimento, per sviluppare nuove competenze (anche soft), per destreggiarsi meglio tra insegnamento e relazioni di classe, fondamentali per crescere e imparare. Dopo due anni la Dad emergenziale fa acqua, servirebbe tutt’altro. 

5 – La centralità del digitale anche nel b2b. L’anno tecnologico si è aperto come sempre con il tradizionale Consumer Electronics Show di Las Vegas, il Ces2022, tra fisico e virtuale, con un terzo di defezioni illustri di aziende che hanno preferito non azzardare la presenza nella città dell’azzardo per antonomasia (Intel, Microsoft, Bmw e Mercedes solo per fare qualche nome) ma che hanno ugualmente mostrato tutte le novità in conferenze virtuali. Una manifestazione che si fa sempre più b2b. Perché la realtà è orami davvero ibrida, dove IoT, intelligenza artificiale, robotica, analytics rimodellano città smart, fabbriche intelligenti, modelli di consumo. Tornano i grandi i temi, dal personal computing e alla guida autonoma (auto, macchinari e trattori), dal metaverso ormai osannato da più parti alle nuove tecnologie del futuro (Nft) presenti anche in soluzioni innovative ideate dalle 44 startup italiane, che l’Italian Trade Agency ha portato fino in Nevada, alla ricerca di visibilità e di partnership internazionali. La pervasività della tecnologia tocca tutti i settori, dal privato, al pubblico alla sanità, e il Ces lo conferma.

6 – Infine, la centralità dell’informazione corretta. Il film Don’t Look Up, una metafora delle dinamiche politiche, sociali e comunicative dei nostri tempi, mette in luce la qualità dell’informazione erogata da Tv e Web, ma anche come la quantità dell’informazione possa alimentare messaggi confusi, soprattutto in situazioni emergenziali come quelle che stiamo vivendo. Non solo controllo delle fake news e delle fonti, nella logica dell’algoritmo e dei social, ma anche la necessità di frenare l’infodemia, quella disinformazione che dilaga sul Web e che fa danni culturali enormi. Giornalismo e scienza nei tempi del Web devono allearsi per dare messaggi chiari e veri. 
Se non avete visto il film, del regista e sceneggiatore Adam McKay, guardatelo, vale la serata e le molte altre riflessioni che stimola. Anche per chi fa informazione come noi.

Buon anno, ripartiamo da qui.

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