Scendono in campo le cordate per realizzare e gestire il Polo strategico nazionale, nei tempi previsti dal ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Vittorio Colao (fine settembre). Come richiesto dal piano di accelerazione e trasformazione della PA definito nel Pnrr e dalla Strategia Cloud Italia, le cordate si candidano per realizzare le infrastrutture digitali per ospitare il cloud nazionale garantendo efficienza, sicurezza e affidabilità dei dati.
Al momento in cui scriviamo formalizzati gli intenti di due gruppi (Cdp, Leonardo, Sogei e Tim da una parte e Almaviva-Aruba dall’altra) mentre per il terzo contendente, rappresentato dalla Consorzio Italia Cloud, nulla di più della manifestazione di interesse dello scorso agosto (aggiornamento sul successivo abbandono a fine articolo, ndr).

La prima cordata: Cdp, Leonardo, Sogei, Tim

Per fornire infrastrutture e servizi cloud alla PA, la prima delle due cordate mette insieme quattro attori di primordine nel panorama italiano: Cassa Depositi e Prestiti (attraverso la controllata Cdp Equity), Leonardo, Sogei e Tim che hanno presentato congiuntamente la loro proposta di partenariato pubblico-privato, per la creazione del Polo Strategico Nazionale

Se si aggiudicheranno il progetto – a valle di una gara che verrà indetta dalla PA in tempi brevi – nascerà una NewCo che vedrà la sue quote così distribuite: 20% in mano a Cdp, 25% a Leonardo, 10% a Sogei (la inhouse del ministero delle finanze) e 45% a Tim. E ognuna delle aziende metterà in campo le proprie competenze industriali e finanziarie necessarie per l’erogazione dei servizi e la realizzazione dell’infrastruttura tecnologica con tutte le competenze legate al mondo della sicurezza: erogheranno servizi di migrazione end-to-end, servizi professionali per la trasformazione della PA, la massima efficienza ed efficacia nell’esercizio in ambienti cloud (re-platform e re-architect). Il nuovo polo sarà dotato di data center di nuova generazione (Tier IV) per servizi avanzati, con particolare focus sulle soluzioni cloud per la PA, che verrà guidata anche sotto il profilo della formazione del personale. 

Gli asset portati in dote dalle 4 aziende sono per Tim, oltre alla sua storicità nel mondo telco, i servizi di natura infrastrutturale e piattaforme cloud; per Leonardo i servizi strategici legati al mondo della sicurezza e le competenze acquisite nel settore AD&S; per Sogei, inhouse del ministero delle Finanze, le competenze maturate nel mondo della PA e, infine, per Cdp Equity gli investimenti in qualità di socio finanziario e investitore istituzionale per iniziative di sviluppo in settori chiave.

Dichiara una nota emanata congiuntamente dalle aziende: “Nel progetto saranno coinvolti operatori economici di primaria importanza nell’ambito dei servizi tecnologici e digitali con l’obiettivo di mettere a fattor comune le migliori competenze e le più avanzate tecnologie nazionali e internazionali avvalendosi anche della collaborazione di cloud service provider e di primari fornitori di tecnologia, che saranno gestiti secondo i principi di sovranità previsti dalla normativa”. Una nota che sottende alle molte relazioni che le quattro aziende hanno con interlocutori diversi (non ultima l’alleanza Tim con Google Cloud).

La seconda cordata: Almaviva e Aruba

ll regime della proposta di Almaviva e Aruba è quella di un partenariato pubblico-privato (come voluto dal ministero), con asset la complementarietà delle due aziende, in linea con i requisiti tecnici e di flessibilità descritti dalla strategia nazionale (“complementarietà di competenze e asset in ambito applicativo, infrastrutture, servizi Cloud e sicurezza”).

Due sono gli elementi che citano i rispettivi Cda approvando la proposta per il ministero.

Il primo: Aruba e Almaviva sono aziende a totale proprietà e guida italiana, connotate dalla riconosciuta solidità economico finanziaria.

Il secondo: la disponibilità immediata delle infrastrutture, con attenzione sia all’eccellenza tecnologica sia alla sostenibilità ambientale, in grado di avviare e accelerare  la migrazione dei dati pubblici.

Da una parte Almaviva mette in campo la propria esperienza maturata sui processi di trasformazione digitale di grandi aziende enterprise, con un fatturato 2020 di 891 milioni di euro, raccolto attraverso le 43 sedi in Italia e le 23 all’estero (con un’importante presenza in Brasile, oltre che negli Stati Uniti, Cina, Colombia, Tunisia, Romania e a Bruxelles, centro nevralgico della UE).

Dall’altra Aruba, nata nel 1994, punta sui data center esistenti e sulle competenze della divisione Aruba Enterprise, nata ufficialmente nel 2019, che sviluppa progetti e soluzioni IT personalizzate per aziende e pubblica amministrazione, con una offerta di servizi cloud di fascia enterprise (servizi gestiti, housing e colocation) affiancati alle storiche proposte di email, Pec, registrazione domini, firma digitale, conservazione sostitutiva, fibra e produzione di smart-card.
Se a livello europeo, Aruba si affida a una rete di data center distribuita in tutta Europa grazie ad alleanze in Inghilterra, Francia, Germania e Polonia, e al data center proprietà in Repubblica Ceca (a Ktiš), l’attività in Italia poggia solo su data center di proprietà: attualmente sono tre già costruiti con un quarto in arrivo entro l’anno. Le strutture sono il Global Cloud Data Center (IT3) di Monte San Pietro alle porte di Milano, un campus da 200.000 m² di superficie, e i due datacenter di Arezzo (IT1 e IT2), ben ridondati tra di loro grazie alla vicinanza. A Roma, il datacenter in fase di progettazione- Hyper Cloud Data Center (IT4) – mira a lavorare con il mondo enterprise e soprattutto la pubblica amministrazione.

Ricevute le proposte, spetterà alla PA vagliarle nei prossimi mesi e indire una gara, ma sui criteri e sulle tempistiche di attuazione ci sono ancora dubbi da sciogliere. La partita vale 1,9 miliardi di fondi.

Aggiornamento di inizio ottobre: Cic e Engineering

Nel fine settimana, tre fatti completano lo scenario: è stato definitivamente ritirato l’interesse da parte del Consorzio Italia Cloud a partecipare alla gara (1), il neo amministratore delegato di Engineering (Maximo Ibarra) in una intervista al Corriere della Sera ha dichiarato la prossima scesa in campo di Engineering per il cloud nazionale (2), ed è stato formalizzata con contenuti più dettagliati la proposta di Aruba e Almaviva.

1 – Per quanto riguarda il Consorzio Italia Cloud (Cic), la conferma che non presenterà alcuna proposta di partenariato pubblico-privato rimanendo in attesa di capire quali saranno le procedure di assegnazione, si deve al fatto che il consorzio “non si riconosce nel modello indicato dal ministero”.
“Il consorzio esprime la propria propensione verso una infrastruttura cloud federata che valorizzi le imprese italiane e le aziende pubbliche di settore, indipendente dal soggetto chiamato a gestirle, attenta al principio di sovranità digitale che deve rimanere elemento imprescindibile di qualificazione, come avviene in modo prioritario negli altri Paesi europei”. Ribadendo quando il Psn sia componente importante dell’infrastruttura digitale del Paese, una nota del consorzio sottolinea che “rimane distante da un modello cloud che abbia le necessarie caratteristiche di flessibilità, scalabilità e affidabilità che un’infrastruttura digitale moderna deve garantire, assieme alle misure indispensabili per proteggere i dati della PA da ingerenze di società o Paesi esteri”. Il Consorzio ribadisce l’interesse alle scelte che caratterizzeranno “i dati e i servizi ordinari” e “i dati e i servizi critici”, “confidando che sarà possibile definire un’architettura moderna ed evoluta in grado di valorizzare gli investimenti in infrastrutture fisiche già presenti in molte aree del paese realizzati da aziende italiane ed enti pubblici, che stanno già assolvendo a tale compito in piena affidabilità e sicurezza”. Disponibile a garantire il proprio contributo, auspica che “l’opportunità rappresentata dalla creazione del Psn configuri un’analoga opportunità per la crescita e la competitività delle tante aziende che operano nel paese nell’ambito del cloud computing, della rete e dell’informatica in generale; solo così potrà definirsi compiuto il percorso intrapreso con lungimiranza dal Ministro”.

2 – Maximo Ibarra, dal primo ottobre amministratore delegato di Engineering, manifesta l’interesse alla gara “pronto a presentare nei prossimi giorni al governo la proposta per il cloud nazionale”. La modalità spiegata sul Corriere della Sera di sabato 2 ottobre:Il gruppo si presenterà alla guida di un consorzio e con un approccio originale forte delle competenze derivate dalla lunga ed estesa esperienza sulla digitalizzazione della PA e del presidio di tutte le tecnologie per la gestione dei dati, anche per il coinvolgimento nelle più importanti iniziative europee di definizione di standard di condivisione come Isda e Gaia-X“.

3 – Sempre in data 2 ottobre, Aruba e Almaviva – presentando la proposta al Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale – puntano sulla loro Green Cloud Factory, andando a integrare quando già dichiarato nei giorni precedenti. Almaviva e Aruba si presentano congiuntamente quale soggetto promotore di una proposta di partenariato pubblico-privato, delineata ai sensi della normativa di riferimento, che garantisce funzioni di controllo, vigilanza e monitoraggio pubblici sul Psn, riconoscendo al Mitd, o al soggetto pubblico dallo stesso designato, la facoltà di acquisire una partecipazione, anche di maggioranza, nel capitale sociale della Società di Progetto che sarà dai proponenti costituita in caso di aggiudicazione del contratto”.

Ribadita la complementarietà di competenze e asset in ambito applicativo, infrastruttura e sicurezza, con un bagaglio di conoscenza ed esperienza raccolto negli anni, con un approccio di security e privacy by design garantendo i massimi standard di sicurezza fisica, logica e di rete.

Tra i principali asset infrastrutturali e tecnologici che la proposta dettaglia:
1 – una Green Cloud Factory con un’elevata capillarità di presenza territoriale;
2 – la piena disponibilità di data center campus collocati in regioni diverse capace di consentire l’accelerazione della fase di setup e una velocità di migrazione superiore agli obiettivi prefissati dal governo;
3 – 4 data center, di nuova generazione, green-by-design e con una carbon footprint neutrale grazie all’autoproduzione di energia unita alla Garanzia di Origine sull’energia prelevata dalla rete, garantiscono servizi ad elevate prestazioni, sostenibilità energetica, resilienza, sicurezza ed una tecnologia all’avanguardia grazie agli impianti conformi e superiori al Rating 4, attrezzati per assicurare adeguati livelli di continuità operativa e tolleranza ai guasti;
4 – infrastruttura modulare in funzione delle esigenze di adattabilità al piano di migrazione;
5 – il controllo della intera filiera, dal data center fino al servizio cloud pubblico, privato, ibrido, basati sulle tecnologie enterprise proprietarie più diffuse e open source garantiscono piena autonomia tecnologica e controllo delle infrastrutture digitali del Cloud;
6 – la competenza nella conservazione, elaborazione e protezione delle diverse tipologie di dati nazionali (strategici, critici, ordinari);
7 – disponibilità di adeguati livelli di crittografia e gestione delle chiavi esterne alle diverse piattaforme;
8 – apertura alla federazione con altri soggetti pubblici, regionali e nazionali, e standard europei come l’iniziativa Gaia-X;
9 – expertise ed erogazione diretta dei servizi core per favorire e supportare le amministrazioni nella migrazione dei dati;
10 – capacità di accompagnare percorsi di reingegnerizzazione applicativa e gestione integrata end to end (E2E) degli elementi più critici;
11 – accordi tecnologici coi principali cloud provider già attivi e certificati dalla PA, in ottica multicloud, per consentire l’accesso alle migliori soluzioni del settore senza rischio di lock-in.

La partita è aperta, anche se le scommesse su chi vincerà per alcuni non sono solo rumor. Ma la scesa in campo di Engineering potrebbe aggiungere ulteriori variabili.

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