L’annuncio di Google del piano “Italia in Digitale” (un investimento di oltre 900 milioni di dollari in 5 anni per accelerare la ripresa economica del Paese) è uno dei punti del caffè virtuale preso con Fabio Fregi, country manager di Google Cloud, chiacchierata che di questi tempi  ha spesso tra i temi ricorrenti l’impulso dato dal Covid alla trasformazione digitale del nostro Paese
“Eravamo abituati in passato a una innovazione che seguiva un percorso ben delineato – esordisce Fregi –. Partiva dalla costa occidentale degli Stati Uniti, dalla Silicon Valley, atterrava sulla costa atlantica e nel Paesi del Nord Europa e poi, solo in seconda battuta, si tramutava in un impulso anche in Italia. Oggi, invece, il digitale si è dimostrato una ancora di salvezza alla quale attaccarsi sin da subito, senza aspettare una spinta innovativa da oltreoceano”.

Due gli ambiti che sono stati impattati dall’emergenza sanitaria e che nello stesso tempo sono stati i veri complici della trasformazione: il lavoro da remoto, nella declinazione di smart working e home schooling, che ha reso necessari piattaforme e strumenti di collaboration e l’e-commerce che ha subìto una accelerata mai vista, spinta soprattutto durante il lockdown.

Fabio Fregi, country manager di Google Cloud in Italia
Fabio Fregi, country manager di Google Cloud in Italia

“Se le grandi aziende erano tecnologicamente più pronte a vivere una emergenza, le piccole e medie realtà avevano bisogno di acceleratori. Abbiamo per questo reso disponibili in modo gratuito le nostre soluzioni per supportare l’arretratezza di adozione delle tecnologie e abbiamo accelerato i nostri impegni pubblici: un accordo con il ministero dell’istruzione ha facilitato il mondo della scuola che in poche settimane ha fatto salti di decenni. Nel mondo delle imprese, invece, abbiamo aiutato i nostri clienti a condividere i propri strumenti. Ad esempio, Credem ha offerto l’utilizzo dei nostri servizi ai propri consulenti finanziari, così come Fca lo ha esteso ai propri dealer. In tutti questi casi, la necessità di continuare ad essere operativi ha dato impulso alla digitalizzazione”.

Guardando all’e-commerce, l’impennata dei volumi richiesta ha messo in difficoltà i retailer e le aziende che non erano strutturate a gestire volumi importanti hanno perso opportunità, restando tagliate fuori dal mercato.Solo chi aveva soluzioni in cloud è riuscito a gestire l’emergenza, chi aveva una piattaforma di ecommerce solo abbozzata si è trovato in grandi difficoltà” commenta Fregi.

Affidabilità per le aziende enterprise

Alla carenza infrastrutturale di base, si è risposto mettendo insieme connettività e la piattaforma di Google per dare gli strumenti adeguati. La partnership Tim-Google, partita già prima del lockdown, ha permesso così di dare risposte puntuali anche durante l’emergenza e oggi l’annuncio dell’apertura di due nuove region data center con Tim (parte dell’investimento di 900 milioni di dollari in 5 anni in Italia) spinge per fare crescere infrastruttura, servizi e connettività e riconferma una forte partnership industriale con Tim”.

Sui tempi di apertura della region data center italiana non ci sono ancora date certe (“Non prima del 2021” precisa Fregi) ma il progetto è fondamentale per garantire alta affidabilità ai settori industriali e finanziari (“Aprire data center è un progetto strutturale e, come le autostrade nel dopoguerra, rimangono e portano benefici per decenni”). Tra i primi a beneficiare della bassa latenza delle strutture locali  Intesa Sanpaolo che porterà una parte importante della propria infrastruttura su Google Cloud facendo leva sulla region italiana.

Nella visione di Fregi, a valle dell’emergenza tutt’altro che conclusa, saranno i settori finanziario, manifatturiero e retail quelli a vivere la maggior trasformazione perché hanno come priorità la necessità di profilare la proprie base utenti e riconoscere le abitudini dei clienti per indirizzare l’offerta in tempo reale.

Un esempio per tutti, il mondo finanziario con due priorità. La prima: conoscere meglio i propri clienti e servirli, portando in primo piano il tema della multicanalità (“Diventerà strategico trovare una coerenza tra i vari canali che la banca utilizza per relazionarsi con i propri utenti, dalle app allo sportello, per gestire l’interazione con i clienti in modo coerente – precisa Fregi -. Il cloud dà grande impulso all’analisi e alla profilazione dei clienti”).
La seconda: ammodernarsi e rispondere velocemente al mercato, staccandosi dal vecchio approccio legato a temi regolatori che introducevano con lentezza i cambiamenti nel mondo bancario (“Oggi le fintech costringono le banche tradizionali ad ammodernarsi, il time to market si è accorciato nel mondo dei servizi offerti, più flessibili e efficaci. Se in passato dall’idea al lancio operativo di un servizio trascorrevano anche 12-18 mesi, oggi le banche non possono più permettersi questi tempi”).

Non solo cambia il mondo delle aziende, ma anche i comportamenti delle singole persone. Ormai il 50% delle ricerche su Google viene fatto da mobile ed è legato a richieste impellenti (spostamenti, mappe, ricerca di locali, negozi, ristoranti). “Il mondo retail, elaborando in tempo reale le esigenze di prossimità degli utenti, può trasformarle in proposte proattive, e può indirizzare i propri investimenti senza sperperare risorse – precisa Fregi – beneficiano dell’analisi di grandi volumi di dati e delle tecnologie di machine learning a supporto dei processi di trasformazione”.
Alcune grandi catene di abbigliamento hanno annunciato la riduzione drastica dei punti vendita puntano a nuovi modelli con vendita a volumi e margini ridotti. “Servono nuovi business model per rimanere sul mercato”.

Italia alla ricerca di talenti

Le competenze rimangono un tema che Google indirizza con investimenti volti a portare formazione in Pmi e grandi aziende, “anche se con finalità diverse – continua il country manager -. Difficilmente proponiamo dei progetti ai clienti senza una fase di training e di lavoro insieme che aiuti a mettere in campo gli skill necessari. La differenza sostanziale oggi sta nel fatto che in passato le aziende non erano costrette a prendere decisioni, oggi  hanno la consapevolezza dell’impellenza del cambiamento: il mercato le costringe a decidere e non c’è alternativa al digitale per guadagnare competitività”.
Il piano “Italia in Digitale”  prevede anche progetti di formazione, strumenti e partnership nate dall’esperienza di precedenti iniziative (Crescere in Digitale e Google Digital Training, con 500.000 persone negli scorsi anni) e punta a formare entro il 2021 altre 700.000 persone e piccole e medie imprese sui temi della digitalizzazione.

Senza precisare numeri puntuali sul giro d’affari locale di Google Cloud, Fregi conferma l’interesse a fare crescere le competenze in Italia nei prossimi due/tre anni.
Anche la virata verso il mondo enterprise – impressa dall’arrivo di Thomas Kurian, Ceo da gennaio 2019 (ribadita sia nel Google Cloud Next europeo pre pandemia, sia nell’evento mondiale delle scorse settimane) e “confermata in Italia dal fatto che due delle più grandi aziende del nostro Paese, Fca e Intesa Sanpaolo, si sono affidate al nostro cloud” precisa Fregi – va sostenuta da un organico che deve crescere per essere efficace e affidabile anche sulle competenze industriali e verticali, con onboarding di profili dal mondo dell’industria. A livello mondiale l’acquisizione annunciata lo scorso febbraio di Cornerstone Technologies (società olandese, fondata nel 1989, specializzata in soluzioni enterprise per migrare workload da mainframe verso il cloud) risponde alla necessità di rafforzare la forza di Google Cloud nei progetti di cloud trasformation, in un mercato altamente competitivo.

“Nonostante questa virata, rimane confermato l’impegno per il nostro mondo tradizionale delle Pmi, che devono dotarsi in velocità di soluzioni per colmare il gap che le ha viste soffrire in questi mesi”.  I recenti annunci di prodotto a Google Cloud Next 2020 confermano per Fregi investimenti interessanti sulla collaboration da parte del gruppo di Mountain View indirizzati ad aziende di ogni dimensione: “Avremo una sorta di console che farà confluire in Gmail tutti gli strumenti di produttività, dando impulso alla collaboration che rimane una priorità per le aziende. Chi l’ha utilizzata durante il Covid in modo occasionale ora deve trovare una modalità più strutturata”. Perché le incognite su come evolverà la situazione economica e sanitaria sono ancora molte.

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