Nel settore del lusso, le funzioni legate alla gestione finance hanno assunto oramai da almeno dieci anni una centralità decisamente più marcata rispetto al perimetro storico che in precedenza poteva essere smarcato come semplice contabilità. Per le aziende più conosciute del settore, la combinazione tra presenza internazionale, rete retail diffusa e gestione multivaluta ha trasformato la tesoreria in uno snodo critico per la pianificazione e il controllo: ogni boutique nel mondo genera ogni giorno transazioni di pagamento elettronico, contanti, voucher, gift card e operazioni interbancarie che devono essere riconciliate, registrate e ricondotte a un’unica visione. La precisione della conoscenza della posizione finanziaria diventa, in altre parole, una precondizione per le decisioni di business. 

Il contesto

Il quadro si complica per i grup pi multibrand, dove la Tesoreria deve riflettere una struttura articolata su più legal entity, ciascuna con i propri conti, i propri istituti bancari di riferimento, i propri flussi. Senza un governo centralizzato dei dati finanziari, ogni decisione di liquidità — un investimento, un’acquisizione di stock, l’apertura di una nuova boutique — si fonda su informazioni frammentarie, ricostruite a posteriori attraverso lavoro manuale di riconciliazione. Per un settore in cui la velocità di reazione alle dinamiche di mercato è spesso un vantaggio competitivo, è un limite strutturale.
Il punto di osservazione che il caso Damiani offre è proprio questo: la digitalizzazione della tesoreria non come operazione tecnologica di efficientamento, ma come infrastruttura abilitante per una crescita internazionale che impone standard finanziari paragonabili a quelli dei grandi player globali del lusso. È un passaggio di scala che molte realtà italiane del comparto si trovano ad affrontare, e che ridefinisce il rapporto tra direzione finanziaria, sistemi informativi e governance del Gruppo.

Il bisogno

Il Gruppo Damiani è una realtà italiana del lusso fondata nel 1924 a Valenza, ancora oggi controllata dalla famiglia fondatrice — caso unico nella gioielleria italiana. Attorno allo storico marchio di alta gioielleria Damiani, il Gruppo ha costruito nel tempo un portafoglio di marchi complementari: i brand di gioielleria Salvini, Bliss e Calderoni, la storica vetreria artistica di Murano Venini e Rocca, catena multibrand di orologi e gioielli di lusso fondata nel 1794 — unica nel suo genere in Italia. È un assetto che rappresenta uno dei poli più articolati dell’eccellenza orafa e dell’artigianato di lusso italiani, presente con boutique monomarca nelle principali capitali del lusso e distribuito nei principali department store internazionali.
La continua crescita internazionale del Gruppo e l’espansione della rete retail hanno progressivamente accresciuto la complessità della gestione finanziaria, rendendo necessaria una risposta strutturata. La gestione degli incassi è uno degli aspetti più sfidanti: con una rete di oltre 150 boutique nel mondo, ogni punto vendita genera quotidianamente transazioni che devono essere monitorate, riconciliate e registrate dalla Tesoreria. La molteplicità dei flussi — amplificata da una struttura articolata su più legal entity — rendeva i processi di riconciliazione onerosi e i tempi operativi elevati.

Iacopo Martini, Cfo di Gruppo Damiani
Iacopo Martini, Cfo di Gruppo Damiani

Il bisogno è duplice. Sul piano operativo, è l’esigenza concreta di ridurre il peso del lavoro manuale di riconciliazione e di restituire alla Tesoreria una visione in tempo reale dei flussi. Sul piano strategico, l’obiettivo è costruire un’infrastruttura finanziaria coerente con le ambizioni internazionali del Gruppo: Iacopo Martini, Cfo di Gruppo Damiani, lo inquadra  come parte di un percorso più ampio di adeguamento di processi e sistemi agli standard dei grandi player del lusso”, una finalità che — sempre nelle sue parole — “non può prescindere da solide fondamenta come la pianificazione e gestione puntuale dei flussi di cassa”. Questa lettura è importante perché chiarisce il senso del progetto. La tesoreria, per Damiani, non è un’area di back office da efficientare in modo isolato, ma una delle fondamenta su cui poggia la possibilità stessa di competere a livello globale. Lo stesso Martini usa un’immagine architettonica per descrivere il senso dell’intervento: “per costruire un palazzo solido, occorre gettare fondamenta altrettanto solide”, e considera l’implementazione del sistema “un passo fondamentale per arrivare ad avere una Tesoreria efficiente, moderna ed automatizzata”.

Il metodo e la scelta

Il metodo scelto da Damiani non èdi un intervento puntuale su singole criticità, ma quello di un percorso strutturato di digitalizzazione e valorizzazione complessiva della tesoreria, con l’obiettivo di centralizzare la gestione dei flussi finanziari e costruire una base operativa più efficiente e strutturata. È una scelta metodologica che riflette la natura del bisogno: senza una visione d’insieme, qualsiasi automazione locale avrebbe rischiato di replicare la frammentazione preesistente, aggiungendo soltanto velocità ai processi esistenti.

Per quanto riguarda la scelta del partner tecnologico, il Gruppo si rivolge a Piteco, software house italiana di soluzioni gestionali per la tesoreria e la pianificazione finanziaria, controllata da Zucchetti. Piteco – headquarter a Milano, 130 dipendenti e una base installata internazionale di oltre 650 gruppi nazionali e internazionali nei diversi settori industriali – è in grado di portare nei progetti pattern operativi consolidati. La scelta di un partner specializzato nel cash management e nella pianificazione finanziaria, anziché di una soluzione orizzontale, riflette la natura del bisogno di Damiani: l’efficienza della tesoreria dipende infatti dalla profondità funzionale del sistema, non dalla sua trasversalità.

Il percorso si articola in due fasi consecutive. La prima, propedeutica, è un’attività di assessment e riorganizzazione dei processi: prima di portare un nuovo software, il Gruppo mappa le pratiche operative esistenti, individua le aree di intervento e definisce il modello organizzativo target. È una fase spesso sottovalutata nei progetti di digitalizzazione, ma decisiva: il sistema, una volta installato, riflette inevitabilmente le decisioni prese in questa fase preliminare. La seconda fase riguarda l’implementazione vera e propria della piattaforma di gestione centralizzata dei movimenti finanziari del Gruppo, condotta, dato significativo, in soli tre mesi.

La soluzione

Viene implementata la piattaforma Piteco come sistema centralizzato di gestione dei movimenti finanziari del Gruppo Damiani, con l’obiettivo di unificare in un’unica architettura la conoscenza e il governo dei flussi prodotti dalle diverse legal entity e dalle oltre 150 boutique della rete retail. L’impostazione è quella di una tesoreria che opera come funzione di Gruppo, non come somma di tesorerie locali – un cambio di paradigma rispetto alla logica precedente, in cui ogni entità tendeva a gestire i propri rapporti bancari in modo relativamente autonomo.
Per quanto riguarda gli incassi retail, l’intervento automatizza l’abbinamento degli accrediti generati dai punti vendita con le relative scritture contabili. Il sistema riceve quotidianamente i flussi bancari, li interpreta, li abbina alle vendite e li registra senza intervento manuale in tutti i casi in cui la corrispondenza è univoca. È un cambiamento operativo importante: in un retail multibrand e multimercato, la quota di transazioni che richiede controllo umano per essere riconciliata è infatti una delle principali voci di carico operativo per la tesoreria.
Sul fronte dei pagamenti, la digitalizzazione dei processi porta a un governo centralizzato e sicuro delle disposizioni del Gruppo: le richieste di pagamento confluiscono in un’unica piattaforma di tesoreria, dove sono validate, approvate e tracciate, con miglioramenti sia sulla tracciabilità sia sul controllo dei flussi in uscita. La centralizzazione produce un duplice effetto: riduce il rischio operativo e di frode, e fornisce alla direzione finanziaria un quadro unitario delle disposizioni in corso, indipendentemente dalla legal entity che le ha generate.

I vantaggi

Gli effetti del progetto si articolano su tre piani. Il primo è operativo, e misurabile in numeri. Oggi il 75% degli accrediti dei punti vendita viene abbinato e registrato automaticamente, con una netta riduzione delle attività manuali di riconciliazione. Sul perimetro più ampio del cash management aziendale, l’80% dei movimenti bancari è gestito in modo completamente automatico. Sono dati che traducono in cifre l’efficacia del modello centralizzato: la stragrande maggioranza del lavoro che prima richiedeva interventi puntuali avviene ora come flusso automatico, lasciando agli operatori della Tesoreria i casi che effettivamente richiedono giudizio e analisi.

Il secondo piano è la qualità del controllo finanziario. La tesoreria di Damiani dispone oggi di una visione centralizzata e in tempo reale della posizione finanziaria del gruppo, con una capacità di monitoraggio dei flussi e di gestione della liquidità sensibilmente più strutturata. Per un’organizzazione internazionale, questo significa poter prendere decisioni di liquidità – coperture, allocazioni, finanziamenti – su dati aggiornati e affidabili, anziché su stime ricostruite a posteriori.

Paolo Virenti
Paolo Virenti, Ceo di Piteco

Il terzo piano è strategico, e riguarda il ruolo stesso della funzione finanziaria all’interno del Gruppo. Quando l’80% del lavoro transazionale diventa automatico, la tesoreria può dedicare le proprie risorse cognitive ad attività di analisi, pianificazione e supporto al business: in altre parole, diventa una funzione capace – per usare le parole di Paolo Virenti, Ceo di Piteco — di “supportare in modo concreto le decisioni del management e la crescita internazionale delle organizzazioni”. È un passaggio che Virenti inserisce in un quadro più ampio, in cui — secondo la sua lettura — la digitalizzazione della tesoreria è oggi “un elemento chiave per semplificare i processi operativi, migliorare la qualità del dato e garantire un controllo più puntuale dei flussi” nel settore del lusso.

I risultati raggiunti rappresentano un punto di partenza, non di arrivo. Damiani punta a rafforzare l’integrazione delle operazioni internazionali, con particolare attenzione ai mercati di Giappone e Corea, e a consolidare le attività di pianificazione finanziaria, proseguendo nel percorso di centralizzazione della Tesoreria a livello di Gruppo. La logica del progetto, in altre parole, non si esaurisce nei numeri sul tasso di automazione, ma costruisce le condizioni — tornando all’immagine di Martini delle fondamenta solide — perché il Gruppo possa affrontare i prossimi passi di crescita internazionale con un’infrastruttura finanziaria all’altezza dei propri obiettivi. Il caso indica come la digitalizzazione della tesoreria sia diventata, per le aziende italiane del lusso che competono a livello globale, una delle leve meno visibili ma più decisive della scalabilità del business.

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