La scuola è ripartita tra tante incertezze e di fatto per nulla in modo omogeneo. Tantissime le realtà che hanno scelto la via della prudenza e deciso di affidarsi ancora, almeno parzialmente, alla didattica a distanza (Dad) che, partita in emergenza nella fase di lockdown, anche per il nuovo anno scolastico è destinata a rappresentare una vera e propria ancora di salvezza per diversi istituti che non dispongono, di fatto, dello spazio necessario per assicurare il corretto distanziamento ed evitare il sovraffollamento.
Di fatto non si è stati in grado di assicurare a tutti i ragazzi la scuola in presenza.
Per fare meglio durante questo nuovo anno scolastico è utile tentare un bilancio di quanto accaduto in quello passato.

Una ricerca commissionata da Citrix all’Istituto di ricerca OnePoll aiuta a farlo. Sono stati intervistati 3.500 genitori con figli tra i 6 e i 18 anni e 3.500 studenti universitari tra luglio e agosto 2020. La ricerca si è tenuta contemporaneamente in Australia, Germania, UK, Italia, Canada, Messico e Singapore coinvolgendo 500 studenti e 500 genitori in ogni stato. Un campione per il nostro Paese solo indicativo, ma in grado di offrire buoni spunti.

Il primo dato, non positivo, indica che solo il 13% delle scuole in Italia è riuscito a effettuare il passaggio senza alcun intoppo. Quasi un genitore su due rileva che la scuola dei figli non era assolutamente preparata e che, durante la crisi, la didattica a distanza è stata implementata solo come misura provvisoria. Non così per il 39% dei genitori del campione italiano che invece rispondono che la scuola aveva già fatto uso di tool e sistemi per la didattica online, pur dovendo di fatto “improvvisare” su alcuni aspetti.

In un momento di profonde trasformazioni, anche per l’utilizzo dello smart working da parte dei genitori, resta significativo che solo il 18% dei genitori preferirebbe la continuazione delle lezioni online, e quasi un genitore su quattro il rientro in aula tra tre mesi.

Tra le criticità riscontrate durante Fase 1, il 16% dei genitori afferma che i figli hanno riscontrato costantemente problemi tecnici nel corso delle lezioni online. Quasi la metà del campione segnala invece la difficoltà di accesso agli strumenti di e-learning, poi diventata un’operazione di routine. Aggiungiamo che, almeno in Italia, ogni scuola – ed in tanti casi ogni professore – durante Fase 1 di fatto ha scelto di far adoperare agli studenti un tool diverso, e questo può aver contribuito ad incrementare le difficoltà iniziali.

Fabio Luinetti, country manager Italia, Citrix
Fabio Luinetti, country manager Italia, Citrix

Fabio Luinetti, country manager di Citrix Italia:“Per superare questa crisi ed essere meglio preparati in futuro, dobbiamo creare ambienti online unificati per il settore educativo che possano essere attivati on demand e in breve tempo, essendo al tempo stesso facili da usare e sicuri per insegnanti, studenti e genitori“. In ogni caso solo il 18% dei genitori valuta l’esperienza della didattica a distanza durante Fase 1 in modo negativo. 

Non tutte le famiglie hanno avuto disponibile un dispositivo utilizzabile per ogni figlio/studente anche se la ricerca segnala che solo il 15% dei genitori ha dovuto acquistare un dispositivo in più appositamente per la didattica online, per evitare che l’unico pc di casa fosse monopolizzato dalle lezioni. I dati italiani segnalano nel complesso un passaggio alle lezioni da remoto significativamente più difficile, rispetto a quello di altri Paesi.
A Singapore, la nazione risultata più pronta, il 30% dei genitori afferma che il passaggio alla didattica online è avvenuto senza intoppi, solo il 6% dei genitori afferma che i loro figli hanno riscontrato problemi tecnici nelle lezioni online, anche per la migliore dotazione hardware e software disponibile, a seguire l’Australia (25%) e il Messico (19%).

“Questa crisi ha obbligato il sistema educativo a sottoporsi a uno stress test non volontario. È motivo di preoccupazione – prosegue Luinetti che in un Paese industrializzato come l’Italia solo il 13% delle scuole siano state in grado di offrire il servizio di didattica online senza riscontrare problemi, per la mancanza di attrezzature tecniche e di know-how. Visto l’accrescere del rischio di una seconda ondata, ed avendo ben presente l’importanza di aumentare la competitività del nostro sistema educativo, non possiamo e non dobbiamo permettere che ciò accada ancora”. Difficile non trovarsi d’accordo, evidenziando ancora una volta come il primo problema delle scuole sia anche quello relativo alla disponibilità di banda ultralarga, necessaria prima e ora urgente.

La ricerca comunque non evidenzia solo i temi tecnologici. E infatti ora, per la ripartenza, il 48% degli intervistati tra i desiderata segnala il miglioramento delle capacità degli insegnanti di lavorare da remoto, una migliore organizzazione dell’insegnamento online (44%), e un’interazione più diretta con gli insegnanti via video (43%).

Un bilancio di orizzonte più ampio, sulla base dei dati del report, indica che i genitori riconoscono la tecnologia come un elemento chiave per la buona riuscita delle lezioni online e l’82% degli intervistati pensa che sia fondamentale per un corretto processo di apprendimento, mentre il 70% dei genitori ritiene che le capacità informatiche dei figli siano migliorate grazie alle lezioni online.

Per quanto riguarda invece gli studenti universitari, che esprimono la percezione di un’esperienza generalmente positiva, indicativa resta la percentuale (40%)  di chi preferisce un modello ibrido con lezioni online ed in presenza, mentre solo il 19% vorrebbe continuare solo con la didattica online.

Nell’emergenza, gli studenti universitari hanno potuto continuare a seguire il proprio corso in modo sostanzialmente invariato (lo afferma il 67% del campione), ma di fatto anche il mondo universitario si è fatto cogliere impreparato. Ben il 70% degli studenti non ha mai avuto modo di accedere alle lezioni online prima dell’emergenza, la stessa percentuale ha potuto farlo una volta attivati i corsi online. La didattica a distanza non è un percorso impossibile, è importante però non fermarsi all’esperienza appena vissuta ma farne tesoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA