La digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione è un processo complesso, all’interno di esso la complessità aumenta quando la digitalizzazione si innesta nel sistema scolastico, perché in questo caso la pianificazione degli obiettivi si scontra con un’effettiva carenza di infrastrutture.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha condotto un’analisi, Educare Digitale, attraverso la quale fornisce una fotografia del processo di digitalizzazione del sistema scolastico italiano ed esplora poi gli altri fattori abilitanti per la completa integrazione delle tecnologie digitali nel sistema scolastico. Lo fa proprio a partire dalla misurazione del livello di infrastrutturazione digitale da cui sono emerse importanti e sistematiche differenze geografiche, di territorio, legate a dimensione e grado degli istituti scolastici.

La dotazione di strumenti e servizi rappresenta poi solo la punta dell’iceberg del problema che richiede anche l’affiancamento di un corpo docente che, messo nella condizioni di farlo, possa trasmettere conoscenza ai ragazzi e cultura della gestione digitale. 

Tre problemi: banda larga, rete e servizi, didattica

Tre le questioni principali e le priorità: una connessione Internet a banda larga efficiente, la rete (con manutenzione e aggiornamento per evitare veloce obsolescenza tecnica) con i servizi, la didattica. Potremmo dire: tutto quello che non si è visto in questi anni, almeno su parte del territorio. Il primo dato eclatante infatti riguarda proprio Internet.

Senza nemmeno prendere in considerazione la velocità di collegamento, l’evidenza più grave è la mancanza di un collegamento nel 3% degli istituti scolastici (soprattutto sono edifici della scuola primaria del sud del Paese), una percentuale che lievita quando si guarda invece alla copertura complessiva del plesso scolastico.

Decisamente eterogenea è anche l’organizzazione della didattica. Siamo di fronte ad un processo ancora da completare.

Lo studio Agcom sui dati Miur propone un approccio metodologico che parte dal monitoraggio della situazione sul campo, ma attende anche l’utilizzo effettivo dei dati per indirizzare in modo efficace gli obiettivi con i giusti strumenti.

Bussola anche per questo percorso è  l’Agenda Digitale che fissa, a livello europeo, una serie di obiettivi che ciascun paese dell’Unione Europea (UE) dovrà raggiungere entro il 2020 in un contesto in cui l’indice complessivo Desi 2018 (Digital Economy and Society Index), attraverso il quale la Commissione Europea misura il livello di attuazione dell’Agenda Digitale da parte dei singoli Stati membri, fotografa l’Italia al 25esimo posto su 28 Paesi.

Particolare attenzione poi va posta sul fatto che le nuove generazioni nascono e vivono in un contesto digitale. L’Autorità ha già studiato il ruolo svolto dalle nuove generazioni, i cosiddetti Millennial e la seguente generazione Z e i relativi effetti prodotti nel determinare gli schemi comportamentali nell’adozione delle tecnologie digitali.

Recita il rapporto: “Il sistema scolastico è chiaro come rappresenti uno dei fattori in grado di accelerare il processo di digitalizzazione e di moltiplicarne gli effetti in termini di benessere sociale, proprio perché la scuola forma i cittadini del futuro che saranno, in ogni caso e inevitabilmente, sempre più digitalizzati”.

Per raggiungere gli obiettivi la Comunità Europea ha stanziato circa 45 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, per supportare gli stati membri in materia di istruzione e formazione e sostenere lo sviluppo delle competenze, suddivisi tra Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale e programma Erasmus+, ma ha anche richiamato i Paesi ad attuare politiche volte ad “integrare l’apprendimento elettronico per modernizzare l’istruzione e la formazione, anche nei programmi, nella valutazione dei risultati formativi e nello sviluppo professionale di insegnanti e formatori”.

Se proviamo a considerare due aspetti di base per la scuola digitale: banda larga e disponibilità di strumenti di computing, i dati non sono di conforto se rapportati alla situazione della scuola negli altri Paesi, per quanto l’ultimo censimento della Comunità Europea risulti a questo punto datato (riferimento al 2012).

Non c’è scuola digitale senza banda larga

Per quanto riguarda la banda larga i dati non includono i risultati di Germania, Olanda e Regno Unito, ma un aspetto significativo è rappresentato dalla percentuale italiana di alunni, più alta rispetto alla media, che non dispongono di una connessione a banda larga e, contemporaneamente, dalle percentuali più basse di connessioni ad alte velocità. In linea con l’andamento europeo, invece, risulta essere la correlazione positiva tra il grado scolastico e la presenza di connessioni più veloci.

Velocità di connessione delle nostre scuole vs scuole europee
Velocità di connessione delle nostre scuole vs scuole europee

Per quanto riguarda la disponibilità di computer la figura sottolinea la presenza di un divario infrastrutturale tra l’Italia e i paesi europei, in quanto il numero di studenti per Pc risulta doppio se non quadruplo rispetto alle media europea.
E’ importante quindi il monitoraggio della strumentazione tecnologica a disposizione delle scuole per consentire una più oculata distribuzione delle risorse economiche necessarie al completo sviluppo digitale. 

Numeo degli studenti con il computer rispetto a UE
Numero degli studenti con il computer rispetto a UE

Non si tratta di situazioni statiche da allora, tutt’altro. Per esempio sull banda larga la strategia italiana in linea con quanto indicato nell’Agenda Digitale Europea, ha definito come prioritaria la copertura ad almeno 100 Mbps delle sedi della PA, ivi incluse le scuole, entro il 2020.

Di conseguenza, la Comunità Europea ha inserito le scuole, insieme ai poli di trasporto (quali stazioni ferroviarie, porti, etc.) e ai fornitori di servizi pubblici, fra i principali motori dello sviluppo socioeconomico e, proprio per questo, ne ha programmato la copertura con infrastrutture capaci di garantire almeno 1 Gbps entro il 2025. I dati di oggi, lo ripetiamo, dicono che il 3% degli edifici scolastici risulta ancora privo di qualunque connessione; scuole prevalentemente primarie e dislocate per la maggior parte nel sud Italia.

L’aspetto infrastrutturale delle scuole è strettamente legato a quello più generale concernente la cablatura degli edifici alla rete di comunicazione in banda larga ed ultralarga.

Insieme all’infrastruttura servono i servizi

Come riportato nella Relazione Annuale 2018 dell’Autorità al Parlamento, i dati sulla copertura di rete a banda ultra larga del territorio italiano, ossia in grado di supportare connessioni con velocità superiori ai 30 Mbps, evidenziano come le unità immobiliari raggiunte dalla fibra ottica in rete primaria a dicembre 2017 – tra cui anche quelle di pertinenza dello Stato e quindi anche le scuole – abbiano superato il 64% del totale.
Si tratta di circa 21 milioni di unità a fronte di 32,7 milioni di abitazioni e di edifici considerati, registrando una consistente crescita rispetto al 50% circa del 2016.

Tasso di penetrazione nella scuola dei servizi ultra broadband
Tasso di penetrazione nella scuola dei servizi ultra broadband

Si è fatto tanto, ma non si è fatto tutto. Perché, soprattutto, emerge che anche la penetrazione di servizi a banda ultralarga nelle scuole italiane, in linea con quella più generale riguardante la popolazione e le famiglie, presenta un notevole gap rispetto alla potenziale disponibilità di servizi.

Problemi di disponibilità però che si associano ad una bassa propensione all’uso di tecnologie digitali a scopi didattici e amministrativi; in tal senso, la spinta dal basso, cioè dal corpo docenti e dagli studenti, può rappresentare un forte stimolo alla realizzazione di una rete telematica in una scuola.

Didattica digitale

La disponibilità di una connessione ad Internet ultrabroadband e di una rete telematica rappresenta un elemento fondamentale per l’utilizzo efficace delle tecnologie nell’insegnamento; si pensi, per esempio, alla consultazione di documenti in rete e ai lavori collaborativi tra studenti della stessa classe o di classi differenti, alla partecipazione a classi multimediali anche al di fuori dei confini nazionali, al coinvolgimento di ragazzi impossibilitati alla presenza in aula e allo scambio interculturale fra classi di studenti.

Frequenza di attività digitali
Frequenza di attività digitali

In relazione alle competenze digitali del corpo docente, va sottolineato che esse non risultano uniformemente distribuite; in media, il 47% dei docenti
delle scuole italiane utilizza con frequenza quotidiana strumenti digitali nello svolgimento delle proprie attività didattiche a fronte di un 5% che invece non li utilizza mai.

Con l’espressione “strumenti digitali” non si fa riferimento alla sola connessione a internet, seppure elemento fondamentale, ma anche a qualsiasi supporto (device) innovativo il cui funzionamento può avvenire anche off line (lavagne luminose, utilizzo di software offline, ecc.). In particolare, nelle scuole dotate di una connessione a banda ultra larga, la media dei docenti che utilizza tutti i giorni strumenti digitali nella didattica sale al 51%.

La digitalizzazione dei processi

Un rapido riferimento merita anche l’aspetto inerente alla digitalizzazione dei processi amministrativi e gestionali delle scuole; a tale aspetto, infatti, il Pnsd (Piano Nazionale per la Scuola Digitale) ha dato grande enfasi nella consapevolezza che i miglioramenti educativi passino anche attraverso una sapiente ed oculata gestione amministrativa delle risorse.

L’analisi si è focalizzata su 6 processi amministrativi ritenuti fondamentali per una gestione efficace di una scuola, anche sulla base di quanto evidenziato dal Piano triennale per l’informatica nella PA 2017 – 2019. Si tratta dei seguenti aspetti che riprendiamo come indicati nel rapporto:

  • la gestione dei pagamenti (es. tasse, contributi delle famiglie, ecc.);
  • il protocollo informatico e la gestione documentale;
  • la conservazione sostitutiva dei documenti informatici;
  • la gestione economico-finanziaria e patrimoniale (es. gestione del bilancio, inventario, fatturazione, ecc.);
  • la gestione del personale;
  • la gestione degli alunni (es. presenze, assenze, anagrafe, ecc.).
Percentuale di scuole con processi digitalizzati
Percentuale di scuole con processi digitalizzati

Il dato complessivo che emerge è quello di un sistema scuola che deve completare una parte rilevante della digitalizzazione amministrativa.

Emerge infatti che circa il 63% delle scuole ha interamente digitalizzato il ciclo della gestione economico-finanziaria e patrimoniale, ma solo il 21,5% degli istituti ha completato quello della gestione dei pagamenti, mentre per gli altri processi si registrano percentuali intermedie di informatizzazione.

Prossimi obiettivi

Come emerso dall’analisi dei dati, il processo di digitalizzazione del sistema scolastico italiano deve far fronte, al pari di quanto riscontrato più in generale per le famiglie e gli individui, anche ad una bassa propensione alla sottoscrizione di contratti di servizi a banda ultra-larga, nonostante la disponibilità potenziale di tali servizi sia largamente diffusa su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda gli obiettivi didattici e di performance propri di una scuola digitale, i risultati dell’analisi suggeriscono che sarebbe opportuno intensificare le iniziative a sostegno dello sviluppo di competenze e di cultura digitale, in particolare quelle che mirano ad affinare le capacità tecniche di docenti e studenti, quelle volte all’apprendimento e all’approfondimento di nuove metodologie didattiche e pedagogiche, più costruttive e con
le quali migliorare i processi di apprendimento, le esperienze e il saper fare.

Macro Obiettivi e impalcatura metodologica

La percentuale dei docenti che quotidianamente si avvale di strumenti digitali per le proprie lezioni è ancora molto bassa (in media solo il 47% circa) rispetto alle prospettive di innovazione che la digitalizzazione consente di intravedere.

Si rendono, dunque, necessari investimenti in corsi e percorsi formativi volti a
sperimentare nuovi modelli cognitivi di apprendimento che superino la tradizionale lezione frontale e unidirezionale, utili anche a comprendere le potenzialità della tecnologia e a tradurle in paradigmi didattici innovativi.

Fondamentale è anche fare leva su un corpo docente più orientato al digitale e, quindi, tendenzialmente più giovane in termini di età anagrafica.

Occorre infine sperimentare nuovi modelli formativi basati anche sullo scambio culturale con altri Paesi partecipando a gruppi multidisciplinari, con lo specifico intento di creare un ambiente favorevole allo sviluppo della digitale della scuola (learning ecosystem).

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