Negli ultimi anni l’utilizzo del termine sovranità digitale è diventato frequente nel lessico dell’innovazione pubblica. Se ne discute nelle strategie europee, nei programmi di trasformazione digitale, nei convegni dedicati a cloud e intelligenza artificiale. Oggi, infatti, uno scenario geopolitico più instabile che in passato e l’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale danno sicuramente nuova spinta al dibattito. Spesso questi ragionamenti rischiano però di restare nozioni astratte, difficile da tradurre in decisioni operative concrete.

Da qui nasce il Decalogo per la sovranità digitale e l’autonomia strategica del sistema pubblico, promosso dal Csi e presentato il 6 maggio scorso a Torino: dieci principi pratici pensati per aiutare le pubbliche amministrazioni a orientare le proprie scelte tecnologiche quotidiane, con metodo e consapevolezza.
L’idea di fondo è semplice. La sovranità digitale non riguarda la tecnologia in sé, ma il modo in cui la si governa. Non è una questione di strumenti “giusti” o “sbagliati”, ma di controllo, trasparenza e capacità di scelta nel tempo. Un sistema pubblico è davvero sovrano quando può capire le tecnologie che utilizza, verificarle, farle evolvere e, se necessario, cambiarle senza perdere continuità e qualità dei servizi.

Il contesto in cui si inserisce il Decalogo è noto. La digitalizzazione ha reso le amministrazioni sempre più dipendenti da infrastrutture complesse: cloud, piattaforme applicative, sistemi di gestione dei dati, soluzioni di intelligenza artificiale. A questa complessità si è affiancato un forte rafforzamento del quadro normativo europeo, dalla protezione dei dati alla sicurezza informatica, fino alla regolazione dell’AI.

Negli ultimi vent’anni l’Europa ha costruito un impianto regolatorio importante, dal Gdpr all’AI Act fino alla Nis2, senza spingere però su una reale autonomia tecnologica. Quello che spesso è mancato, insomma, è un ponte tra regole e pratica. Un insieme di criteri chiari che aiutassero chi progetta e gestisce sistemi digitali a tradurre i principi generali in architetture, contratti, modelli organizzativi e scelte tecnologiche coerenti.
Il Decalogo nasce proprio per riempire questo spazio. Non propone modelli teorici, ma invita a porsi domande concrete: chi controlla realmente i dati? Le piattaforme sono progettate per evolvere? È possibile integrare nuove soluzioni senza ricostruire tutto da zero? Le competenze chiave restano all’interno dell’organizzazione? I sistemi sono resilienti e condivisibili?

Tra i punti centrali emergono alcuni temi ricorrenti: l’importanza degli standard aperti e dell’interoperabilità, la progettazione modulare delle piattaforme, la valorizzazione del software open source come leva di trasparenza e collaborazione, l’investimento continuo sulle competenze interne. Non come scelte ideologiche, ma come strumenti per mantenere nel tempo libertà di azione e qualità del servizio. Un capitolo fondamentale è quello dedicato all’intelligenza artificiale. Qui la sovranità digitale si traduce nella capacità di distinguere e governare in modo chiaro dati, modelli, processi decisionali e responsabilità. Progettare soluzioni di AI “controllabili” non è solo una precauzione tecnica, ma una condizione per garantire affidabilità, trasparenza e fiducia nei servizi pubblici.

Il percorso che ha portato alla definizione del Decalogo non nasce oggi. Csi ha iniziato a ragionare su questo tema 10 anni fa, quando è stato sviluppato il suo cloud open source, che oggi ospita più di 500 pubbliche amministrazioni. Un’esperienza che ha trovato nel tempo anche un dialogo costante con il livello europeo, portando l’attenzione su modelli collaborativi e sostenibili di innovazione pubblica.

Guardando avanti, l’obiettivo non è “certificare” la sovranità digitale, ma praticarla. Il Decalogo in questo senso è come una bussola: uno strumento di riferimento comune per amministrazioni, università, centri di ricerca e imprese che lavorano con il settore pubblico. Perché, in definitiva, la sovranità digitale non si costruisce con una singola tecnologia o con una scelta una tantum. Si costruisce nel tempo, attraverso decisioni coerenti, condivise e orientate al bene comune. E se l’obiettivo è quello di ottenere un ecosistema pubblico autonomo, resiliente e sostenibile, avere una rotta chiara fa la differenza.

Infografica - I dieci punti del decalogo Csi per la sovranità digitale
Infografica – I dieci punti del decalogo Csi per la sovranità digitale

*Pietro Pacini è direttore generale di Csi Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo), partner tecnologico per trasformazione digitale della pubblica amministrazione

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