Il fintech europeo si presenta al 2026 in fase di riassestamento che combina segnali di ripresa e nuove fragilità. Alla crescita tornata visibile sul fronte degli investimenti si affiancano infatti pressioni che arrivano dal contesto geopolitico, dall’evoluzione normativa e dall’aumento della superficie di rischio digitale. In questo scenario, intelligenza artificiale, digital asset e cybersecurity non rappresentano più ambiti separati, ma fattori che ridefiniscono insieme modelli operativi, priorità strategiche e rapporti tra startup fintech, banche e grandi operatori tecnologici.

Il finanziamento del fintech

Negli ultimi anni, se da un lato la customer base del settore fintech è sempre stata costantemente in aumento, la lettura dei dati sugli investimenti ha generato inaspettati e interessanti spunti di riflessione. Come riporta Kpmg (Pulse of Fintech H2 2025 — Global insights), tra il 2021 e il 2024 i dati sugli investimenti e sui deal nel settore fintech hanno mostrato una tendenza generale alla diminuzione, dopo il picco registrato negli anni immediatamente successivi alla pandemia. Per esempio, per quanto riguarda i dati sull’area Emea, si è passati da 2.709 miliardi di dollari  considerando le operazioni di venture capital, private equity e merge e acquisizioni registrati nel 2022 – ai 1.803 miliardi di dollari registrati nel 2024. Nel 2025, invece, il mercato ha evidenziato segnali di ripresa, con un ulteriore incremento sia dei capitali investiti sia del numero di operazioni, spinti sia dal settore dei digital asset (+70% su base annua tra 2024 e 2025 in termini di investimenti), che dagli investimenti legati alle AI fintech. Anche il 2026 è iniziato con prospettive di crescita importanti: in questo quadro, si inserisce, ad esempio, la recente notizia del rilascio della licenza bancaria a Revolut nel Regno Unito, che  non solo consolida l’azienda come fintech leader (a fine 2025 ha raggiunto il valore record di 75 miliardi di Dollari), ma la propone come competitor dei principali gruppi bancari.

Top 10 investimenti
La Top Ten delle operazioni fintech negli ultimi due anni (fonte: Report Pulse of Fintech, 2024 e 2025, Kpmg)

Il contesto geopolitico e l’impatto sui mercati finance

Negli stessi anni, il contesto geopolitico è stato caratterizzato da sempre crescenti tensioni, portando ad un aumento generale di incertezza per le imprese, che, a seguito di tali eventi, tendono a rimandare o ridurre nuovi progetti produttivi e commerciali. Inoltre, sanzioni economiche, restrizioni commerciali e difficoltà nei trasporti internazionali possono interrompere il flusso di materie prime e componenti, rendendo le supply chain più fragili e meno efficienti. Allo stesso tempo, queste tensioni si riflettono anche sui mercati finanziari, generando volatilità, riducendo la fiducia degli investitori e spingendo i capitali verso asset considerati più sicuri. Secondo recenti stime divulgate nel Gobal Financial Stability Report dell’International Monetary Fund, in risposta ad uno shock geopolitico, i prezzi azionari a livello medio reagiscono con un calo dello 0,3% circa, generando un effetto persistente che dura almeno due anni dopo tale shock. Inoltre, i rendimenti medi azionari mensili diminuiscono di circa un punto percentuale nel mese in cui si verifica uno shock geopolitico domestico di grande rilevanza. Questo effetto è particolarmente importante: basti pensare che il rendimento medio azionario mensile è pari a circa lo 0,6% nel campione analizzato nel report. Il possibile effetto di uno shock geopolitico sul sistema bancario e sul settore fintech è complesso.

Le dinamiche fintech banking
Le dinamiche fintech banking nelle fasi di shock geopolitici

Se da un lato, gli shock geopolitici influenzano l’economia secondo meccanismi tradizionali, come ad esempio l’aumento dell’incertezza, il reindirizzamento dei flussi di capitale tra Paesi e pressioni inflazionistiche, tipicamente sulle materie prime, le tecnologie fintech introducono nuovi canali attraverso cui uno shock geopolitico può influenzare il sistema finanziario. I digital asset come criptovalute e token possono diventare strumenti alternativi per trasferire valore a livello internazionale soprattutto quando i canali finanziari tradizionali sono limitati da sanzioni o restrizioni. Infatti, data la caratteristica dinamicità del mercato delle criptovalute, questa permette agli investitori di reagire istantaneamente alle variazioni di prezzo o alle notizie rilevanti. Ad esempio, in data 28 febbraio, all’inizio dello scoppio delle azioni militari in Iran del 2026, un bitcoin veniva scambiato per circa 65mila dollari, mentre, nell’ultima settimana ha raggiunto addirittura valori superiori ai 73mila dollari, di fatto mostrando nei grandi eventi geopolitici una resistenza a tali shock maggiore rispetto agli asset tradizionali.

Un altro elemento centrale è la cybersecurity. In contesti di tensione geopolitica aumenta il rischio di attacchi informatici contro banche, infrastrutture di pagamento e piattaforme fintech. Questo rende necessario rafforzare i sistemi di difesa digitale per proteggere dati, transazioni e stabilità finanziaria. Parallelamente, anche il settore RegTech si trova ad affrontare nuove sfide. Questo ambito, composto prevalentemente da startup che supportano istituzioni finanziarie e imprese nelle attività di compliance, si confronta con l’analisi di normative sempre più complesse, tra cui sanzioni internazionali, requisiti antiriciclaggio e controlli sulle transazioni.

Prospettive 2026, anno di svolta

Nel corso del 2026, la relazione tra fintech e sistema finanziario continuerà a evolvere in un contesto caratterizzato da innovazione tecnologica accelerata, crescente attenzione regolatoria e nuove dinamiche geopolitiche. Le imprese fintech svolgono un ruolo sempre più rilevante nell’offerta di servizi finanziari digitali, ma devono operare all’interno di un ambiente complesso e in rapido cambiamento. In questo scenario, il 2026 si prospetta caratterizzato da un’intensificazione delle sfide normative, tecnologiche e geopolitiche, che richiederanno agli operatori fintech e alle istituzioni finanziarie una crescente capacità di adattamento, cooperazione e gestione dei rischi.

Il primo tema fondamentale è, ovviamente, come l’AI sarà sempre più centrale all’interno dei processi bancari. Già nel corso degli ultimi due anni l’intelligenza artificiale è stata introdotta sia nella gestione dei dati e che nelle fasi più operative, nelle quali l’utilizzo di AI può ridurre drasticamente anche costi operativi. Tuttavia, se da un lato l’AI sarà centrale nelle operazioni bancarie, dall’altro lato il suo utilizzo dovrà fare i conti con gli attacchi informatici.  Anche il cybercrime ricorre sempre più spesso a strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare le campagne di phishing, lo sviluppo di malware e altre fasi del ciclo di vita degli attacchi informatici. In questo contesto, l’aumento delle tensioni internazionali e del rischio geopolitico contribuisce ad amplificare le minacce informatiche, rendendo la sicurezza digitale un elemento sempre più strategico per la stabilità del sistema finanziario.

Il secondo grande tema che impatterà il sistema europeo nel 2026 riguarda il settore dei digital asset. A fine 2025 è stata annunciata da un consorzio di diverse banche europee (tra le quali, Unicredit, Ing e Banca Sella) una nuova stablecoin denominata in Euro, prevista per l’emissione nella seconda metà del 2026. L’obiettivo è coprire un importante gap di mercato lanciando una stablecoin che consente l’accesso 24/7 a pagamenti transfrontalieri quasi istantanei e a basso costo.

L’ultima prospettiva che si vuole sottolineare riguarda su le interazioni (dirette e indirette) tra fintech e sistema bancario. Gli investimenti, anche se in ripresa nel 2025, mostrano come negli ultimi anni si sia andati verso partnership strategiche tra istituzioni finanziari e grandi aziende tecnologiche rispetto alle startup. Queste ultime, tuttavia, rimangono attori fondamentali dell’ecosistema innovativo, poiché continuano a svolgere un ruolo di sviluppo di soluzioni tecnologiche ad alto contenuto innovativo. In questo contesto, le startup fintech operano spesso come laboratori di innovazione, introducendo nuovi modelli di business e servizi digitali che possono successivamente essere integrati e scalati dalle istituzioni finanziarie. Ne deriva un sistema sempre più interconnesso, in cui la competizione lascia progressivamente spazio a forme di cooperazione strategica, con l’obiettivo di combinare la capacità innovativa delle fintech con le risorse, la base clienti e la solidità regolamentare del settore bancario.

* Simone Boccaletti, ricercatore di Economia degli Intermediari Finanziari e Finanza Aziendale presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica, sede di Piacenza

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