La strategia che accompagna Impresoft in questi anni – un gruppo che ha ridisegnato la propria struttura attraverso acquisizioni e integrazioni di tecnologie – guarda al 2026 come a un anno di consolidamento. Non solo dal punto di vista operativo valorizzando le diverse anime dell’azienda, ma anche dal punto di vista della comunicazione verso i clienti.
Un anno in cui Impresoft consolida un go-to-market coeso, l’essere concepita come uno “one stop shop” in grado di rispondere alle diverse esigenze trasformative delle aziende.
“Vogliamo governare la trasformazione digitale dei nostri clienti come un fornitore tutt’uno, come unico punto di riferimento grazie ai servizi attivi, dai software proprietari alle competenze acquisite su cloud, cybersecurity, infrastrutture di vendor internazionali”.
Ma con un target ben preciso, racconta Alessandro Geraldi, Ceo di Impresoft Group, incontrato in questi giorni a Milano, che guarda alle aziende del mid-market come l’ambito da presidiare in uno scenario economico complesso. “L’Italia è il quarto paese in Europa per spesa digitale, con un indice di penetrazione del digitale sul Pil inferiore rispetto ai paesi europei comparabili (1,9 contro 2,6) – analizza -. Abbiamo investito poco in digitale senza creare le infrastrutture utili per trasformare il paese, per migliorare i processi di fabbrica o governare gli ambiti applicativi. È un problema di offerta non tanto di domanda e riguarda in particolare il mid-market. Le grandi aziende sono attratte dal digitale, le piccole si muovono, ma la pancia del paese che compete è spesso trascurata”.
Ed è proprio verso questa fascia che si indirizza la strategia del gruppo. “Siamo player di riferimento per il mercato mid-to-large che raccoglie il 67% dei nostri ricavi – precisa – con diversi ambiti di specializzazione. Il 57% arriva dal manufacturing, il 15% dal retail, il 7% dal farma e conferma la nostra conoscenza profonda dei mercati di sbocco – precisa -. Oggi il 40% del nostro business deriva dal software, il 90% dal mercato italiano e solo il 10% dall’estero dove abbiamo l’ambizione di scalare nei prossimi anni”.
L’obiettivo di fatturato è toccare i 240 milioni di euro (“+9%, con una crescita superiore rispetto al mercato”) grazie a una strategia che si articola su tre assi: l’integrazione dell’AI generativa in tutte le soluzioni enterprise portate sul mercato (1), il modello di governance dell’AI sviluppato internamente su valori di etica europea (2), il forte investimento sulle competenze e sulla centralità della persona nella trasformazione del modo di lavorare dell’azienda (3).
Le acquisizioni imprenditoriali

“Abbiamo il muscolo allenato all’innovazione e questo approccio rende il nostro business model attrattivo per le società che sono entrate nel gruppo, dove aggreghiamo spirito imprenditoriale italiano con la volontà di diventare un player internazionale”. Sintetizza cosi Geraldi le 18 acquisizioni fatte dal 2023 grazie al fondo Clessidra Private Equity, “un buon ritmo che non riguarda solo i volumi ma anche la qualità dell’offerta, generando un’alta prevedibilità del business (70%) con ricavi ricorrenti in crescita del 13% anno su anno”. E aggiunge: “Il nostro sport si chiama Ebitda ma siamo consapevoli che bisogna aver il coraggio di integrare altre innovazioni. Una volta incorporate piccole aziende con grandi potenziali nel nostro business, vogliamo essere il loro acceleratore. Non è difficile scovarle dal momento che siamo molto sul territorio italiano”.
Per il futuro il peso dell’AI sarà ancora più strategico per fare crescere il gito d’affari. “Nell’ambizione di raddoppiare il fatturato sarà fondamentale il ruolo giocato dall’AI, che è qui per rimanere. Abbiamo fatto un piano per non essere solo ‘AI first’ ma ‘AI first at scale’, che significa superare la fase di semplice sperimentazione dell’AI per integrarla in modo pervasivo in tutte le operazioni aziendali. Dobbiamo farla scalare, sia al nostro interno sia presso i clienti, con apertura verso tutti gli Llm presenti sul mercato”.
Oggi è difficile stabilire quanti ricavi arrivino già dall’AI (“perché l’AI è un pezzo di tutti i software sviluppati e dei servizi creati”) ma il suo impatto è già evidente sul lavoro delle 1.700 persone del gruppo. Avviati programmi per migliorare l’utilizzo dell’AI, grazie anche alla collaborazione con le aziende tecnologiche partner, in particolare in tre ambiti: nello sviluppo del software che forma l’esoscheletro storico di Impresoft (1), nell’offerta di prodotti e soluzioni trasformative ai clienti non solo proponendo soluzioni di grandi vendor (2) e internamente (3). “In quest’ultimo caso ci focalizziamo in due aree: la delivery presso i clienti, usando l’AI per gestire ticket, richieste, con accuratezza fino al dettaglio. E il marketing, per migliorare contenuti utili per l’interazione verso l’esterno ma anche verso l’interno, per analizzare meglio i nostri numeri”.
L’approccio etico e formazione continua
“Noi siamo il trait d’union tra grandi vendor internazionali e i clienti ma abbiamo l’obbligo morale di usare l’AI in modo eticamente corretto: per questo abbiamo rilasciato policy di governance chiare”. Sconsigliato l’uso della shadow AI per tutelare aziende e persone, ma necessaria la formazione continua, che passa dal confronto settimanale tra piccoli gruppi di persone che trasferiscono competenze acquisite sul campo. “L’AI è diventata uno strumento di coaching straordinario per noi stessi, oltre che per supportare i livelli di trasformazione dei clienti. Ma se è fondamentale investire in tecnologia, è altrettanto importante avere persone che sappiamo verticalizzare l’AI e accompagnare i clienti nei risultati. Serviranno persone più curiose, che si specializzano nell’aiutare i clienti in un approccio AI first at scale. Poi dovremo essere capaci di replicare l’innovazione dal singolo caso al sistema paese”,
Ma portare l’AI presso i clienti del mid-market richiede attività di awareness e di discovery, attraverso workshop mirati. “L’AI è difficile da capire se non si tocca con mano, serve fare vedere casi d’uso concreti leggendo bene il singolo business. Obiettivo unire il meglio delle tecnologie con il meglio delle best practices”.
Attivata la formazione periodica in micro team con confronti costruttivi sull’uso dell’AI. “Le nuove competenze saranno mirate a individuare un problema da risolvere, ma aumenteranno anche le competenze più empatiche per lavorare in gruppo, per contribuire al sapere collettivo – precisa -. Sempre più bisogna guardare al mondo della compliance e lo facciamo grazie a uno studio di professionisti che ci supporta con conoscenze giuridiche su temi quali privacy e rischi”.
L’ AI Community creata internamente non solo è motore di stimolo ma anche di sviluppo per software e progettualità. Scherza Geraldi: “Abbiamo tre tipi di interlocutori nelle aziende per far scalare i progetti AI: la parte verticistica tra Ceo e Cfo che hanno bisogno di governare l’azienda; la parte applicativa tra direttori di qualità e di credito, con bisogni specifici; e la parte tecnologica dove Cio e Cto mostrano interesse più spiccato per l’AI”. Un mix complesso di profili con interessi e competenze diverse, non sempre allineati tra loro. “Il ruolo di Impresoft rimane quello di fare dialogare le diverse parti, facendo consapevole l’intera azienda che si tratta di un percorso” conclude il Ceo. Un percorso che parte sempre da una bisogno comune: avere dati di qualità su cui lavorare.
I casi reali
Tra le aziende che hanno già realizzato un progetto AI con Impresoft, l’Università di Parma, con una soluzione basata su tecnologia Microsoft che centralizza la relazione tra studenti e business partner, creando una connessione virtuosa tra l’università e il mondo del lavoro. Oppure Prysmian (cavi e sistemi Tlc) che ha realizzato una soluzione per gestire la traduzione di contratti multilingua e attribuire automaticamente il livello di rischio in base alle clausole presenti o assenti nei contratti.
Interessante la progettualità di Nupi Industrie Italiane (plastica per il trasporto di fluidi in ambito industriale) che ha integrato multi agenti AI nel sistema di gestione della qualità, per interrogare dati, generare documenti e compilare automaticamente non conformità e reclami, aumentando la tracciabilità dei processi. Infine Biasuzzi (hospitality), grazie a un Agent AI (con tecnologia Salesforce) gestisce in automatico le richieste degli utenti da più canali (web, mail, chat) incrociando dati nel Crm e documentazione.
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