Smartphone, caricabatterie, telecomandi, piccoli tablet e ebook reader, cuffie: solo in Italia si stima siano accumulati oltre 200 milioni di apparecchiature elettriche ed elettroniche non più funzionanti o non più utilizzate, circa 9 pezzi a nucleo abitativo. Rifiuti che contengono sia sostanze inquinanti sia materie prime riciclabili – comprese le sempre più strategiche materie prime critiche – e che troppo spesso restano inutilizzati nel cassetto o, peggio, nell’indifferenziata. A livello globale, secondo il Global E-waste Monitor 2024 (ultima edizione ancora disponibile), nel solo 2022 sono stati generati 62 milioni di tonnellate di Raee, di cui appena il 22,3% è stato documentato come raccolto e riciclato correttamente. I restanti 48 milioni di tonnellate sfuggono ogni anno alla filiera ufficiale, dispersi in discariche, trattamenti illegali o combustioni a cielo aperto. Eppure, per i piccoli rifiuti elettronici – quelli con dimensione massima inferiore a 25 cm – in Italia esiste da un decennio uno strumento normativo chiaro: il servizio “1 contro 0”, previsto dall’articolo 11 del D.Lgs. 49/2014, che impone ai punti vendita di elettronica con superficie superiore ai 400 mq di ritirare gratuitamente i piccoli Raee , senza alcun obbligo di acquisto da parte del consumatore. Ma funziona davvero? A dieci anni dall’entrata in vigore, Legambiente ha deciso di verificarlo sul campo.
L’accoglienza dei Raee nel retail
I risultati sono stati presentati di recente a Milano nell’ambito dell’indagine Missione Raee: Zero scuse, realizzata da Legambiente con il sostegno di Erion Weee. Tra tutto novembre e l’8 dicembre 2025, volontarie e volontari dell’associazione ambientalista hanno vestito i panni del Cliente Misterioso, visitando in incognito 141 punti vendita appartenenti a 14 diverse catene della grande distribuzione elettronica, distribuiti in 8 regioni: Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana e Valle d’Aosta. L’obiettivo era semplice: presentarsi con un piccolo rifiuto elettronico idoneo e chiedere di conferirlo gratuitamente, verificando la reale applicazione della norma. Il risultato complessivo è positivo. Nell’85,8% dei casi – 121 negozi su 141 – il volontario è riuscito a consegnare il proprio piccolo Raee. E tra chi ce l’ha fatta, il 98,3% dichiara di non aver incontrato alcuna difficoltà. Un dato che permette di dire, con le dovute sfumature, che l’Italia è promossa.
Quando il sistema non funziona e perché
Restano però 20 punti vendita – il 14,2% del campione – in cui il conferimento non è stato consentito, nonostante si trattasse di esercizi con superficie superiore ai 400 mq e dunque vincolati per legge al ritiro. La motivazione più frequente? In 11 casi su 20 il personale ha dichiarato di effettuare solo il servizio “1 contro 1”, che prevede il ritiro del rifiuto esclusivamente a fronte dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente. In altri 7 casi il negozio ha dichiarato di raccogliere solo lampadine, mentre in 2 punti vendita si sono detti semplicemente non abilitati. Il tema della conoscenza della norma è centrale: l’84,4% degli addetti alle vendite (119 su 141) sapeva dell’esistenza del servizio “1 contro 0”, ma il restante 15,6% (22 commessi) non ne era a conoscenza. In alcuni casi le informazioni ricevute erano ambigue: commessi che conoscevano l’iniziativa ma la confondevano con l’“1 contro 1”, altri che hanno dovuto interpellare il direttore, altri ancora convinti che il servizio fosse limitato alle sole lampadine.
Geografia della conformità e modalità

L’analisi regionale rivela differenze significative. La conoscenza del servizio tra gli addetti risulta più diffusa in Lombardia (93,3% di risposte positive), Toscana (90,9%), Piemonte (89,7%) e Lazio (87,1%). Più indietro Sardegna e Campania, dove rispettivamente il 33,3% e il 31,6% dei commessi ha dichiarato di non conoscere l’obbligo normativo. Se si guarda alla possibilità effettiva di conferimento, la Puglia spicca con un 100% di successo (tutti gli 11 negozi monitorati), seguita dalla Lombardia con il 96,7% (29 su 30). Nel Lazio il dato si attesta all’87,1%, in Piemonte all’89,7%, in Toscana all’81,8%. In Campania il mancato conferimento ha riguardato il 36,8% dei casi (7 negozi su 19), in Sardegna il 33,3%. Nota positiva trasversale: nelle regioni in cui è stato possibile conferire, le difficoltà operative sono state praticamente inesistenti. In sei regioni su otto il 100% dei punti vendita non ha posto alcun ostacolo; solo nel Lazio e in Lombardia si sono registrati complessivamente due casi problematici su 56 conferimenti riusciti.
Un altro aspetto rilevante dell’indagine riguarda la visibilità dei punti di raccolta nei negozi. Nel 59,2% dei casi (71 su 120 indicazioni raccolte) il rifiuto è stato conferito in un cassone o contenitore dedicato e ben visibile; nel 38,3% è stato ritirato direttamente alla cassa da un addetto; nel 2,5% dei casi il contenitore c’era ma non risultava in vista. Dei 71 contenitori individuati, 41 sono stati giudicati ben visibili, 17 collocati vicino alle casse e 13 posizionati all’ingresso o all’uscita del negozio. Tuttavia, solo in 2 punti vendita su 141 erano presenti informazioni chiare e precise sul servizio “1 contro 0” e sulle tipologie di prodotti conferibili. Un dato che evidenzia quanto il lavoro da fare sulla comunicazione in-store sia ancora molto.
Soddisfazione con riserva
Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani sottolinea come l’indagine serva a riportare in primo piano il tema del conferimento dei piccoli Raee, un servizio previsto dalla legge ma ancora troppo poco conosciuto.

Evidenzia quindi la necessità di “promuovere campagne di informazione rivolte sia ai commercianti sia ai cittadini, ricordando che i Raee non correttamente conferiti possono avere impatti pericolosi per l’ambiente e la salute, ma che il loro corretto riciclo consente di recuperare materie prime fondamentali”. E’ importante tornare a rimarcare tra l’altro che si parla di un obbligo di legge e non di un’azione volontaria, e che servono campagne di comunicazione su larga scala per rendere più familiare ai cittadini il concetto stesso di Raee e l’abitudine al conferimento corretto, come riprende invece Giorgio Arienti, direttore generale di Erione Weee, mentre lato retail Davide Rossi, direttore generale di Aires-Confcommercio, rivendica il ruolo dei rivenditori specializzati come protagonisti della raccolta dei piccoli Raee, osservando che il sistema “1 contro 0” funziona grazie alle imprese associate “mentre i Comuni latitano e le piattaforme online del tutto assenti”.

Aires coglie inoltre l’occasione per sollecitare il Parlamento e il Governo non solo a facilitare ulteriormente la raccolta dei Raee, ma anche ad adottare norme che rendano più semplice ed economicamente sostenibile la riparazione dei prodotti, chiedendo un recepimento efficace della Direttiva Right to Repair per favorire la riparabilità e l’allungamento della vita utile dei beni.
Il bilancio a dieci anni dalla norma è dunque incoraggiante, ma non ottimale. L’86% di conferimenti riusciti è un buon segnale, che dimostra come la rete dei negozi di elettronica abbia in larga parte metabolizzato l’obbligo. Tuttavia, quel 14% di punti vendita non conformi – su un campione comunque contenuto e in sole 8 regioni – suggerisce che permangono lacune sia nella formazione del personale sia nella comunicazione al consumatore. Se il conferimento dei piccoli Raee deve diventare davvero un gesto quotidiano e scontato come portare le bottiglie al vetro, la strada da percorrere passa inevitabilmente per più informazione, più visibilità nei negozi e più consapevolezza diffusa. Perché, come recita il titolo dell’indagine, le scuse – a dieci anni dalla norma – non dovrebbero più esistere.
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