Il valore della green economy e come l’Italia è in grado di cogliere le sfide ambientali puntando su innovazione e ricerca, basando proprio su queste sfide lo sviluppo del valore economico delle imprese e del Paese, sono i temi indagati, da dodici anni, ogni anno, da Symbola con Unioncamere nel rapporto Greenitaly che permette di conoscere i numeri, territori e settori dell’economia green anche per capire come il Made in Italy possa affermarsi ancora di più sui mercati internazionali puntando proprio sulla sostenibilità.

In occasione della presentazione al pubblico di Greenitaly 2021, ne parla così Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola“C’è un’Italia che può essere protagonista alla Cop26 di Glasgow: fa della transizione verde un’opportunità per innovare e rendersi più capace di affrontare il futuro e coinvolge già oggi da 1/3 delle nostre imprese”.

Ermete Realacci
Ermete Realacci, presidente della fondazione Symbola

I numeri del rapporto colgono un’effettiva accelerazione verso un’economia a misura d’uomo “che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori”, e l’alta attenzione, in Italia per l’economia circolare, “anche grazie alle scelte coraggiose compiute dall’Unione Europea con il Next Generation EU e al Pnrr. Soprattutto i numeri confermano come la sostenibilità, oltreché necessaria per affrontare la crisi climatica, possa ridurre i profili di rischio per le imprese e per la società tutta, stimoli l’innovazione e l’imprenditorialità, renda più competitive le filiere produttive.

Li vediamo. Sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green. Lo ha fatto il 31,9% delle imprese nell’industria e nei servizi, nonostante la crisi causata dalla pandemia e la percentuale sale al 36,3% nella manifattura. L’impegno si è riflesso sull’occupazione. I contratti relativi ai green job, attivati nel 2020, rappresentano il 35,7% dei nuovi contratti previsti nell’anno, e a fine anno gli occupati che svolgevano una professione di green job erano pari a 3.141,4 mila unità.  Emerge una domanda per figure professionali più qualificate ed esperte in termini relativi rispetto alle altre figure, che si rispecchia in una domanda di green job predominante in aree aziendali ad alto valore aggiunto.

Ruolo dei green jobs e competenze (fonte: Greenitaly, 2021)
Ruolo dei green jobs e competenze (fonte: Greenitaly, 2021)

L’economia circolare in Italia

L’attenzione per il tema dell’economia circolare oggi vede L’Italia posizionarsi per i numeri sulle capacità di riciclo sulla totalità dei rifiuti, urbani e speciali del 79,4% (2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%) ma anche a quella di altri Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%), per un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

L’Italia guida anche la classifica della capacità di riduzione delle materie prime per unità di prodotto, anche se in alcuni settori (acciaio e alluminio) i rifiuti prodotti non sono sufficienti a sostenere la produzione, e per questo siamo costretti ad importare. A sottolineare il potenziale dell’Italia nella valorizzazione di materia a fine vita, anche il quarto posto al mondo come produttore di biogas dopo Germania, Cina e Stati Uniti.

Economia Circolare Italia leader del riciclo (fonte: Greenitaly, 2021)

Per quanto riguarda invece la sostenibilità della produzione energetica ecco che i numeri, positivi, invitano comunque a riflettere. Nel 2020, solo il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, e pur a fronte di nuovi record per quanto riguarda la potenza elettrica rinnovabile installata a livello globale, l’energia rinnovabile copre solo l’83% della crescita dell’intero settore elettrico. La potenza installata è ancora distante quindi dai target di neutralità climatica previsti per il 2030. In Italia si contano 950mila impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (56 GW complessivi). La maggior parte di essi sono fotovoltaici (936mila) e circa 5.700 eolici. Ora sarebbe importante accelerare sulle rinnovabili, per salvaguardare l’indipendenza e la competitività della nostra economia. 

Sostenibilità e risultati, l’analisi di settore

Per quanto riguarda invece l’analisi dei diversi settori, serve in primis una considerazione di carattere generale. Le imprese che investono in soluzioni green e sono impegnate sul tema della sostenibilità rivelano un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano. Innovano di più e producono più posti di lavoro. Interessante l’analisi valutativa di Andrea Prete, presidente di Unioncamere: “Il Covid non ha fermato gli investimenti green, perché sempre più imprenditori sono consapevoli dei vantaggi competitivi derivanti dalla transizione ecologica. Ma ancora oltre la metà delle imprese manifatturiere percepisce questo passaggio più un vincolo che una opportunità”.

Dimensione di impresa ed ecoinvestimenti (fonte: Greenitaly, 2021)
Dimensione di impresa ed ecoinvestimenti (fonte: Greenitaly, 2021)

Greenitaly fa esplicito riferimento, in proposito, anche alle imprese manifatturiere (fino a 500 addetti), con le “eco-investitrici” che vantano una quota come esportatrici del 31% nel 2021, contro un ridotto 20% di quelle che non hanno investito. Anche sul fronte dei fatturati il 14% delle imprese investitrici attende un aumento di fatturato per il 2021, contro un 9% delle altre.

Per quanto riguarda invece i diversi settori dell’economia, ecco che il report giustamente evidenzia la trasversalità dell’attenzione per la sostenibilità a tutte le tipologie industriali, almeno a livello strategico. Evidenziamo alcune specificità. Nel settore agricolo, l’Italia ha tagliato del 32% l’uso dei prodotti fitosanitari tra il 2011 e il 2019 ed oggi conta una quota di emissioni per unità di prodotto nettamente inferiore a quella delle principali economie europee, tanto che il nostro è il comparto più green d’Europa. Sono 80mila le aziende impegnate nel biologico e l’Italia è tra i leader mondiali della chimica bio-based attiva nella produzione di una vasta gamma di prodotti biodegradabili e compostabili sempre più utilizzati in filiere che vanno dall’agricoltura alla cosmesi, prodotti che integrano sempre più nei processi produttivi materie prime seconde derivate da rifiuti e sottoprodotti.

Andrea Prete, presidente Unioncamere
Andrea Prete, presidente Unioncamere

Tessile e moda vedono le aziende impegnate all’eliminazione di sostanze tossiche e/o inquinanti dai tessuti, l’Italia è il primo Paese al mondo nell’utilizzo della certificazione detox promossa da Greenpeace e all’impiego di materiali di origine naturale o rigenerati da tessuti pre e post consumo. E ancora, la filiera dell’arredo oggi in Italia conta il 95% di utilizzo di legno riciclato per i pannelli di arredo (risparmio di 2 milioni di tonnellate all’anno di CO2) e l’edilizia, come si sa, anche grazie ai bonus, è impegnata all’efficientamento degli edifici, con benefici per l’occupazione (crescita di 132mila unità negli ultimi due anni, con 90mila persone in più assunte a tempo indeterminato).

Il report fotografa inoltre i progressi nel comparto automotive con la produzione di auto elettriche e ibride, che nel 2019 rappresentava solo lo 0,1%, nel 2020 è salita al 17,2%, mentre nel primo trimestre 2021 è arrivata al 39,5%. In questo comparto, in particolare, servono politiche di sostegno alla filiera, competenze manifatturiere integrate con ricerca e design e sinergie per fare massa critica e trasformarsi da centri di produzione in poli di innovazione per l’auto elettrica.
C’è ancora in ogni caso molto da fare: “per dare ulteriore impulso alla transizione ecologica occorre intervenire – chiude Prete – sulla carenza di competenze attraverso percorsi di formazione adeguati; sulla diffusione di una cultura d’impresa più sostenibile; sull’accesso al credito bancario per facilitare il reperimento di risorse destinate investimenti ambientali; sulle norme e sulla fiscalità, semplificando le procedure amministrative oltre a incentivi e agevolazioni; sulla creazione di mercati per la sostenibilità (green public procurement, ecc.); sull’affiancamento da parte delle istituzioni alle imprese, sia nelle problematiche di carattere tecnico e tecnologico, sia di assistenza all’accesso a risorse e servizi”.

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