E’ Boston ad ospitare quest’anno Ibm Think 2026, l’evento core del mondo Ibm che non solo tratteggia la roadmap degli annunci ma dà una visione completa di una Ibm che si posiziona come interlocutore privilegiato per le aziende enterprise. Questo il terreno di gioco, dove Big Blue scende in campo non solo portando novità tecnologiche – AI, hybrid cloud, quantum computing – ma un approccio consulenziale necessario per il cambio di passo che le aziende devono imprimere al loro essere azienda. Imposto oggi dall’intelligenza artificiale agentica che modifica i modelli di business ma funzionale domani alla prossima frontiera del quantum computing. La roadmap.

E’ il Ceo di Ibm, Arvind Krishna, ad aprire il keynote davanti a 5mila partecipanti da 80 paesi, sottolineando la portata tecnologica dell’evento (“il più ampio pacchetto di annunci sull’AI enterprise mai realizzato da Ibm”) con l’obiettivo di smetterla di parlare di sperimentazione ma di scalare alla fase successiva, in cui l’AI agentica adottata su larga scala migliora automazione, affidabilità dei dati, governance.

Arvind Krishna, Ceo di Ibm
Arvind Krishna, Ceo di Ibm

Un percorso che la stessa Ibm ha fatto, trasformandosi internamente, integrando l’AI nei processi operativi e decisionali, partendo dai dati e da modelli di hybrid cloud. “In Ibm abbiamo generato oltre 5 miliardi di dollari di produttività adottando la nostra AI nelle nostre operazioni”, precisa il Ceo in un incontro ristretto con la stampa internazionale, insieme a Rob Thomas, senior VP Software e chief commercial officer di Ibm.L’AI riguarda principalmente la produttività e la sua efficacia dipende dalla qualità dei dati, ma vogliamo guardare oltre: ovvero capire come le aziende possono sfruttare l’AI per diventare protagoniste nell’era dell’intelligenza artificiale. Si tratta di capire come gestiscono l’AI per l’automazione, per le operation, perché l’AI sia affidabile. Percorsi che stanno già facendo aziende come Nestlé, EY, Finanz Informatik, solo per citarne alcune, e Lockheed Martin”.

Anche se oggi la maggior parte delle aziende dice di investire in modo significativo nell’AI, poche la stanno utilizzando come elemento centrale del proprio business. “Quelle che stanno ottenendo risultati di rilievo hanno smesso di considerare l’AI come una raccolta di progetti e hanno iniziato a gestirla come un sistema connesso – continua Krishna -. I nostri prodotti hanno la capacità di fornire alle aziende una nuova modalità, un nuovo AI Operating Model”
Un modello operativo costruito su quattro sistemi integrati che lavorano insieme: dati, agenti, automation e hybrid cloud.Singolarmente, ognuna di queste tecnologie è una priorità che le aziende stanno già perseguendo ma solo se adottate tutte e quattro insieme costituiscono un cambio di passo – precisa Thomas –. Permettono di passare da un approccio che migliora le singole parti del business alla trasformazione complessiva del modo di fare business”.

Orchestrare il mondo degli agenti AI, gli annunci

Strumento di governo per questa trasformazione rimane la capacità di orchestrare la nuova generazione di agenti AI qualunque sia la loro origine (presentato Ibm watsonx Orchestrate). “Perché un conto è orchestrare una manciata di agenti, un conto è coordinarne migliaia su piattaforme diverse. In questo caso non si parla più solo di gestirli ma di garantirne affidabilità e tracciabilità in coerenza con le policy aziendali. Ora abbiamo un catalogo di centinaia di agenti forniti da altre aziende e continueremo a introdurre nuove funzionalità per la creazione di agenti personalizzati – spiega Thomas -. Aziende come ServiceNow, Salesforce, Adobe, solo per citarne alcune, hanno abilitato i loro agenti su watsonx Orchestrate“.

Inoltre gli sviluppatori hanno bisogno di tool che permettano di semplificare la creazione degli agenti AI con controlli di sicurezza integrati (rispondono a questo task Ibm Bob e Ibm Bob Premium Package per ambienti mainframe) già utilizzati dalla stessa Ibm, diventata così il primo beta tester della propria tecnologia. ”Si tratta della prima soluzione progettata per implementazioni multi-modello, sia in cloud che on-premise, per lo sviluppo di software – continua Thomas -. Annunciate anche nuove implementazioni di Ibm Concert, che applica l’intelligenza artificiale alle vulnerabilità di sicurezza”.

L’importanza di dati e cloud ibrido, sovranità

Una delle sfide più complicate riguarda la capacità di gestire la complessità dei dati, provenienti da sistemi frammentati, in ottica di automazione del business. Incalza il Ceo: “Grazie all’intelligenza artificiale, otterremo un aumento del 40% della produttività aziendale. Ma la cosa più importante è che il 60% delle aziende potrà avere nuove fonti di reddito e nuovi modelli di business, riuscendo a trasformare la produttività in crescita del fatturato, obiettivo ultimo di tutti i nostri clienti aziendali. Bisogna però agire laddove si trovano i dati, ma oltre il 70% è ancora all’interno di silos. Per questo motivo, dobbiamo integrare le nostre soluzioni con il cloud ibrido

Rob Thomas, Svp Software e chief commercial officer di Ibm
Rob Thomas, Svp Software e chief commercial officer di Ibm

Ma è la qualità dei dati che oggi frena il successo dei progetti. Lo dice Gartner, che stima il fallimento del 60% dei progetti di AI agentica nel 2026 a causa proprio della mancanza di dati pronti per l’AI perché ancora in silos separati. La risposta integrata di Ibm si avvale della tecnologia di Confluent recentemente acquisita dando vita è un layer di data streaming che in tempo reale fornisce un contesto live ai sistemi agentici (watsonx.data + Confluent). “L’elaborazione dei dati su scala enterprise rappresenta un collo di bottiglia in termini di costi e prestazioni che limitano la quantità di AI realmente eseguibile – precisa Thomas -. Per ridurre significativamente costi e tempi di elaborazione su grandi dataset aziendali la novità risiede nel nostro motore Sql accelerato da Gpu potenti (Watsonx.data Gpu-Accelerated Sql). Un modello testato con Nestlé, che ha portato all’83% di risparmio sui costi e al miglioramento del rapporto prezzo/prestazioni di 30 volte, su un mercato globale che copre 186 Paesi”.
Agirà sulla complessità dei dati anche la nuova Concert Platform basata su AI (già in public preview) che aiuta le azienda a convogliare i dati provenienti da diverse applicazioni, infrastrutture, reti in un’unica vista affidabile.

Senza dimenticare l’aspetto di compliance, dal momento che l’AI lavora spesso su dati regolamentati, gestiti da giurisdizioni di paesi diversi, dove il rispetto alla normativa deve essere garantito. “Le organizzazioni hanno la necessità di scalare l’AI con controllo, governance, interoperabilità e flessibilità, in particolare in ambienti regolamentati e ibridi, in cui la sovranità digitale è un fattore determinante” precisa il Ceo. Da una parte il tema di sovranità e di governance viene delegato al lancio di Ibm Sovereign Core (già disponibile con il supporto di partner Dell, Amd e Mistral) che integra le policy a livello infrastrutturale, in modo che la governance regga anche con l’evolvere dei requisiti normativi, mantenendo al contempo la piena portabilità dei carichi di lavoro. Dall’altra entra in gioco anche la parte di Ibm Consulting e le partnership di Ibm per accelerare il deployment dell’AI e a migliorarne le prestazioni operative. La sovranità digitale è diventata un requisito critico, che va oltre la semplice residenza dei dati e include il controllo di infrastrutture, operazioni e sistemi di AI” continua. Ibm Sovereign Core rispecchia i quattro pilastri della sovranità: operativa (controllo su come gli ambienti vengono gestiti), dati (controllo sui dati a riposo, in uso e in transito), tecnologica (controllo sull’architettura aperta e modulare per evitare il vendor lock in) e AI (controllo sulla esecuzione dei modelli).

Ultimo cenno della roadmap il quantum computing, con risultati in ambito scientifico, e benefici per biologia, chimica e scienze della vita. “Una notizia interessante è l’annuncio della nostra collaborazione con la Cleveland Clinic, che ora è in grado di modellare una proteina composta da 12.000 atomi. Questo dimostra che la meccanica quantistica non è più un esperimento di laboratorio. Le persone stanno realizzando casi d’uso reali su larga scala – conclude Krishna -. Faremo una serie di annunci con i clienti, parlando di casi d’uso concreti in arrivo. Disponiamo di una flotta di computer quantistici a cui i nostri clienti possono accedere tramite cloud. Offriamo un piano gratuito che consente di utilizzare il computer per un massimo di 10 minuti al mese”.

L’incontro con i partner

Temi dibattuti anche con i 2.500 partner incontrati da Krishna in un evento dedicato, interessati a capire la portata degli annunci. “Le statistiche sono piuttosto chiare: entro il 2030 le aziende se la caveranno bene con l’AI, ma il percorso anche dei partner richiede competenze che il canale deve fare proprie – precisa -. Aiutiamo le aziende ad integrare l’AI, orchestrando più fonti dati e agenti, fornendo un piano di controllo e una governance che consenta di monitorare l’andamento delle attività e di prevenire l’esfiltrazione dei dati. Inoltre, supportiamo i nostri clienti nell’orchestrazione tra diversi modelli, che devono essere scelti in base allo scopo. E in questo passaggio il partner rimane fondamentale”.
Una volta adottato il modello operativo basato sull’AI, Ibm sostiene che si sbloccherà sia la crescita dei ricavi sia una maggiore produttività, con benefici anche per il canale. “La combinazione di entrambe porterà ritorno anche ai partner che avranno nuove opportunità nell’integrare l’AI nelle aziende, aiutandole a connettere tutte le fonti di dati, a sbloccare il valore degli agenti, in pratica a declinare il modello operativo basato sull’AI. I chatbot o le applicazioni per i consumatori rappresentano solo il primo 20% del valore che l’AI può portare. Il valore aggiunto deriva dall’implementazione di tecnologie cloud ibride, come Red Hat OpenShift o Sovereign Core, a cui si aggiunge l’automazione, che elimina il lavoro manuale necessario per garantire la resilienza e la operatività in tempo reale, caratteristiche richieste da ogni cliente”. Sul quantum computing i tempi diventeranno maturi in futuro: “Rimane fondamentale acquisire familiarità con il quantum e sviluppare alcune competenze in materia. Non lo considererei ancora una grande opportunità commerciale” conclude.

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