Lo spunto per parlare ad ampio spettro di come la Pubblica Amministrazione vive la trasformazione digitale è il primo referendum, con voto elettronico, in occasione della consultazione dello scorso ottobre sull’autonomia regionale in Lombardia, che ha riguardato tutti i seggi sul territorio lombardo.
Un progetto che ha visto Roberto Soj, direttore generale di Lombardia Informatica, in prima fila nella sperimentazione di una tecnologia innovativa, che potrebbe in futuro cambiare le modalità di votazione e che ha evidenziato punti di forza e criticità. Non ultimo il fatto che il progetto finale ha avuto una lunga gestazione, come spesso succede in ambito Pubblica Amministrazione, che ha ritmi diversi da quelli dettati dall’evoluzione della tecnologia. Più lenti.

Roberto Soj, direttore generale di Lombardia Informatica
Roberto Soj, direttore generale di Lombardia Informatica

“ll voto referendario elettronico è stata una sperimentazione tecnica e organizzativa molto interessante, che useremo anche in futuro – precisa Soj, intervistato di recente a Milano – ma la difficoltà incontrata nell’utilizzo di questa nuova modalità di voto è stata riscontrata dai presidenti di seggio, non dai votanti. Il lato negativo di quest’esperienza è che tale tecnologia è arrivata a valle di un progetto di innovazione durato circa due anni, mettendo in evidenza quanto le modalità di processo di gestione fossero datate. Già oggi si potrebbe far di meglio”.

L’occasione di incontrare Soj a valle de referendum lombardo ci porta a fare a una chiacchierata più approfondita sui temi dell’informatizzazione e della digitalizzazione della pubblica amministrazione, vista da chi lavora a contatto tutti i giorni con una PA che dovrebbe avere come parametri le normative europee in materia di assunzione di innovazione, tecnologie e competenze.  “Il primo problema che affligge la PA italiana è che abbiamo turn over bloccati – precisa Soj – e modelli di gestione delle assunzioni che non si conciliano con l’evoluzione degli skill e delle risorse umane. Questo fa sì che dobbiamo comprare queste competenze e professionalità, interessanti per il mercato. L’assurdo è che spesso un processo di in-sourcing nella PA impiega tra i 12/ 18 mesi e questo comporta il rischio di aver fatto invecchiare anche gli skill e non solo le tecnologie”.

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Il caso Sanità

In ambito sanitario, il progetto gestito da Lombardia Informatica per fare incontrare domanda e offerta dei servizi sanitari è stato valido e ha permesso di catalogare tutti i profili di cronicità che ci sono sul territorio lombardo. Questo ha comportato la determinazione più mirata della misura di spesa di ogni profilo utente, attribuito in modo univoco a ogni assistito. “Questo processo ha un duplice vantaggio – sostiene Soj -. Permette in primo luogo di misurare in modo strutturato se sul territorio la domanda di prestazioni sanitarie incontra l’offerta. In secondo luogo permette di verificare l’appropriatezza dell’intero processo di gestione sanitario e non sola la gestione della singola prestazione. Ognuno dei profili attrae un budget di spesa: siamo di fronte a soggetti ognuno dei quali ha delle caratteristiche codificate in un proprio fascicolo storicizzato, che contiene indicazione di alcuni fattori che permettono di capire l’andamento della spesa associata a ogni singolo individuo. Questo permette di proiettare la spesa in futuro e di stimare quanto ogni profilo inciderà sul sistema sanitario regionale”.

Questa operazione è legata ai Big Data, prevede strumenti di Business Intelligence evoluti per esplorare il patrimonio informativo, per codificare modelli che permettono di gestire i singoli profili e per trovare un equilibro nei budget di spesa.  “Un team di poche ma buon risorse interne ci ha consentito di preformare questo progetto in meno di 12 mesi rispetto all’attuazione della legge. Se fossimo stati in condizioni diverse, ovvero in assenza di questi profili interni competenti, avremmo dovuto fare un bando di gara con la definizione delle caratteristiche ricercate per questo tipo di progettualità, e il mercato ci avrebbe risposto inevitabilmente con tempi più lunghi”.

La tecnologia colpisce in modo disruptive la Pubblica Amministrazione, per via diretta e indiretta, sostiene Soj. Indiretta perché sono i cittadini e le imprese a spingere sul sistema pubblico per avere risposte performanti dalla PA. Diretta perché è il sistema pubblico stesso che sa di dover cambiare il proprio modello organizzativo. “C’è una unica modalità per evolvere: affidarsi a un progetto di digital transformation – continua Soj – che permetta di trasformare il modello organizzativo e a parità di uomini e skill grazie alla tecnologia, con il fine di rispondere all’esigenza della cittadinanza”.

Un elemento cha la Pubblica Amministrazione sfrutta poco è l’abbinamento fra la spesa in R&S e la spesa corrente. “Per noi, che siamo soggetti industriali con un unico azionista pubblico, questa abbinata permetterebbe di agganciare meglio quelle che sono le leve di Industry 4.0 e di restituire al sistema un’iniezione di nuova linfa economica per far crescere ulteriormente il sistema stesso. Tutto questo cercando di rimanere all’interno delle regole e delle logiche della Pubblica Amministrazione che ha obblighi istituzionali”.
Gli effetti di questo connubio sarebbero molteplici: ridurre il gap temporale, avere una componente di ricerca in ottica Industria 4.0 che consentirebbe alla società pubblica di capitalizzare, impostare una logica del riuso mettendo un progetto sviluppato per un ente a disposizione di tutte le altre Pubbliche Amministrazioni.  “I progetti di innovazione sono tantissimi. Se pensiamo alle componenti di intelligenza artificiale o analisi predittiva sulla parte sanitaria, molte sono le analisi che si possono fare con strumenti di analisi predittiva che spingono la sperimentazione di natura scientifica”.

“Nella PA abbiamo modelli di gestione delle assunzioni che non si conciliano con l’evoluzione degli skill delle risorse umane e, quindi, dobbiamo comprare questo tipo di competenze. Il processo di sourcing però è molto lungo e spesso rischiamo di far invecchiare skill e tecnologie prima di poterle sfruttare”, Soj

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