Il contesto in cui si calano le previsione 2022 di Vmware è quello di un mercato Ict che dà segnali di crescita interessanti, come la fotografia scattata dal report Il Digitale in Italia 2021. Previsioni 2021-2024 e Policy conferma. Una crescita del +5,7% nel 2021 che potrà essere ulteriormente trainata dagli investimenti spinti dal Pnrr nel 2022, anche se non manca in questo scenario un po’ di cautela, come Eleonora Faina, direttore generale di Anitec-Assinform rimarca: “Il Pnrr è una grande opportunità di trasformazione del rapporto tra cittadini e digitale, per il Paese, per la società. È un impegno importantissimo per la pubblica amministrazione ma abbiamo ipotizzato scenari diversi di crescita del mercato, a seconda che il piano venga adottato in modo completo o che venga articolato solo in parte, disattendendo le aspettative” (qui i dettagli, ndr). Perché la cautela in un momento in cui si stanno avviano le gare è d’obbligo.

Eleonora Faina, direttore generale di Anitec-Assinform
Eleonora Faina, direttore generale di Anitec-Assinform

Le previsione tecnologiche per il 2022 (e oltre) tracciate da Vmware nascono dall’osservazione non solo del mercato digitale dalla prospettiva del vendor ma anche dal dialogo con i clienti e le aziende che stanno adottando la tecnologia per progetti trasformativi. “Osserviamo una accelerazione digitale con investimenti ingenti a supporto anche del Pnrr, che destina 190 miliardi alla modernizzazione del nostro Paese – precisa Raffaele Gigantino, country manager di Vmware Italia -. E crediamo che le tecnologie innovative possano giocare un ruolo determinante nel declinare il Piano. Abbiamo stime di crescita del Pil di + 3,8% quest’anno e di + 2,2% nel 2023, crescite più basse di quanto si attende per il mercato Ict, che dovrebbe essere due volte tanto (attorno al 5% nelle previsioni di Anitec-Assinform, ndr). Questo significa che il mercato Ict è un settore che traina. Solo gli investimenti in innovazione permettono di essere più competitivi”. 

Cinque tendenze correlate

Stimolano gli investimenti in IT diverse tendenze che si confermano forti anche per il 2022.
La prima è l’accelerazione digitale spinta dalla pandemia, certo, ma anche da programmi europei come il Digital Europe Programme che destina 7,5 miliardi di euro alla trasformazione digitale per permettere all’Europa di rimanere “globalmente competitiva e strategicamente autonoma”, in un contesto in cui tutti le aree del mondo stanno accelerando spinte dal Covid (il 63% dei Cio del Medio Oriente ha anticipato le proprie roadmap digitali di almeno un anno, fonte: Idc). 
Un’accelerazione che si osserva anche nell’uso del digitale da parte dei consumatori ora “digitalmente curiosi” (60%) o “esploratori digitali“, più agili rispetto al passato nel valutare nuovi brand anche in base all’esperienza digitale offerta (lo dichiara il 44% dei consumatori, fonte: Vmware Digital Frontiers). 

Raffaele Gigantino, country manager Vmware Italia
Raffaele Gigantino, country manager Vmware Italia

Il secondo trend rimane il lavoro distribuito, alla ricerca di un “equilibro delicato” tra le diverse modalità di lavoro, un elemento di grande sfida per le aziende, alcune già propense a promuovere lavoro a distanza come scelta permanente, altre allo studio di una soluzione che soddisfi le parti. In questa nuova modalità, che si basa sul lavoro per obiettivi, la sicurezza e l’esperienza utente convergono e richiedono nuove attenzioni da parte delle risorse umane, dei Ciso e degli IT manager, con la definizione di regole e tecnologie, non ultime quelle per il monitoraggio remoto.

Secondo lo studio The Virtual Floorplan: New Rules for a New Era of Work, condotto da Vanson Bourne, il 70% delle aziende ha già implementato o sta pianificando di implementare misure per monitorare la produttività dei dipendenti nel passaggio al lavoro ibrido. Con questo spaccato: le misure adottate includono gli strumenti di collaboration (40% in Italia, 43% a livello globale), la navigazione Web (39% in Italia, 41% a livello globale), il monitoraggio dell’attenzione tramite webcam (30% in Italia, 28% a livello globale), il monitoraggio delle e-mail (33% delle aziende in Italia, dal 44% a livello globale), così come la sorveglianza video (27% in Italia, 29% a livello globale), e software keylogger (19% in Italia, 26% a livello globale). Con conseguenze anche sul turnover dei dipendenti: secondo la ricerca il 36% delle aziende italiane che hanno già implementato il monitoraggio dei dispositivi stanno vedendo “drasticamente aumentato” o “aumentato” il turnover dei dipendenti. L’82% delle organizzazioni ha stabilito anche nuove modalità di verifica, come come ad esempio incontri regolari con i manager per una valutazione dei risultati concordati (52%), per discutere i carichi di lavoro (46%) e l’utilizzo di nuovi software di gestione dei progetti (46%).

Il terzo trend è l’approccio trasformativo alla sicurezza che riguarda processi aziendali, servizi e applicazioni, in ottica zero trust “Entrando più nel dettaglio, notiamo che Linux rappresenta una parte fondamentale dell’infrastruttura digitale e sta rapidamente diventando il biglietto d’ingresso di un attaccante in un ambiente multicloud” precisa Gigantino, con alla mano i dati del report Exposing Malware in Linux-Based Multi-Cloud Environments che evidenzia la crescita esponenziale dei malware in ambienti Linux.

Il quarto trend è il cloud, o meglio il multicloud, con il 75% delle aziende che si affida a due o più cloud pubblici, spingendo le aziende a definire un approccio cloud first o “puro cloud” per modernizzare la propria infrastruttura e le proprie applicazioni con un impatto sui ricavi. Aziende anche di medie dimensioni.  “Il Covid ha causato nuovi stravolgimenti nei sistemi aziendali di molte società evidenziando e accentuando i punti deboli esistenti – precisa Denis Grimaldi, responsabile Ict di Ascom Torino, associazione di imprenditori del Commercio, del Turismo e dei Servizi -. Così, nell’incertezza della pandemia, il focus si è trasferito sul supporto delle operazioni, tentando di soddisfare la gestione dell’incremento di accessi in mobilità. In questa situazione il multicloud garantisce velocità, scalabilità e agilità riorganizzando le applicazioni e i dati nonché le architetture del cloud tradizionale. Negli ultimi anni il cloud ha certificato il suo valore per la sostenibilità e la resilienza dei processi aziendali e per essere competitivi nel futuro. Il multicloud concretizza l’abilità di gestire un processo di un’azienda moderna con flessibilità, agilità e nuove opportunità di innovazione”. Le aziende che hanno adottato un approccio multicloud hanno visto un aumento dei ricavi del 35%, una riduzione dei costi e delle ore spese per l’infrastruttura IT del 41% e un risparmio sulla produttività attraverso una forza lavoro distribuita del 35% (fonte: Vmware Digital Momentum Study, 2021).

La strategia Esg di Vmware
La strategia Esg di Vmware

Infine, il quinto trend è l’attenzione alle tematiche Esg, declinate con focus diversi dalle aziende, chi ponendo l’accento su diversity e uguaglianza sul posto di lavoro, chi sull’impatto ambientale lungo tutta la supply chain. “Il Cio avrà un ruolo chiave nel promuovere la sostenibilità attraverso il digitale”, precisa Gigantino, tema che richiederà anche regolamentazione e conformità agli standard e alle aspettative delineate dalla European Securities and Markets Authority (Esma) e dalla Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr). Nel 2021 erano attivi ben 34 organismi di regolamentazione e di definizione degli standard in 12 mercati (fonte: Morningstar) che indicano quanto sia necessaria la cooperazione tra le varie autorità di regolamentazione

Su questo trend, Vmware ha recentemente pubblicato il rapporto Esg 2021, con i risultati conseguiti e l’Agenda 2030, “un impegno decennale per promuovere un mondo più sostenibile, equo e sicuro –  precisa Gigantino -.  Il report riflette l’approccio Esg di Vmware che coinvolge non solo le operation interne e la supply chain, ma anche la capacità di sostenere i clienti nel raggiungimento dei loro obiettivi Esg attraverso le nostre soluzioni tecnologiche”.
In sintesi, l’impegno Esg di Vmware a livello mondiale, supervisionato da una apposita struttura di governance, va dalla riduzione delle emissioni di gas serra del 19% all’utilizzo di energia rinnovabile al 100%, e prevede attività a supporto di organizzazioni no profit oltre al coinvolgimento dei dipendenti in attività di beneficenza. L’obiettivo è al 2030 rendere la “sostenibilità intrinseca in tutti i prodotti Vmware“, nelle relazione e nei progetti, a partire dalla decarbonizzazione dell’infrastruttura.

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