Il tema della trasformazione digitale del paese è oggetto di analisi, pareri, dibattiti. “Perché a differenza delle altre fasi di trasformazione tecnologica, oggi stiamo parlando di un modo diverso di gestire l’impresa, si tratta di rivoltare l’intera struttura operativa della società”. Una riflessione sullo stato attuale dell’Italia digitale che emerge dall’intervista con Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, che fa il punto sulla situazione del digitale delle imprese italiane e auspica che la tecnologia venga rimessa al centro della politica economica del Paese, in questa nuova fase.

A che punto è la Digital Transformation nel nostro Paese?
“Oggi siamo in una fase di transizione abbastanza positiva. Dopo aver accumulato negli ultimi quindici anni un grosso ritardo, che ci è costato caro in termini di crescita, di competitività delle imprese, di produttività e di occupazione, ritengo che il nostro Paese si sia destato da questa fase di torpore. In questi 15 anni avremmo dovuto investire 25 miliardi in più rispetto a quello che abbiamo fatto per essere al pari con gli altri paesi europei. Finalmente è successo qualcosa di straordinario: è scesa in campo la leadership, politica e imprenditoriale, del sistema delle imprese. Ci siamo resi conto tutti che senza un’iniezione di innovazione, di tecnologia, di digitale nel sistema delle imprese, nella pubblica amministrazione e nella società, il paese non avrebbe potuto e non potrebbe fare in futuro quel salto per agganciarsi ai grandi movimenti economici e competitivi internazionali”.

Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale
Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale

Che ruolo sta ricoprendo il Sistema politico nell’accompagnare il Sistema delle imprese verso il digitale?
“Il Ministro Calenda ha saputo capire la valenza strategica delle nuove tecnologie nell’economia e ha messo il Digitale al centro della politica economica del Governo. Sono stati diversi i programmi di incentivo messi in campo: iper e super ammortamento e i vantaggi fiscali per la ricerca e sviluppo che hanno già prodotto i loro effetti.
All’inizio del 2018 sono state presentate le linee guida del nuovo Piano Nazionale che da Industria diventa “Impresa 4.0”. Le azioni puntano sul consolidamento degli investimenti in innovazione e il potenziamento degli investimenti in capitale umano. Il Governo ha infatti messo in campo delle risorse per il tema fondamentale della formazione, a partire dalle scuole, con un incremento della specializzazione negli Istituti tecnici Superiori, per arrivare poi alle imprese, dove oggi abbiamo bisogno di più tecnici, di specialisti in meccatronica, in scienza dei dati, in cloud, in tutte queste nuove tecnologie. Possiamo affermare che finalmente abbiamo avuto un programma che ha dotato il paese con tutti gli strumenti per guardare avanti”.

Come sta rispondendo il Sistema imprenditoriale?
“Stiamo ridisegnando le imprese, i distretti, le filiere e i territori, stiamo in sostanza ridando al nostro sistema imprenditoriale la forza per competere. Perché a differenza delle altre fasi di trasformazione tecnologica, oggi stiamo parlando di un modo diverso di gestire l’impresa, di rivedere la catena logistica, di connettere le macchine nelle linee di produzione, di integrare i clienti attraverso i social per capirne gli umori e le tendenze, si tratta di rivoltare l’intera struttura operativa della società. In Italia abbiamo tantissimi casi di aziende di tutti i settori e tutte le dimensioni che hanno cavalcato la rivoluzione tecnologica di Internet e sono riuscite a crescere in termini di profitto e market share. Molte altre aziende però non lo hanno capito e sono rimaste al palo. Ora tocca a noi, imprenditori e manager, far capire ai nostri collaboratori che il digitale non è un’opzione, ma è l’unica maniera per poter sopravvivere in modo sostenibile e per poter competere”.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa fase di transizione? Cosa si auspica?
“In questo momento siamo in una fase veramente delicata. Abbiamo superato la fase zero, quella della consapevolezza, adesso dobbiamo entrare nella fase concreta di progettazione: un progetto di integrazione digitale per ogni impresa. Questo deve essere l’imperativo su cui tutti quanti noi ci dobbiamo impegnare.
Abbiamo davanti una fase di incertezza politica, mi auspico che la tecnologia e il digitale venga rimessa al centro della politica economica del Paese. Ma nell’attesa non possiamo star fermi. Impresa 4.0 non è uno slogan di marketing, è il modo in cui stiamo ridisegnando l’economia del nostro paese”.

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