Nel 2017 il governo del Regno Unito ha avviato una strategia industriale con l’obiettivo di rendere il paese un modello di Green Economy, combinando crescita economica e impegno ambientale.
La missione principale di questa strategia industriale consiste nell’acquisizione di una posizione di rilievo nel mercato dei veicoli a emissioni zero e nelle tecnologie ad essi associate; nelle previsioni governative, entro il 2040 i nuovi veicoli prodotti dovranno essere, per la maggior parte, ad emissioni zero.

La strategia riguarda l’intero Regno Unito e prevede un coinvolgimento importante delle amministrazioni in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, oltre che di quelle locali.

Boom di veicoli a emissioni ultrabasse

Il momento storico è stato ritenuto appropriato del governo inglese per diverse ragioni. 
Infatti, sebbene il settore dei trasporti sia ancora dominato dai veicoli convenzionali (alimentati a benzina o gasolio), la situazione, anche dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica, sta rapidamente cambiando.

 
La quasi totalità dei veicoli attualmente sulle strade del Regno Unito sono a benzina o diesel - DfT - Vehicle Licensing Statistics 2017
La quasi totalità dei veicoli attualmente sulle strade del Regno Unito sono a benzina o diesel – DfT – Vehicle Licensing Statistics 2017

I veicoli a emissioni ultrabasse (categoria che comprende i veicoli elettrici, i veicoli ibridi plug-in e i veicoli a idrogeno) stanno diventando più comuni e molti governi hanno annunciato piani a lungo termine per rivoluzionare il settore. Tutto ciò si colloca nel contesto di una mobilità in continuo cambiamento che va affrontata ed indirizzata nel modo migliore possibile.

La strategia a lungo termine del Piano Green Economy viene indirizzata su differenti livelli:

  • lo sviluppo di una domanda e di un’offerta adeguate,
  • la realizzazione di infrastrutture idonee e accessibili a tutti.
  • la creazione di condizioni di mercato favorevoli

Al giorno d’oggi il Regno Unito è uno dei mercati più importanti d’Europa per i veicoli a emissioni ultrabasse. Per incentivare ulteriormente questo trend già in atto, sono state velocizzate le politiche di adozione che coinvolgono il trasporto pubblico, e sono state introdotte agevolazioni per i veicoli privati e di proprietà di società e aziende.
Anche l’informatizzazione delle infrastrutture godrà di significativi contributi governativi. E’ previsto infatti che il governo britannico fornisca incentivi finanziari e supporto normativo oltre a costituire un fondo di investimento, di cui sarà uno dei principali investitori, per finanziare la costruzione di un’infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici.

Per far si che la strategia si concretizzi sarà poi fondamentale sviluppare la consapevolezza sia da parte di chi ha intenzione di acquistare dei veicoli a emissioni ultrabasse sia da parte di chi ha intenzione di aprirsi a questo business, oltre che agire sul comportamento dei guidatori, rendendoli più sensibili a una guida sicura e attenta agli sprechi di carburante.

I benefici del progetto strategico

La strategia punta a raggiungere una pluralità di benefici:

  • la riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico
  • la riduzione dei costi associati alla guida (che, unita a un calo nei prezzi dei veicoli a emissioni ultrabasse, è indispensabile perché essi raggiungano la diffusione desiderata)
  • una minore dipendenza del Regno Unito dalle importazioni di petrolio e dunque una minore esposizione alla volatilità dei mercati.

L’approccio alle piattaforme tecnologiche utilizzate è pressoché agnostico. Il futuro rimane aperto a possibili cambiamenti/ fine tuning. Entro il 2025, alla luce delle evoluzioni che sapranno garantire i centri ricerche dei principali Provider di innovazione, il governo britannico riesaminerà la propria posizione tecnologica funzionalmente agli obiettivi raggiunti e da raggiungere.
Per realizzare tali obiettivi e per la verifica del raggiungimento degli stessi, il piano prevede importanti collaborazioni con il settore manifatturiero, il mondo del business e della ricerca, le organizzazioni ambientaliste, i consumatori e partner internazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA