“I dati sono al centro di tutti i progetti di trasformazione digitale, è però articolato il modo in cui poterli valorizzare e mantenerli vivi anche quando provengono da risorse eterogenee: è l’ambito di azione di Cohesity“. Così esordisce Mauro Ballerini, senior sales director southern europe di Cohesity, che incontriamo in occasione di Vmworld 2019 Europe.

E prosegue: “Tutto quello che è relativo i dati è anche al centro dell’attenzione dell’azienda a partire da come vengono gestiti, ma anche da come vengono conservati, e quindi al backup. In questo particolare contesto ecco che il backup delle macchine virtuali (siamo in casa Vmware, ndr) è di sicuro un task che se indirizzato attraverso le soluzioni di Cohesity marca una differenza di valorizzazione ed esperienza del dato riconosciuta dai clienti, a partire proprio dall’aspetto procedurale”.

Per esempio, è possibile attuare procedure di restore di grandi quantità di dati anche in pochi secondi. E’ il caso dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda – quindi ci muoviamo nell’ambito della nostra sanità (healtcare) – che dispone di un ambiente IT in parte virtualizzato e, in occasione di un incident in orario di punta a una macchina virtuale su cui poggiano i sistemi di accettazione del presidio, è riuscita a ripristinare l’ambiente operativo in appena sette secondi, sfruttando Cohesity. Ballerini: “Nessuno si è accorto di nulla, se non chi si trovava di fronte al terminale che ha allertato l’IT manager. E’ un esempio molto concreto e reale”.

Mauro Ballerini, senior sales director southern europe di Cohesity
Mauro Ballerini, senior sales director southern europe di Cohesity

Focus di Cohesity è poi soprattutto la valorizzazione dei dati di secondary storage e sul tema si indirizza Ballerini: “Ai clienti piace la possibilità di dare vita a dei dati che normalmente sono considerati morti, proprio come quelli di backup che si spera sempre di non dovere utilizzare, perché quando servono è successo qualcosa di grave”. Ecco, Cohesity permette a questi dati di “prendere vita perché possono essere utilizzati senza procedure di restore”. Quindi possono essere scansionati, clonati, possono essere utilizzati per creare ambienti di test e vi si possono far girare sopra le applicazioni.

Cohesity, la strategia

Ballerini prosegue delineando la strategia: “Spesso i clienti ammettono di non immaginare di poter fare certe cose e, considerata la creatività che contraddistingue il nostro Paese, escludo che siano già state evidenziate tutte le applicazioni di Cohesity. Il prodotto è di scala enterprise e la strategia quindi è oggi di procedere sempre insieme ai partner  – con l’aiuto della nostra forza vendita – sui grandi clienti e i prospect più importanti (i primi cento clienti per fatturato), per poi aggredire anche il mid-market su cui già lavoriamo sempre con il canale”.

La più grande banca italiana è già cliente Cohesity, ma target interessante sono anche aziende, non necessariamente ai primi posti per fatturato, che però gestiscono e analizzano grandi quantità di dati, per esempio nell’ambito della ricerca sul genoma.

La piattaforma software è percepita come del tutto innovativa nelle diverse industry, per nulla assimilabile a una semplice soluzione di backup, per questo la competizione è solo in parte con i player che si muovono su questo mercato; Cohesity piuttosto semplifica il data management nella sua interezza, a partire dai secondary data.

Ballerini: “Si tratta poi di una soluzione flessibile che può girare, previa certificazione, praticamente su tutte le tipologie di server. Abbiamo in corso partnership molto forti con Hpe e Cisco, ma abbiamo certificato la soluzione con i principali vendor e siamo certificati anche con i grandi public cloud provider, perché la soluzione gira anche su cloud. La piattaforma indirizza pressoché tutti i workload, salvo rare eccezioni molto legacy, su cui stiamo ancora lavorando. Anche nel modello di licensing siamo flessibili”. E’ possibile adottare la piattaforma con un modello di licensing perpetuo, come anche pay per use.

Next step, lo scenario italiano

Sul mercato italiano Cohesity (è presente da tre anni), si sente ancora “agli inizi” e, spiega Ballerini, “stiamo lavorando intensamente sull’aspetto di evangelizzazione perché tanti clienti sono ancora vincolati dai data silos tradizionali, tengono separati tra loro i silos dei dati secondari rinunciando al valore di quelle informazioni. Vediamo però crescere il brand, che è molto recepito”.
Nella roadmap di sicuro sono previsti aggiornamenti riguardo la strategia con i partner, nell’ottica di un’ulteriore loro valorizzazione, per accelerare la crescita nel canale e Cohesity – lato tecnologico – si indirizzerà molto probabilmente nello sviluppo di soluzioni per la gestione dei dati con i dispositivi mobile.

Il management americano in occasione della nostra intervista conferma che aggiornamenti e novità arriveranno entro la fine dell’anno (seconda settimana di dicembre). Ballerini: “L’innovazione e i passi avanti arrivano molto spesso seguendo le richieste dei clienti, con grande attenzione. E sul territorio i migliori feedback anche in termini di accoglienza della tecnologia arrivano dal finance. Hanno bisogno di fare savings, cambiare, ci sono spesso fusioni in corso, e gestire più semplicemente la quantità di dati, anche storici, interessa loro moltissimo. Healthcare e moda subito dopo sono di soddisfazione, con alcuni tra i primi brand italiani”. Non solo, per certi aspetti lo scenario italiano si rivela di eccellenza, anche perché qui Cohesity si è attivata prima che in altri Paesi Emea (ha anticipato la Francia, per esempio) 

Questo anche perché Cohesity è in grado di abbracciare le aziende anche quando non hanno ancora un approccio ben definito verso il cloud. Ballerini: “In ambito sanitario, per esempio, in Italia, il bisogno parte piuttosto dalla possibilità di tenere i dati onpremise ma con grande apertura verso il cloud, proprio per chi non ha ancora una strategia di migrazione in cloud, ma vuole lasciarsi aperta una porta in quella direzione”.

Chiediamo a Ballerini gli obiettivi in Italia, così risponde: “Indubbiamente crescere, ispirandosi agli obiettivi del founder e Ceo Mohit Aron (founder già di Nutanix e architetto di Google File System come oggi lo conosciamo) che legge nel ‘cambiare come i dati vengono gestiti nel mondo’. Significa dare la possibilità di gestire anche i secondary data come fanno i privati  con i loro dati sul cloud pubblico. Si tratta di una vera missione. Essere agnostici rispetto all’hardware ci facilita il compito, così come proporre una piattaforma unitaria, Web scale, con interfaccia di data management semplicissima (Helios) e unitaria, su cui possono girare le app. Invece di portare i dati verso il computing, prendiamo il computing e lo portiamo sopra i dati“. 

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