In occasione di Huawei Developer Conference 2020, in Cina, l’azienda chiama a raccolta gli sviluppatori per una serie di annunci relativi ai nuovi software e ai miglioramenti pensati sul codice, in modo da consentire ai partner tecnologici, e soprattutto a chi sviluppa, di offrire agli utenti finali migliori esperienze con i device di Huawei. Non mancano gli annunci di prodotto, tra cui si fanno notare i nuovi laptop (Huawei Matebook X e Matebook 14), e gli indossabili, ma l’attesa è alta soprattutto per gli sviluppi sulla strategia volta a creare un ecosistema hardware e software funzionale a garantire una buona esperienza con tutti i più importanti device da utilizzare in mobilità ma, gioco forza, indipendente dalle soluzioni Google, per il bando Usa in atto.

Nel tempo la guerra commerciale in corso potrebbe offrire qualche sorpresa. Di sicuro Huawei sta compiendo notevoli sforzi per riuscire ad arrivare puntuale all’appuntamento con il 2021 quando dovrebbero essere presentati i primi smartphone del tutto indipendenti da Android, e ovviamente dalle app dello store di Google, basati sul sistema operativo HarmonyOS, presentato per la prima volta nel 2019 mentre – proprio in occasione dell’evento – viene annunciato ora HarmonyOS 2.0, con licenza open source, ed una roadmap che dovrebbe consentire agli sviluppatori di disporre di una versione beta mobile di HarmonyOS 2.0, da utilizzare per gli smartphone, per la fine del 2020. Huawei in particolare vuole sottolineare la natura open source del progetto.

Richard Yu, Ceo Huawei Consumer Business Group
Richard Yu, Ceo Huawei Consumer Business Group

Gli sviluppatori avranno a disposizione emulatori, pacchetti Sdk e strumenti Ide ed il progetto OpenHarmony, donato alla OpenAtom Foundation, sarà aperto gradualmente secondo la roadmap così delineata da Richard Yu, Ceo Huawei Consumer Business Group: “A partire dal 10 settembre, HarmonyOS sarà open per i dispositivi IoT da 128 KB a 128 Mbyte, come smart tv, wearable, automobili e altro ancora. Ad aprile 2021, sarà open per i dispositivi da 128 Mbyte a 4 Gbyte e a partire da ottobre 2021, HarmonyOS sarà aperto per i device superiori a 4 Gbyte”. Di fatto HarmonyOS sarà il sistema operativo utilizzato sui device Hauwei, mentre il codice di OpenHarmony sarà disponibile a tutti i vendor che volessero utilizzarlo.

HarmonyOS non è infatti un sistema operativo solo per smartphone, anzi, dalla sua prima versione è già stato utilizzato su una serie di device, soprattutto per indirizzare la parte di collaborazione tra i dispositivi (rilevamento, connessione, condivisione, etc.). La nuova versione porta con sé aggiornamenti alle capability distribuite esistenti, tra cui software bus, data management e sicurezza. Huawei punterà sulla possibilità di esaltare le possibilità di integrazione dei dispositivi, anche con quelli IoT basati sempre su HarmonyOS, a partire dalla tecnologia distribuita Emui 11, per esempio per rendere molto semplice funzionalità come la proiezione su schermo o l’utilizzo della fotocamera su uno schermo più grande per le videochiamate.

HarmonyOS 2.0, progetto sfidante e “aperto”

Di fatto, l’azienda cinese, si trova a dover seguire l’unica via possibile ma indubbiamente sfidante, non certo sul mercato cinese, dove la proposta ha già avuto e può avere ancora indubbio successo, quanto sui mercati in cui “il resto dell’offerta” è con Android e le app di Google. Come tutti gli sfidanti, suo malgrado, questa via richiede – soprattutto in questa fase – la massima “apertura” anche per accelerare lo sviluppo.

Per questo Huawei ha aperto i servizi software di base, come la navigazione, la ricerca, le mappe, i software per i pagamenti e i kit pubblicitari. Huawei ha anche reso open le capability hardware per le fotocamere, per esempio, per le mappe AR, gli strumenti di comunicazione e trasmissione, nonché le sue principali funzionalità di protezione di privacy e sicurezza. In questa direzione anche la costruzione di tre laboratori globali di ecosystem cooperation in Russia, Polonia e Germania per fornire servizi di abilitazione, test e certificazione, con altri 5 centri di servizi per sviluppatori globali previsti in Romania, Malesia, Egitto, Messico e Russia, fornendo servizi e piattaforme locali per aiutare gli sviluppatori a crescere e a innovare. Le geografie dei centri dovrebbero suggerire qualcosa. 

Restano quindi con la base Android, per tutto il 2020, anche gli smartphone di Huawei, naturalmente, ma senza Google Play Store, e nel 2021 si vedrà il punto di sviluppo, l’appeal e le effettive possibilità per il sistema operativo HarmonyOS 2.0 di essere apprezzato come alternativa. A sostituire Google Play Store già oggi il vendor propone App Gallery e l’ecosistema Huawei Mobile Services, su cui lavorano 1,8 milioni di sviluppatori. App Gallery conta oggi 96mila app integrate con i Mobile Services, per 490 milioni di utenti attivi e sono state scaricate app 261 miliardi di volte dall’inizio dell’anno a fine agosto.

Ecosistema IoT e ricerca     

In occasione della Developer Conference 2020, Huawei ha presentato inoltre i passi avanti compiuti relativi alle soluzioni per il controllo dei device IoT. Con Huawei HiLink, il vendor propone da tempo una piattaforma unificata per consentire la connessione facile tra i device. La piattaforma si basa sul linguaggio comune a tutti i dispositivi. In particolare gli sviluppatori di Huawei stanno lavorando su cinque aree chiave. Connessione, interazione, funzionamento, solution provider e autenticazione.

Al momento, Huawei conta 50 milioni di utenti attivi per un totale di 400 milioni di download dell’app Smart Life, alla base dell’utilizzo IoT sui device. L’obiettivo è fare in modo che miliardi di dispositivi IoT si connettano facilmente, siano più comodi da gestire e controllare e interagiscano senza problemi per abilitare un ecosistema hardware a tutto tondo. Approccio coerente anche per quanto riguarda il mondo automotive dove Huawei offre la piattaforma HiCar – alternativa ad Android Auto ed Apple CarPlay – e collabora con le case automobilistiche che hanno l’hanno scelta per circa 150 modelli di auto.

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