Non è possibile puntare ad essere sostenibili se non si è in grado di osservare, prima, e capire, poi, quali sono i reali consumi in azienda e come ridurli. OvhCloud che opera come provider europeo di servizi cloud, gestisce oltre 450mila server all’interno dei propri 37 data center in oltre 140 Paesi, si avvale da oltre 20 anni di un modello integrato per il pieno controllo sulla catena del valore – dalla progettazione dei server alla produzione e gestione dei data center – comprensivo anche dell’orchestrazione della rete in fibra ottica di proprietà. L’obiettivo è proporre un modello attento all’ambiente ed effettivamente “monitorabile”.

Nel comparto data center è evidente che tra le voci primarie di consumo delle risorse vi sia il funzionamento e il raffrescamento dei server. OvhCloud propone soluzioni di watercooling sostenibili su larga scala aiutando i clienti a ‘misurare’ l’effettiva impronta di carbonio della propria infrastruttura cloud. Un esempio dell’efficienza: in un periodo di dieci ore a pieno carico, un server Ovhcloud richiede solo un bicchiere d’acqua per essere raffreddato, a differenza degli altri server sul mercato che ne consumano fino a sette volte di più. E le soluzioni innovative nel comparto permettono ai DC OvhCloud di raggiungere un Pue medio globale di 1,28, inferiore alla media del settore di 1,55 secondo le stime del 2022.

Michel Paulin, chief executive officer, OVH
Michel Paulin, chief executive officer, OvhCloud

Da qui anche la proposta ai suoi utenti IaaS di un calcolatore di emissioni di anidride carbonica e di rapporti mensili sulle emissioni di CO2 legati al cloud. “]…[ Affrontiamo costantemente la sfida per migliorare l’impronta di carbonio di tutte le nostre attività – spiega Michel Paulin, Ceo di OvhCloud –. Siamo sempre più consapevoli dell’importanza per i nostri clienti di calcolare la loro impronta di carbonio nel modo più accurato possibile. Siamo quindi entusiasti di poter offrire loro una lettura e una comprensione precise attraverso un semplice clic del mouse”.

Sviluppato con Sopra Steria, con la metodologia verificata da Ijo (una società di consulenza indipendente specializzata in green IT) – e alle spalle il lavoro di otto mesi di ricerca ed osservazioni – il calcolatore analizza il consumo elettrico stimato dei server attraverso il monitoraggio dei data center, mappandolo in base all’equivalente in termini di emissioni di CO2 e tenendo conto delle apparecchiature di raffreddamento e di rete, ma anche del trasporto, della produzione, del trattamento e della gestione dei rifiuti. Lo strumento è accessibile su richiesta dei clienti stessi, direttamente dal pannello di controllo di OvhCloud, già da oggi per gli utenti della linea di prodotti bare metal. È inoltre accessibile anche tramite Api, mentre i clienti Hosted Private Cloud potranno usufruire del calcolatore di emissioni di carbonio nelle prossime settimane.

E’ importante notare che lo strumento tiene conto anche della posizione geografica del server, e valuta quindi il differente mix energetico ‘reale’ utilizzato per il suo funzionamento sul campo a seconda delle risorse disponibili nei diversi DC. Per fine anno le informazioni relative al mercato integreranno la reportistica del calcolatore, confermando l’impegno nella decarbonizzazione del mix energetico. In concreto, sono fornite ai clienti informazioni trasparenti ed esaustive (scope 1, 2, 3) sull’impronta di carbonio, dalla produzione alla gestione dell’infrastruttura, soprattutto, è inoltre offerta un’analisi completa del ciclo di vita a livello di componenti, oltre all’impronta di carbonio relativa al consumo del servizio cloud.

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