Sono trascorsi circa dieci anni dal lancio dei primi smartphone con il supporto eSim e la soluzione di Sim dematerializzata sembra ora pronta ad entrare in una nuova fase. La Global System for Mobile Communications Association (Gsma) parla di un passaggio dalla fase di accelerazione a quella di “scala”. L’eSim ha smesso sì di essere una tecnologia di nicchia, ma non ha di fatto prodotto ancora la rottura sismica che alcuni avevano previsto. La penetrazione globale resta modesta – stimata da Gsma al 5% a fine 2025 – mentre le connessioni smartphone con eSim sono attese in crescita fino a toccare i 4,9 miliardi entro il 2030. Per misurare il sentiment dell’ecosistema, Mobile World Live (Gsma) ha condotto l’eSim Survey Report 2026 raccogliendo le opinioni degli operatori della filiera mobile su maturità del settore, comportamento dei consumatori, IoT, sicurezza e compliance. Il campione è costituito per il 55% da technology provider (Mno, Mvno, piattaforme di connettività, system integrator), il 16% da aziende che gestiscono flotte IoT, il 6% sono vendor di dispositivi, e il 24% altri attori.

Economie di scala ancora lontane

Il quadro è quello di un mercato in transizione ordinata. Solo il 22% delle organizzazioni ha completato il deployment dell’eSim promuovendolo attivamente ai clienti; un altro 22% registra un deployment limitato, il 30% pianifica il rollout entro dodici mesi e il 26% non ha alcun piano. Coerentemente, il 45% afferma che meno del 5% della propria base usa dispositivi eSim-enabled, il 25% indica una quota tra 5% e 25%, e solo il 13% supera il 50% di adozione – dato che riflette probabilmente la presenza di possessori iPhone, dopo il passaggio di Apple all’eSim-only negli Usa nel 2022. Sul segmento che potrebbe maggior beneficio dall’eSim, il 35% indica i dispositivi IoT come principale area di valore, davanti quindi agli smartphone consumer (26%). Sul fronte commerciale, gli stessi rispondenti vedono nei dispositivi mobili personali il principale driver di adozione per il 2026 (43%), seguiti da tracking e logistica industriale (18%), smart metering (16%) e automotive (13%): una frammentazione che indica come, fuori dal consumer, nessuna verticale IoT abbia ancora raggiunto una posizione dominante.

Sgp.32, standard per sbloccare il potenziale nell’IoT

Buona parte delle aspettative del settore si concentra su Sgp.32, la specifica pensata per portare un’esperienza di tipo consumer nelle operazioni IoT senza richiedere ai dispositivi di avere schermo, utente o alimentazione costante. Introdotto nel 2023, testato nel biennio 2024-2025 e atteso al passaggio dalla fase pilota al deployment commerciale di massa nel 2026, lo standard è il più indicato nelle roadmap tecniche: il 27% lo identifica come scelta prioritaria, davanti a Sgp.22 consumer (22%) e al legacy Sgp.02 M2M (14%). Il dato più illuminante, tuttavia, è che il 37% dei rispondenti si dichiara ancora incerto su quale standard adottare. La consapevolezza resta limitata anche sulla readiness operativa: il 36% non conosce Sgp.32 o i suoi requisiti, il 21% lo sta studiando, il 17% ne valuta i requisiti implementativi. Solo il 16% è in fase di implementazione e appena il 10% dichiara piena compliance sulla propria rete. Sul modello di delivery, il 25% intende fare leva su un partner eSim integrandola nell’offerta di connettività IoT, l’11% punta a costruire una piattaforma in house, l’8% pensa di affidarsi all’SM-DP+ esistente raggiunto da piattaforme di terze parti.

Quale area di soluzioni ha maggiori probabilità di favorire l'adozione delle eSIM nella vostra azienda nel 2026?
Quale area di soluzioni ha maggiori probabilità di favorire l’adozione delle eSim nel 2026 (fonte: eSim Survey Report, Gsma, 2026)

Costi, modelli di business e ostacoli operativi

Sul fronte economico il giudizio è netto: il 60% degli operatori afferma che l’eSim oggi costa meno della Sim fisica, mentre solo il 10% sostiene il contrario; il 21% li ritiene equivalenti. Coerentemente, il principale impatto positivo dell’eSim sul business telco è la riduzione dei costi di acquisizione e distribuzione (26%), seguita dall’abilitazione di nuove revenue stream digitali (23%) e dal miglioramento di efficienza operativa e logistica (18%). Le difficoltà nello scalare l’eSim globalmente si distribuiscono in modo equilibrato: il 21% indica preoccupazioni regolatorie, di sicurezza e privacy; il 20% la limitata adozione e resistenza dei consumatori; il 17% la complessità operativa nell’integrare l’eSim nei cicli di vita della Sim fisica; il 14% il timore di un aumento del churn dovuto alla facilità di switch.

eSim nel consumer, manca consapevolezza

Una delle paure storiche legate all’eSim – l’esplosione del churn dovuta alla facilità di cambio operatore – non si è materializzata. La Gsma Intelligence ha dichiarato nel 2025 che l’eSim non ha avuto impatti sul churn nemmeno negli Usa, mercato di adozione più rapida. Per gli operatori i principali benefici della migrazione consumer sono efficienza e accesso a nuovi mercati: il 65% cita la riduzione dei costi, il 53% l’apertura di nuovi mercati. Coerentemente con il fenomeno travel, il 60% indica il setup di un nuovo telefono o l’upgrade come caso d’uso primario, il 55% il roaming, il 38% wearable e smartwatch. A dieci anni dal lancio, però, l’eSim non è ancora per nulla universale. La barriera principale, indicata dal 55% dei rispondenti, è la mancanza di awareness: i consumatori non sanno che la tecnologia esiste. Il 47% segnala la carenza di dispositivi compatibili – pur a fronte di 271 dispositivi eSim disponibili a fine 2024 – il 39% la paura di adottare nuove tecnologie, il 35% la complessità del processo di attivazione. Sul rollout, le sfide principali sono organizzative: il 45% indica nel coordinamento con partner (Oem, vendor eSim, entitlement provider) la difficoltà maggiore, il 41% l’integrazione tecnica. Significativo il dato sul roaming: il 45% non è ancora pienamente attivo nel segmento eSim travel.

I segmenti di mercato che potrebbero beneficiare di più di eSim
I segmenti di mercato che potrebbero beneficiare di più di eSim (fonte: eSim Survey Report, Gsma, 2026)

Enterprise IoT, form factor, profile activation e interoperabilità

L’IoT è l’area dove l’eSim ha già accumulato i risultati più concreti: secondo Kaleido, a fine 2024 erano 280 milioni i dispositivi IoT attivi con eSim. La capacità di switchare provider in remoto è considerata essenziale dal 30% dei rispondenti – per evitare lock-in e proteggersi da cambiamenti di business – e strategica dal 22%, che la usa per produrre un singolo Sku per più mercati. Sui form factor non emerge una scelta dominante: il 24% punta su Mff2 (5×6 mm), il 21% su Mff4 (2×2 mm), un altro 21% sull’iSim integrata nel SoC, l’11% sul Wafer-level Chip Scale Package; il 12% resta ancorato al D. Plug-in tradizionale.

Sull’attivazione dei profili, il 31% prevede di affidarsi al pre-installato dal produttore di eUICC, il 30% all’attivazione al primo power-on sul campo, il 20% all’attivazione post-deployment guidata da policy o eventi. Quanto alla gestione remota Sgp.32, il 27% non ha iniziato a valutare lo standard, il 26% lo ha messo in roadmap, l’11% è in pilot o scaling e solo il 10% è in produzione. Non c’è consenso su chi debba gestire il servizio: il 27% indica il connectivity service provider operativo, il 25% un modello condiviso Oem-Csp, il 24% il Csp iniziale. Tra gli ostacoli tecnici, il 27% indica l’interoperabilità – i profili dell’operatore A che non funzionano sull’eUicc del vendor B – il 23% la complessità di integrare eIM e SM-DP+, il 19% i costi del chip eSim.

Sicurezza e compliance con il Cyber Resilience Act

L’ultimo capitolo dello studio entra nel terreno della sicurezza, sempre più centrale man mano che l’eSim si estende all’IoT industriale. Le due principali preoccupazioni sono indicate dal 33% dei rispondenti: l’ampliamento della superficie di attacco legata al ciclo di vita del provisioning remoto e la complessità di governance e access control tra partner diversi; il 30% teme compromissioni nella supply chain. Sull’utilizzo dell’eSim come Hardware Root of Trust per IoT Safe – lo standard Gsma del 2021 – la maggioranza è ancora in valutazione (49%), il 17% utilizza un Secure Element o Tpm separato, il 18% gestisce la sicurezza a livello software, e solo il 16% ha già adottato l’eSim come root of trust. Pesa, soprattutto in Europa, l’arrivo del Cyber Resilience Act (Cra), pienamente applicabile da dicembre 2027 (con obblighi di reporting dal settembre 2026), che impone ai produttori di mantenere aggiornata la sicurezza dei dispositivi con elementi digitali per almeno cinque anni. Il 27% dei rispondenti sarà coinvolto come fornitore di componenti o software in prodotti CE-marked, il 25% come distributore o importatore, il 22% come produttore che immette direttamente prodotti sul mercato europeo. Un altro 25% non ha ancora chiarezza su come l’atto si applicherà alla propria attività.

La readiness rispetto all’obbligo dei cinque anni di update non è confortante: solo il 22% si dichiara “highly prepared”, con processi di Over-the-Air update consolidati; il 26% è parzialmente pronto, il 27% segnala che molti dispositivi sul campo non hanno la memoria e la potenza per cinque anni di patch, il 25% non ha alcun meccanismo di aggiornamento da remoto. Guardando ai prossimi 24-36 mesi, le capability di nuova generazione più richieste saranno l’identità hardware-backed per il provisioning (29%, includendo Fido2 e passkey), la readiness verso la crittografia post-quantistica (22%) e il patching automatizzato o AI-driven (22%). La compliance, peraltro, viene letta in chiave costruttiva: il 29% la considera un driver di business, il 33% un beneficio secondario, il 28% un costo necessario; solo il 10% la vede come ostacolo.

Cosa promettono i prossimi dieci anni

La fotografia che emerge dall’eSim Survey Report 2026 è in sintesi quella di un mercato che non ha mantenuto le promesse di rottura più radicali – il churn massivo, la marginalizzazione degli Mno – ma che si sta costruendo come infrastruttura abilitante. Travel ed enterprise mobility hanno aperto il primo capitolo, l’IoT industriale potrebbe scriverne uno molto più grande con il consolidamento di Sgp.32. La vera partita, suggerisce lo studio, non sarà più sull’adozione ma sull’esecuzione: interoperabilità, orchestrazione end-to-end del ciclo di vita, capacità di gestire compliance e cybersecurity su scala. La eSim deve dimostrare di saper cambiare davvero il modo in cui la connettività viene venduta, gestita e protetta.

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