L’industria italiana si conferma efficiente, sostenibile e orientata al miglioramento, ma la transizione verso la digitalizzazione resta incompleta. È la sintesi che emerge dallo studio What’s Next nelle Operations? Benchmarking Study realizzato da Bonfiglioli Consulting, che misura lo stato di maturità dell’industria nazionale in cinque aree chiave: operations, supply chain, sostenibilità, digitalizzazione e risorse umane.
L’indagine – presentata durante l’AI Operations Forum 2025 agli Ibm Studios di Milano – restituisce una mappa della manifattura italiana nel percorso verso la smart factory, incrociando dati quantitativi e percezioni qualitative dei principali attori industriali. Tra i partecipanti all’evento, organizzato in collaborazione con Ibm Technology Italia, anche Automobili Lamborghini, Michelin, Oversonic e Scm Group, con contributi accademici di Francesco Ubertini (Cineca) e Alec Ross, esperto di politiche tecnologiche e innovazione. La fotografia che ne risulta è quella di un settore industriale maturo sul fronte operativo e sostenibile (rispettivamente 71% e 89% di livello medio di maturità), ma che deve accelerare sulla digitalizzazione, oggi ferma al 48%. “L’operational excellence – spiega Michele Bonfiglioli, Ceo di Bonfiglioli Consulting – non può prescindere dalla sostenibilità e dalla capacità di innovare i processi. Tuttavia, permane un divario digitale che oggi non possiamo più permetterci: l’adozione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie più avanzate è una leva indispensabile per la competitività e la resilienza delle imprese”.
Metodologia
La ricerca si basa su un campione di oltre 100 aziende appartenenti a 22 settori industriali differenti, per l’85% rappresentate da figure di livello C-suite (Ceo, Coo, Cio, Cfo) e per l’83% da imprese con oltre 100 dipendenti. Si tratta quindi di una survey che riflette la visione del management delle aziende più strutturate del tessuto produttivo nazionale, con una forte connotazione b2b (87% del totale). L’obiettivo è duplice: valutare la maturità delle operations e delle aree funzionali connesse, e comprendere in che misura la trasformazione digitale, la sostenibilità e la gestione del capitale umano stiano convergendo verso modelli di fabbrica intelligente. Il benchmarking è stato costruito su indicatori di performance specifici per ciascuna area e su un set di domande qualitative volte a misurare percezioni, ostacoli e priorità di investimento.

La maturità nelle operations
Con un indice medio di maturità del 71%, le operations italiane dimostrano una solidità strutturale e una visione strategica orientata al miglioramento continuo. Il 62% delle aziende ha avviato un programma di eccellenza operativa, mentre il 75% pianifica le attività con orizzonti temporali superiori ai tre anni.

Le priorità dichiarate sono chiare: l’88% punta a differenziarsi attraverso innovazione di prodotto, servizi e qualità; l’83% mira a ottimizzare i processi per ridurre i costi; e il 72% concentra gli sforzi sull’accelerazione del time-to-market. Circa un terzo delle imprese (33%) utilizza strumenti di miglioramento continuo in modo strutturato, coinvolgendo nel processo non solo i dipendenti, ma anche clienti e fornitori: questi ultimi vengono valutati soprattutto su qualità e livello di servizio, parametri che restano determinanti nelle filiere produttive italiane.
Trasformazione digitale, Erp consolidati ma l’AI è marginale
Il nodo centrale della trasformazione industriale resta la digitalizzazione. Secondo Bonfiglioli Consulting, l’indice medio di maturità digitale si ferma al 48%, con una percezione di digitalizzazione bassa o molto bassa per oltre la metà del campione (53%). Le tecnologie più diffuse sono gli Erp (73%), seguiti da Crm (34%), Mes (32%) e cloud computing (25%). Restano invece limitate l’adozione di digital twin (9%), robotica avanzata (12%) e realtà aumentata o virtuale (22%), che rappresentano ancora una frontiera sperimentale. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la penetrazione resta contenuta: il 55% delle aziende non l’ha ancora implementata, il 34% ha avviato progetti pilota e solo il 3% la utilizza in modo consolidato. Anche la GenAI mostra livelli di adozione embrionali, con appena il 9% delle imprese che l’ha integrata nei processi quotidiani, mentre il 32% la sta testando o pianificando. Gli agenti AI, in fase pilota nel 12% delle aziende, trovano applicazione soprattutto in customer service, sales & marketing e ricerca e sviluppo, a conferma di un approccio ancora esplorativo ma con ampi margini di crescita.
E le barriere all’adozione sono soprattutto organizzative e strutturali: mancanza di competenze interne (42%), scarsa qualità o disponibilità dei dati (40,4%) e difficoltà di integrazione con i sistemi esistenti (38,4%). Solo l’11,5% delle imprese indica i costi come principale ostacolo, segno che la resistenza non è tanto economica quanto culturale e gestionale. Nel manifatturiero, l’AI viene applicata principalmente a dashboard operative intelligenti (15,4%), manualistica tecnica (13,4%), formazione HR (11,5%) e ottimizzazione produttiva (9,6%). Gli investimenti in digitalizzazione restano comunque contenuti: il 72% delle aziende destina tra l’1% e il 5% del fatturato, mentre solo il 2% supera la soglia del 10%.

La sostenibilità come vantaggio competitivo
Sul versante della sostenibilità, l’industria italiana si distingue per un livello medio di maturità dell’89%, segno di una piena consapevolezza della dimensione ambientale, sociale e di governance come fattore competitivo. La compliance normativa resta il principale driver (38%), seguita dalla riduzione dei costi (34%) e dal miglioramento della reputazione aziendale (28%). L’analisi degli investimenti mostra che il 74% delle aziende destina fino al 5% del fatturato a progetti di sostenibilità, mentre il 19% investe fino al 30%. Solo il 7% non ha ancora avviato programmi strutturati, ma oltre un terzo del campione prevede un incremento degli investimenti nei prossimi anni. La sostenibilità, evidenzia Bonfiglioli Consulting, non è più percepita come un adempimento imposto, ma come un pilastro dell’eccellenza operativa e un motore di innovazione.
HR, formazione e retention dei talenti
Le risorse umane emergono come un fattore chiave della competitività industriale. Con un livello medio di maturità del 58%, l’area HR mostra un trend di crescita costante, trainato dagli investimenti in formazione e talent retention. Nel 2025, il 92% delle aziende ha investito meno del 5% del fatturato in formazione, ma il 33% prevede di aumentare il budget nel prossimo anno. Le competenze più richieste riguardano ambiti tecnici (88%), soft skills (77%), sostenibilità (63%) e nuove tecnologie (63%), con un’attenzione crescente all’intelligenza artificiale (40%). Per trattenere i talenti, le aziende puntano su ambienti di lavoro stimolanti (78%), percorsi di crescita professionale (66%), work-life balance (58%) e retribuzioni competitive (47%). La ricerca evidenzia come la cultura aziendale e il clima organizzativo siano ormai considerati elementi strategici quanto le tecnologie stesse.

Una roadmap per migliorare
L’Osservatorio Bonfiglioli Consulting delinea così una roadmap di transizione che unisce eccellenza operativa, sostenibilità integrata e innovazione digitale come tre facce dello stesso paradigma competitivo. La sfida per le imprese italiane, secondo la società di consulenza, sarà colmare il divario digitale mantenendo al contempo l’equilibrio tra efficienza e umanità nei processi. Un obiettivo che richiede nuove competenze, modelli organizzativi flessibili e una visione di lungo periodo capace di trasformare la manifattura in un ecosistema realmente intelligente e sostenibile.
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