La Svizzera guarda alle criptovalute e ha l’obiettivo di diventarne l’hub globale di riferimento. Dopo essere stata per anni un paradiso fiscale, la regione elvetica punta a diventare l’Eden per investitori e aziende interessate a puntare su questo settore.

Se in principio è stato il municipio-cantone di Zugo a consentire di pagare in bitcoin alcuni servizi pubblici (per un massimo di 200 franchi) ora la Crypto Valle sembra estendersi all’intera nazione.

La Svizzera ha, infatti, regolamentato le Ico (Initial coin offering), l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha pubblicato una guida pratica sul tema e i diversi Cantoni stanno provando a fornire informazioni chiare sull’utilizzo delle monete virtuali e sulla loro tassazione.

Se a nord della nazione, il centro di riferimento delle criptovalute è Zugo, a sud, i bitcoin hanno trovato il loro polo a Chiasso.

Nel comune al confine con il nostro Paese, infatti, da gennaio 2018 si possono pagare le imposte comunali tramite bitcoin fino a 250 franchi; inoltre, è sorta anche l’associazione Cryptopolis con l’obiettivo di diffondere la cultura della blockchain, la tecnologia alla base delle monete virtuali.

Lo sguardo, tuttavia, è rivolto anche al nord Italia e in particolare alla Lombardia, il territorio più limitrofo.

Il motivo? I 6 milioni di potenziali consumatori nel solo raggio di 50 km.

Diverse startup italiane hanno già varcato il confine alla ricerca del proprio eldorado ma a pochi passi (Milano si intende) non molto tempo tempo fa è sorto il primo FinTech District Italiano e lo stesso capoluogo milanese potrà giocare un ruolo importante nel ridisegnare i confini del settore finanziario.

La Criptovalley e la Criptopolis sembrano stiano andando in controtendenza rispetto ad alcuni Paesi che vogliono limitare l’uso dei bitcoin, USA e Cina su tutti, e all’andamento borsistico della stessa criptovaluta; la spiegazione, forse, sta nel fatto che gli elvetici credono alle future potenzialità della blockchain e non guardano esclusivamente all’utilizzo che l’ha resa famosa.

Certo, al momento le speranze con le quali si è cavalcata la “big wave” della blockchain non hanno ancora trovato un pieno riscontro e molti degli istituti finanziari che avevano avviato sperimentazioni su questa nuova tecnologia hanno rallentato o bloccato le loro iniziative rinviandole a tempi più maturi ma sarà inevitabile per le aziende (in generale) valutarne l’adozione.

Nonostante i dubbi, le perplessità e i rischi legati al tema, l’obiettivo sembra stia per essere centrato e presto potremo definire la Svizzera una “cripto-nazione”, come affermato da Johann Schneider-Ammann, Ministro dell’Economia svizzero.

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