Organizzata da NetConsulting cube e GGallery, con il patrocinio scientifico di Fiaso, Fims e Himss, Digital Health Conference 2025 torna ad affrontare i nodi strategici della sanità digitale, dall’integrazione tra risorse e territorio alla governance dei dati.
I temi della pianificazione condivisa, della valorizzazione delle informazioni cliniche e genomiche, dell’applicazione dell’intelligenza artificiale e di come impiegare le risorse digitali per un ecosistema orientato alla continuità assistenziale tengono banco nella prima giornata dei lavori, aperta da Paolo Macrì, presidente di GGallery, e da Annamaria Di Ruscio, amministratrice delegata di NetConsulting cube, di fronte a circa 200 persone.

Paolo Macrì, presidente di GGallery
Paolo Macrì, presidente di GGallery

Macrì ricorda l’evoluzione del digitale in sanità, e ripercorre il senso di un percorso iniziato “quando sembrava quasi che il digitale non c’entrasse con la sanità. Oggi – osserva – l’innovazione è invece diventata un asse strutturale del sistema”.

E in questi anni (l’evento è giunto alla nona edizione, Ndr.) abbiamo visto cambiare tutto: “Alcune cose sono andate più veloci del previsto, altre sono evolute più lentamente, e ciò che sembrava lontano è già realtà”. Un modo per sottolineare come la trasformazione digitale, accelerata dalla pandemia e oggi ridefinita dall’intelligenza artificiale, rappresenti “una rivoluzione ancora in corso per l’intero ecosistema sanitario”.

Sistema salute: trasformare, connettere, integrare

Entra allora nel vivo dei temi Di Ruscio, sulla scorta di numeri e rilievi degli analisti per dettagliare i quali rimandiamo a un contributo dedicato. Uno su tutti, l’ecosistema sanità vale oggi in Italia 4,8 miliardi. Di Ruscio offre allora a partire dal dato una lettura densa e articolata dell’evoluzione del sistema salute digitale in Italia, tracciando la traiettoria che va dalla spinta del Pnrr alla necessità di consolidare modelli integrati e sostenibili. “In questi nove anni – esordisce – siamo passati dal discutere se il digitale avesse senso nella sanità, al costruire una vera community che ragiona e dibatte insieme per trasformare il sistema salute. Ma la trasformazione – sottolinea – è oggi a un bivio”. Il Pnrr ha fornito un “grandissimo boost”, ma la sfida è capire “quanto di quanto pianificato sia stato realmente realizzato e, soprattutto, quanto resti da fare affinché gli investimenti non diventino solo debito per le generazioni future”. In questa prospettiva, Dhc 2025 concentra il dibattito sull’integrazione di processi, strutture e territori, ponendo al centro la costruzione di una “vista unica del cittadino, prima ancora del paziente”.

Annamaria Di Ruscio
Annamaria Di Ruscio, amministratrice delegata di NetConsulting cube

Di Ruscio ricorda i progressi compiuti – dall’ecosistema dei dati sanitari alle piattaforme per le liste d’attesa e la telemedicina – ma anche le criticità: “Otto regioni non hanno ancora raggiunto gli obiettivi del secondo trimestre 2025, e diciassette sono lontane da quelli del 2026. Bisogna correre”. Le analisi mostrano inoltre che il 35% degli operatori crede in un’integrazione europea del sistema salute, mentre solo il 30% immagina un’amministrazione realmente sostenibile. “Che il sistema non sia né sostenibile né equo lo sappiamo”, aggiunge citando i dati Istat: “Un italiano su dieci ha rinunciato alle cure, il 6,8% a causa delle liste d’attesa, il 5,3% per ragioni economiche”. La spesa digitale, invece, continua a crescere, sostenuta dal Pnrr ma destinata a consolidarsi in una nuova fase di spesa corrente. Da qui la necessità, insiste Di Ruscio, di “dimostrare il valore della spesa digitale, perché altrimenti sarà considerata solo un costo da tagliare”.
Nel mercato, ancora troppo “ospedale-centrico”, si impone un riequilibrio verso il territorio e la componente socio-assistenziale, mentre l’intelligenza artificiale emerge come fattore trasversale di maturità: “Sta diventando uno strumento di diagnosi, di supporto clinico, di previsione e simulazione. Non è più solo tecnologia, ma parte del processo decisionale”. La parola chiave resta integrazione: tra ospedale e territorio, tra assistenza primaria e specialistica, tra Pdta (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) e fascicolo sanitario. “Serve una cura appropriata e personalizzata – conclude – e una tecnologia che non sia bulimica, ma misurata sugli impatti reali. Spendere non basta: dobbiamo saper misurare e rendere visibile il valore della trasformazione digitale, ricordandoci che la salute è un principio costituzionale, non un obiettivo di efficienza”.

Fascicolo sanitario elettronico, una regia per la cura territoriale

Passa la parola quindi a Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Promozione della Salute e Benessere Animale della Regione Puglia, che ripercorre trent’anni di digitalizzazione sanitaria, definendoli “una lunga maratona fatta di avanzamenti e ostacoli”. “Quando si parla di digitalizzazione o di fascicolo sanitario – osserva – è vero che per anni si è rimasti nel campo delle intenzioni, oggi invece abbiamo strumenti concreti che stanno trasformando il rapporto tra cittadino e sistema sanitario”.

Vito Montanaro
Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Promozione della Salute e Benessere Animale della Regione Puglia

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), spiega, è diventato “una vera libreria di informazioni personali, uno scrigno che contiene dati clinici, terapeutici e di prevenzione”. Tuttavia, la difficoltà non risiede più nella raccolta dei dati, ma nella loro fruibilità e qualità: “Abbiamo enormi quantità di informazioni, ma serve un percorso che renda i dati accessibili, coerenti e certificati”. Montanaro individua quindi tre criticità chiave per il futuro: la sostenibilità finanziaria post-Pnrr, “perché non possiamo pensare che dopo il 2026 avremo ancora a disposizione miliardi di euro”; la certificazione della qualità del dato, ancora poco sviluppata; e la tutela legale del rapporto medico-paziente nella telemedicina, dove mancano assicurazioni e norme specifiche sul rischio clinico. Chiude Montanaro con una metafora e il rilancio di una sfida: “Il Pnrr è come se avesse drogato le nostre sinapsi, ma ora serve una programmazione strutturale per mantenere e far evolvere i sistemi digitali. Il fascicolo non può essere solo un archivio, deve diventare la piattaforma integrata del futuro sistema salute”.

Governare la complessità con la leva digitale

Per Giovanni Delgrossi, dirigente dell’Unità Organizzativa Sistemi Informativi e Sanità Digitale della Regione Lombardia, la sanità resta ovviamente “uno dei settori più complessi e affascinanti da governare”. La chiave, spiega, è trasformare questa complessità in metodo, non ridurla:Non dobbiamo semplificarla, ma governarla. La digitalizzazione è lo strumento che ci permette di farlo, mettendo in condizione i professionisti di operare meglio e i cittadini di accedere ai servizi in modo trasparente”.

Giovanni Delgrossi
Giovanni Delgrossi, dirigente dell’Unità Organizzativa Sistemi Informativi e Sanità Digitale della Regione Lombardia

La Lombardia affronta la sfida con una governance forte e una pianificazione precisa. “Abbiamo un piano strategico di sanità digitale con obiettivi, tempi e risorse chiari – spiega – perché la trasformazione non è un aggiornamento tecnologico, ma un ripensamento dei processi”. Il Cup regionale, la cartella clinica elettronica e la telemedicina ne sono esempi concreti. “Non stiamo cambiando un software – spiega – ma ridisegnando il modo in cui l’offerta sanitaria è organizzata, con la partecipazione attiva dei professionisti”. In Regione Lombardia, la digitalizzazione è ormai “una priorità condivisa”. I medici partecipano ai comitati aziendali per la trasformazione digitale e “non vogliono più fermarsi, perché hanno visto i benefici diretti sull’efficienza e sulla qualità del servizio”. La piattaforma regionale di telemedicina, oggi operativa – anche se con prestazioni reali a ‘piccole gocce’, “sta già portando la sanità nelle loro case”, simbolo di una trasformazione che non si misura solo in tecnologia ma in valore. “La digitalizzazione – conclude Delgrossi – non è quindi un costo ma un investimento strategico che se indirizzato si trasforma in valore che migliora la vita delle persone e rafforza la sanità pubblica”.

Il dato che cura, il percorso verso la sanità digitale integrata

Chiude la mattinata di lavori con i keynote alternati alle tavole rotonde con le esperienze sul campo e le strategie dei vendor fornitori, Francesco Saverio Sesti, dirigente del Dipartimento per la Transizione Digitale della Presidenza del Consiglio, che delinea in collegamento remoto la strategia nazionale per una sanità realmente integrata, costruita attorno al Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0.

Riprende così il tema Sesti: “È la storia sanitaria di ciascuno di noi e oggi, grazie al Pnrr e a un investimento di 1,4 miliardi di euro, stiamo passando da iniziative regionali isolate a un ecosistema unico, interoperabile e continuo”.

Francesco Saverio Sesti
Francesco Saverio Sesti, dirigente del Dipartimento per la Transizione Digitale della Presidenza del Consiglio

Il nuovo modello fa leva anche sulla creazione di un vero e proprio Ecosistema Dati Sanitari (Eds), pensato come “un grande database a tre livelli – precisa Sesti – che permetterà di superare la logica del documento statico, offrendo dati clinici strutturati, aggiornati e riutilizzabili, con i livelli corretti di riservatezza”. L’obiettivo è duplice: restituire tempo ai professionisti sanitari e generare valore per il sistema nel suo complesso, abilitando funzioni di governance, analisi predittiva e prevenzione. Nel quadro della sanità digitale integrata, Sesti richiama quindi anche l’importanza di progetti come l’Anagrafe Nazionale degli Assistiti, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati e il Piano Sanità Connessa, che garantisce connettività ad alta velocità a oltre 7mila strutture sanitarie. “L’informatica per la sanità pubblica – conclude – non è più allora un supporto, ma un’infrastruttura abilitante del diritto alla salute, fondata sul valore del dato che cura”.

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