Più che startup myMeta Software ama definirsi una Pmi innovativa, nata in Italia nel 2020, radicata sul territorio veneto ma aperta a un confronto internazionale con sedi distribuite tra Francia, Spagna e Portogallo. Con 50 dipendenti e un fatturato italiano di 2,5 milioni di euro (2024).

Una realtà che ha accelerato la propria strategia nel 2022 grazie a un finanziamento del fondo americano BroadVision Group (2 milioni di dollari) che ha permesso all’azienda di potenziare l’espansione commerciale a livello internazionale. Un mercato estero che oggi pesa meno del 50% sul business complessivo. 

Ma l’anima storica ospitata a Carmignano di Brenta, negli uffici del system integrator locale che ha fatto da incubator a myMeta, rimane ancora oggi ancorata all’idea originale dei tre fondatori (Andrea Rubei, Roberto De Rossi, ed Emilio Orlandini) che hanno costruito myMeta partendo dalle competenze di ingegneria del software maturate all’università di Padova, arricchite dalle esperienze personali: in dote la capacità di implementare applicazioni complesse in grandi aziende, in particolare legate al mondo Microsoft. “La nostra idea iniziale era superare quel collo di bottiglia che le aziende hanno nel gestire la fase di adozione della tecnologia, con la complessità nell’apprendere le diverse applicazioni che impattano su dipendenti, diversi per profilo, età e competenze – spiega Andrea Rubei, co-founder e Ceo di myMeta incontrato di recente a Milano -. La tecnologia spesso richiede un long boarding per entrare a regime nelle aziende, e questo processo deve essere facilitato da un change management non scontato, da programmi di training non sempre in grado di tenere il ritmo con le novità”.

Da qui l’idea iniziale di creare un software – myMeta – che potesse guidare l’utente nelle procedure di orchestrazione di tutti i software utilizzati, dal Crm all’Erp, “una sorta di antesignano degli agenti AI” scherza Rubei, in grado di interpretare manuali e procedure, aiutare l’utente di grandi aziende con ambienti complessi nella gestione della tecnologia, per evitare errori. 

Roberto De Rossi, Emilio Orlandini e Andrea Rubei
I tre fondatori di myMeta Software: Roberto De Rossi, Emilio Orlandini e Andrea Rubei

Interfaccia semplificata 

Soprattutto dopo la pandemia, le aziende si sono rese conto di avere molti processi complessi scoperti dal punto di vista digitale (non solo quelli legati alla comunicazione, gestiti dai vari Teams o Zoom), una mancanza che accresceva la complessità per l’utente. “Come operiamo. Mappati tutti i processi aziendali, la nostra soluzione myMeta in cloud ci permette di guidare l’utente attraverso la complessità delle applicazioni in azienda, tipicamente acquistate dai grandi vendor, attraverso una interfaccia semplificata e personalizzata. La nostra ambizione è unire il meglio dei due mondi: le soluzioni non custom made delle grandi software house sulle quali le aziende hanno investito centinaia di milioni di euro e la nostra interfaccia custom made semplificata che risponde alle necessità specifiche delle signole aziende, in contesti normativi e fiscali differenti paese per paese. In questo modo l’utente può avere sott’occhio solo le informazioni da gestire, con un approccio che evita il replatforming dl codice sottostante e permette un migliore ritorno dell’investimento”.

myMeta può così essere definita oggi una piattaforma di Digital Experience Orchestration, progettata per aiutare le organizzazioni a superare la frammentazione dei processi digitali, semplificare il lavoro e trasformare l’esperienza utente senza sostituire i sistemi esistenti. “In un contesto in cui ogni azienda opera come impresa digitale e i dipendenti utilizzano decine di applicazioni diverse, myMeta introduce un layer unificato che connette interfacce, logiche di processo, dati e AI in un unico flusso orchestrato – spiega Rubei –. Un orchestratore di backend, una piattaforma moderna a nodi, che ha l’obiettivo di semplificare il backend e creare un layer di semplificazione nel frontend. Ma importante è  sottolineare che il nostro layer è agnostico rispetto alla tecnologia utilizzata in azienda: lavora su software Microsoft, Sap, Salesforce in ambito Crm, Erp, Hcm, Hr… Ed è agnostico anche rispetto ai vertical di mercato, utilizzabile dal public sector, a manufacturing, finance, consumer good”.

Il tutto con una buona dose di AI integrata in quattro aree chiave: nel design dell’interfaccia (garantisce esperienza personalizzata e generazione di contenuti e flussi di lavoro), nell’integrazione di dati e azioni in tempo reale cross platform, nell’orchestrazione di dati e applicazioni in processi end to end, nella capacità di misurare insight per controllo, qualità e tracciabilità completa. “Le organizzazioni ottengono processi più rapidi, riduzione della complessità, dati affidabili e una gestione dell’AI sicura e contestuale – precisa Rubei -. Grazie a questo approccio, myMeta unifica frontend, backend, AI e integrazioni in una sola piattaforma componibile e governata”.

A favore dell’utente

Andrea Rubei, fondatore e direttore Operation di myMeta
Andrea Rubei, co-fondatore e Ceo di myMeta Software

L’importante per myMeta è ottimizzare l’esperienza utente e l’uso di soluzioni per gestire al meglio processi simili in tutte le aziende come quelli che riguardano il recruiting, l’onboarding, o il performance management. “myMeta non modifica i sistemi sottostanti, ma semplifica le interazioni, elimina le complessità, ottimizza i processi e accelera l’esecuzione” puntualizza Rubei.
Come nel caso di Ferrero che ha introdotto myMeta a livello globale (37mila dipendenti, 15 lingue, 55 paesi) come digital assistant per guide personalizzate su processi Hr, onboarding e zero-training. Oppure come Radisson Hotel Group, uno dei più grandi gruppi alberghieri al mondo, che ha creato un’integrazione diretta tra ambiente di lavoro e supporto IT, permettendo all’operatore di call center di ottenere supporto per la gestione dell’assistenza. “In questo modo Radisson è passata da una situazione in cui solo l’8% degli utenti apriva ticket a uno scenario in cui tutti gli utenti possono farlo direttamente, velocizzando la raccolta dei feedback, la diagnosi dei problemi e la risoluzione da parte del team IT”.

Il go to market – attravero il marketplace e una rete di partner certificati che annovera dai grandi sistemi integrator globali (tra cui Accenture, Deloitte, Pwc) a quelli locali (Engineering) ha come obiettivo 2026 il potenziamento del business estero oltre al consolidamento di quello italiano, anche grazie a una Academy che guida gli utenti nel prendere confidenza con la nuova Digital Experience Orchestration Platform oggi disponibile.

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