Sapere con precisione che cosa corre sotto (e sopra) i chiusini i non è un semplice dettaglio tecnico, ma una condizione di base per la sicurezza e l’efficienza del Paese. Cavi in fibra, condotte del gas, reti idriche, linee elettriche e dorsali di telecomunicazione convivono in pochi metri di sottosuolo, spesso senza una mappa condivisa: ogni scavo non coordinato si traduce in costi più alti, ritardi e nel rischio concreto di danneggiare reti essenziali. Per le utility, per gli operatori di telecomunicazione e per la PA, disporre di un quadro accurato e aggiornato delle infrastrutture interrate è quindi un asset strategico: permette di pianificare gli interventi, condividere gli scavi, prevenire i guasti e ridurre l’impatto dei cantieri sulla vita dei cittadini. È su questo terreno che si colloca l’azione di Sinfi, il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture, che a dieci anni dalla sua istituzione avvia una nuova fase di sviluppo. Presentato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal dipartimento per la Trasformazione Digitale e da Infratel Italia, il Sistema è oggi riconosciuto come Banca Dati di Interesse Nazionale e rappresenta il riferimento per la mappatura e la gestione delle infrastrutture presenti nel soprasuolo e nel sottosuolo italiano.

Nato per favorire la diffusione della banda ultralarga e il coordinamento degli interventi infrastrutturali, il Sinfi si è progressivamente trasformato in uno strumento per la pianificazione territoriale, la condivisione delle infrastrutture, la riduzione dei costi di scavo e la prevenzione dei danneggiamenti alle reti. Da catasto digitale delle reti, in altre parole, è diventato una piattaforma per il governo del territorio. Il nuovo piano di sviluppo, sostenuto da un investimento complessivo di 69,9 milioni di euro, accompagnerà l’evoluzione della piattaforma verso la realizzazione del gemello digitale del sottosuolo nazionale. L’obiettivo è integrare strumenti avanzati di geo-intelligence, applicazioni di intelligenza artificiale e funzionalità predittive, così da passare da una rappresentazione statica delle reti a un modello capace di anticipare criticità e bisogni. “Il Sinfi rappresenta una leva strategica della nostra politica industriale a sostegno del sistema produttivo e sociale del Paese”, sottolinea Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Governare lo sviluppo dell’Italia, osserva, significa valorizzare le infrastrutture strategiche dal soprasuolo al sottosuolo fino al dominio marittimo, fondamentali per economia e sicurezza. Da qui la candidatura dell’Italia a ospitare il provvedimento europeo che estenderà la mappatura del Sinfi anche al dominio subacqueo.

Sul valore dell’iniziativa interviene anche Alessio Butti, sottosegretario con delega all’Innovazione Tecnologica e alla Transizione Digitale. Il Sinfi, spiega, entra in una nuova fase strategica e “si consolida come una delle infrastrutture digitali più importanti del Paese, evolvendo verso un gemello digitale del sottosuolo che integra geo-intelligence, interoperabilità dei dati e AI per migliorare pianificazione, sicurezza e gestione delle reti”. La valenza operativa del progetto è invece al centro dell’intervento di Pietro Piccinetti, amministratore delegato di Infratel Italia. “Il Sinfi rappresenta oggi molto più di una piattaforma tecnica: è un’infrastruttura abilitante della modernizzazione del Paese”, dichiara.

I vantaggi del Sistema Informativo Federato delle Infrastrutture

Con l’introduzione dell’AI, delle tecnologie predittive e del gemello digitale nazionale il Sistema offre la possibilità di anticipare criticità e bisogni, supportando decisioni più rapide, efficienti e sostenibili. A beneficiarne non saranno solo i sindaci e le società regionali, ma anche grandi aziende come Anas, Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, FiberCop, Inwit, Italgas, Open Fiber, Snam e Terna.

La differenza non è solo terminologica. Un gemello digitale del sottosuolo non si limita a fotografare lo stato delle reti, ma le mette in relazione con altri dati territoriali e ne consente la simulazione: diventa così possibile valutare in anticipo l’impatto di un nuovo intervento, individuare le sovrapposizioni tra reti diverse e stimare dove un guasto è più probabile. Per le utility e per gli operatori significa poter programmare manutenzioni e nuovi tracciati con un margine di errore ridotto; per la PA, disporre di una base informativa comune su cui coordinare autorizzazioni, scavi e politiche di sviluppo.
Sul piano concreto, la nuova fase progettuale prevede il potenziamento dei sistemi di digitalizzazione delle informazioni territoriali e l’introduzione di motori di AI per l’allineamento dinamico di toponimi e numerazioni civiche. È prevista inoltre la realizzazione del sistema WebGis Cantieri e Progetti, l’integrazione dei servizi sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati e il rafforzamento dello Sportello Unico delle Telecomunicazioni: un insieme di interventi che punta a rendere il dato infrastrutturale più accurato, interoperabile e immediatamente utilizzabile da chi pianifica e realizza i cantieri.

Sinfi Uno spaccato mappatura reti telco
Sinfi – Uno spaccato della mappatura reti telco

Un capitolo specifico riguarda i Comuni di minori dimensioni. Il piano dedica strumenti mirati al supporto degli enti con popolazione inferiore ai 50mila abitanti, spesso privi delle risorse tecniche necessarie per gestire in autonomia la mappatura delle infrastrutture. È un punto rilevante in chiave di riequilibrio territoriale, perché estende anche ai centri minori la possibilità di pianificare reti e cantieri con gli stessi strumenti a disposizione delle grandi città.

Con il nuovo piano di sviluppo il Sinfi si propone come base del futuro digitale del Paese: un ecosistema di dati integrati capace di orientare decisioni pubbliche e private, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rafforzare la competitività dell’Italia. Alla presentazione hanno preso parte numerosi rappresentanti di Regioni e Comuni — tra cui assessori regionali di Sicilia, Toscana e Friuli Venezia Giulia e diversi amministratori locali — a conferma di un progetto che chiama in causa l’intera filiera istituzionale, dal livello centrale a quello comunale.

All’iniziativa erano presenti anche gli ambasciatori di Mozambico, Kenya ed Egitto, interessati a uno strumento che potrebbe sostenere lo sviluppo del Piano Mattei, veicolando verso i Paesi africani l’ecosistema delle aziende italiane attive nel settore. Una prospettiva che colloca il Sinfi non soltanto come infrastruttura digitale nazionale, ma come possibile modello esportabile di gestione integrata delle reti, in cui la conoscenza precisa del sottosuolo diventa al tempo stesso fattore di sicurezza, leva di efficienza e strumento di politica industriale. È in questa convergenzatra dato territoriale, intelligenza artificiale e coordinamento istituzionale – che si misurerà nei prossimi anni la capacità del Sistema di tradurre l’investimento annunciato in benefici tangibili per imprese, amministrazioni e cittadini.

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