Dall’entrata in vigore del GDPR le discussioni in merito alle sue implicazioni in ambito social network, primo fra tutti Facebook, sono aumentate notevolmente, a beneficio di una maggiore consapevolezza degli utenti. In un tale contesto e a causa dell’innegabile declino del social di Zuckerberg (dovuto principalmente alla mancanza di affidabilità che Facebook ha dimostrato in relazione al trattamento dei dati personali dei propri utenti), gli “under 15” reagiscono ricercando uno spazio virtuale a loro dedicato: TikTok.

App TikTok
App TikTok

TikTok è un social network che permette di caricare brevi video musicali, di proprietà di Bytedance, compagnia cinese valutata circa 78 miliardi dollari e con più di 500 milioni di utenti in tutto il mondo. La piattaforma permette agli utenti di trasformarsi in sceneggiatori di filmati e di condividerli con la community e, tramite un algoritmo di intelligenza artificiale che profila i gusti degli utenti particolarmente efficace, appassiona a tal punto i piccoli utenti che TikTok ha dovuto inserire un automatismo che dopo 90 minuti di utilizzo continuativo li invita a fare una pausa.

L’evidente successo di Bytedance ha portato la società ad acquistare la piattaforma concorrente musical.ly (un’app incentrata sulla tipologia video karaoke), fondendone le funzionalità nella sola TikTok. Con tale acquisizione la società ha però incorporato un problema, ovvero l’accusa di aver illecitamente raccolto i dati degli utenti (fino al 2016 musical.ly non aveva raccolto il consenso per poter trattare i dati degli utenti sotto i 13 anni).

Una condotta esplicitamente contraria alla normativa USA e, in ambito europeo al GDPR, che tutela i bambini dai pericoli online (il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) del 1998). Per questo motivo migliaia di genitori e di associazioni statunitensi hanno denunciato la violazione alla Federal Trade Commission (FTC).

Il relativo procedimento si è chiuso il 27 febbraio scorso con una sanzione a carico di musical.ly da 5,7 miliardi di dollari per violazione della privacy dei minori, la più alta multa mai comminata in relazione al trattamento illecito dei dati dei minori. Secondo la Federal Trade Commission infatti musical.ly “era a conoscenza del fatto che i bambini stavano usando l’app, ma ha continuato a non richiedere il permesso dei genitori, prima di raccogliere nomi, indirizzi email e altre informazioni personali”, tra cui una piccola biografia, le immagini del profilo e i video pubblicati.

Vi sono stati inoltre diversi casi in cui adulti hanno cercato – spesso fingendosi coetanei – di contattare i minori per ottenere materiale pedo-pornografico o per incontrarli nella vita reale. Oltre a ciò, l’inconsapevolezza con cui i più giovani condividono informazioni altamente identificative (il volto o il nome insieme a numeri di telefono o indirizzi di casa) ha reso possibile numerosi episodi di bullismo o razzismo nella vita reale.

Il caso TikTok/musical.ly costituisce un importante campanello d’allarme per la privacy online dei bambini che oggi, come gli adulti, sono utenti della digital economy. La vicenda dimostra ancora una volta che l’applicazione rigorosa del GDPR, lungi dall’essere un’attività meramente burocratica, è una battaglia di civiltà che siamo tenuti a dover affrontare anche, e soprattutto, a tutela di chi è inconsapevole o ha poca dimestichezza nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

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