Nel 2025 il mercato delle fusioni e acquisizioni nel settore technology, media e telecommunications torna a muoversi lungo una direttrice molto precisa: non più soltanto crescita per linee “esterne” in senso tradizionale, ma acquisizione mirata di capacità che servono a presidiare la competizione digitale.
L’analisi di Pwc – Global & Italian M&A Trends in Technology, Media & Telecommunications and Outlook 2026 rileva, a livello globale, oltre 11.100 operazioni annunciate, sostanzialmente stabili nei volumi rispetto al 2024, ma con un controvalore salito del 49% fino a circa 961 miliardi di dollari. È un dato che segnala un cambio di qualità più che di quantità: i deal non aumentano in modo significativo nel numero, ma crescono nel peso strategico e finanziario, perché riguardano asset centrali per lo sviluppo di intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e nuovi modelli di servizio.

I deal nel comparto technology

Il baricentro di questa trasformazione è il comparto technology. Secondo Pwc nel 2025 il segmento rappresenta circa l’84% dei volumi delle operazioni di merging e acquisizione del comparto nella sua interezza, e registra una crescita del 50% in termini di controvalore, arrivando a un valore di circa 730 miliardi di dollari. La leva principale è l’intelligenza artificiale, indicata come motivazione strategica nell’85% delle maggiori transazioni technology mondiali. Il dato è rilevante perché chiarisce come l’AI non sia più soltanto un fattore di innovazione di prodotto o di efficienza operativa, ma una variabile che orienta direttamente le scelte di portafoglio, l’allocazione del capitale e la costruzione di vantaggi competitivi di lungo periodo. 
Il tema non è solo acquistare software o partecipazioni in aziende ad alta crescita. Nei prossimi cinque anni serviranno tra 5mila e 8mila miliardi di dollari per finanziare le tecnologie AI e le relative infrastrutture abilitanti, comprendendo data center, chip, reti e nuova capacità energetica. Una scala di investimenti di questo tipo modifica inevitabilmente anche la natura delle operazioni straordinarie. Non bastano più acquisizioni tradizionali: diventano sempre più centrali joint venture, accordi di fornitura a lungo termine e partnership infrastrutturali, cioè formule che permettono di condividere rischio, capitale e accesso a risorse critiche.

E la competizione si sposta verso il controllo di capacità computazionali, talenti specializzati e infrastrutture. È questa la vera materia prima dei prossimi cicli di consolidamento. In questo quadro Pwc cita, tra le operazioni di rilievo del 2025, l’acquisizione di una quota di minoranza significativa in Scale AI da parte di Meta Platforms. L’operazione viene letta come un passaggio funzionale ad assicurarsi accesso prioritario a capacità ritenute essenziali per addestrare e raffinare modelli destinati allo sviluppo di agenti AI avanzati. Non si tratta dunque soltanto di un investimento finanziario, ma di un’operazione costruita attorno al presidio di una componente strategica della catena del valore dell’AI. Sempre nel segmento technology, l’interesse degli investitori globali appare destinato a concentrarsi in misura crescente su asset con chiara visibilità di crescita e scala. PwC indica in particolare i semiconduttori, l’hardware AI e la più ampia costruzione di data center. È una fotografia coerente con un mercato in cui il valore si sta spostando verso gli strati più profondi dell’economia digitale: non soltanto applicazioni, ma fondazioni tecnologiche sulle quali quelle applicazioni potranno funzionare. In altri termini, l’M&A diventa una delle modalità attraverso cui assicurarsi accesso alle condizioni industriali necessarie per partecipare alla corsa all’intelligenza artificiale.

Il volume dei deal nel mercato Tmt nel tempo
Il volume dei deal nel mercato Tmt nel tempo (fonte: Pwc, 2026)

Media e intrattenimento

Nel comparto media e entertainment il quadro è differente, ma non meno significativo. Il numero delle operazioni mondiali si riduce del 6% nel 2025, mentre il controvalore dei deal cresce di oltre il 90%, raggiungendo circa 137 miliardi di dollari. Anche in questo caso il dato suggerisce una selezione più marcata delle operazioni, concentrate su dossier con forte valenza strategica. Pwc richiama il caso Warner Bros Discovery, oggetto di interesse da parte di Paramount Skydance e Netflix, con offerte riviste al rialzo. Il razionale industriale è evidente: fare scala, controllare uno degli studi più longevi di Hollywood, monetizzare proprietà intellettuali di fama internazionale e valorizzare una base clienti significativa per piattaforme come Hbo e Hbo Max. In questo caso allora il consolidamento non risponde soltanto a logiche difensive. Diventa una leva per riorganizzare l’offerta in un contesto in cui la pressione competitiva degli Ott e delle big tech impone di disporre insieme di contenuti, piattaforme distributive e capacità di monetizzazione. La partita si gioca sulla possibilità di controllare la relazione con il pubblico e di rendere economicamente sostenibile l’intero ecosistema dell’intrattenimento, dalla produzione alla distribuzione digitale. Il valore crescente dei deal, a fronte di volumi in calo, riflette proprio questa ricerca di asset capaci di ridefinire gli equilibri di settore.

Telecomunicazioni

Nel mercato delle telecomunicazioni PwC osserva un mercato globale stabile nei volumi e in moderata crescita nel valore. Nel 2025 il numero dei deal resta sostanzialmente invariato, mentre il controvalore aumenta dell’8% arrivando a 94 miliardi di dollari. Qui il motore delle operazioni è la riorganizzazione dei modelli di business degli operatori, sempre più orientati alla separazione tra infrastrutture e servizi. Data center, torri e fibra vengono letti come asset da valorizzare anche attraverso operazioni di deleveraging, con l’obiettivo di rafforzare la struttura finanziaria e liberare risorse per investimenti in cloud, infrastrutture AI e connettività enterprise. È un passaggio che segnala una trasformazione strutturale del ruolo delle telco. L’obiettivo, come evidenzia Pwc, è affermarsi sempre più come orchestratori di ecosistemi integrati di infrastrutture digitali. La spinta arriva anche dall’aumento del traffico dati, dei carichi di lavoro guidati dall’AI e delle esigenze di connettività enterprise, che costringono gli operatori a modernizzare rapidamente le reti. In questo scenario, merge e acquisizioni si confermano strumento di ridefinizione industriale: serve a riequilibrare il perimetro aziendale, a reperire competenze e a posizionarsi nei segmenti a maggiore crescita del b2b.

L’analisi e lo scenario italiano

La chiave di lettura proposta da Giuseppe Rana, partner Pwc e Tmt Transaction Services Leader, mette in fila queste dinamiche spiegando che “i massicci investimenti in AI” e la riorganizzazione dei modelli di business “stanno ridefinendo il modo in cui le imprese usano le operazioni di m&a per competere”. Il punto, sottolinea Rana, è “decidere quali competenze costruire internamente e quali acquisire tramite operazioni straordinarie o partnership”. È probabilmente questa la sintesi più efficace del nuovo ciclo: il confine tra crescita organica, acquisizioni e alleanze strategiche diventa sempre più fluido.

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Giuseppe Rana, partner Pwc, Tmt Transaction Services leader

Se si guarda all’Italia, il 2025 mostra un mercato Tmt in ripresa nei volumi. Le operazioni annunciate salgono a 287, contro le 241 del 2024, con una crescita del 19%. Ancora una volta è il comparto technology a fare da traino: 229 transazioni, in aumento del 24%, con un peso dell’80% sul totale del mercato italiano Tmt. Nel perimetro dei servizi IT, osserva Pwc, gli operatori fanno ricorso a m&a per dotarsi di piattaforme integrate che combinano cloud, dati e AI e per offrire qualcosa di più ampio rispetto alla sola gestione IT in outsourcing. Parallelamente, i fornitori di infrastrutture digitali puntano sull’integrazione verticale per costruire offerte end-to-end, mentre i fondi di private equity mostrano un interesse crescente verso operazioni di consolidamento.

Anche nel mercato italiano il ruolo dei private equity resta centrale nel segmento technology. Tra le operazioni annunciate nel 2025 l’acquisizione di Digital Value da parte di One Equity Partners, di BvTech da parte di PX3, di Objectway da parte di Cinven e di Project Informatica da parte di Emk Capital. Sono operazioni che restituiscono l’immagine di un settore in cui software, cyber e managed IT services vengono percepiti come aree capaci di attrarre capitale per la loro scalabilità, per la ricorrenza dei ricavi e per la loro rilevanza nei percorsi di trasformazione delle imprese.

Tra le aziende italiane più attive nelle acquisizioni strategiche all’estero, PwC evidenzia Bending Spoons, che nel corso del 2025 ha acquisito Vimeo per circa 1,38 miliardi di dollari, Aol per circa 1,4 miliardi ed Eventbrite per 500 milioni. Il dato è interessante perché mostra come dal mercato italiano non arrivino soltanto target per investitori finanziari o industriali, ma anche soggetti capaci di usare merge e acquisizioni come leva di espansione internazionale su asset digitali di rilievo.

Nel comparto media and entertainment italiano, invece, il numero delle operazioni resta stabile a 45. Tra i casi principali Pwc indica l’Opa lanciata da Mfe MediaForEurope su ProSiebenSat1, letta come mossa per rafforzare la leadership nel mercato televisivo europeo e competere con i colossi dello streaming, oltre all’acquisizione di una quota di minoranza in Impresa per consolidare la presenza nella penisola Iberica. Prosegue inoltre il movimento nell’editoria, con Exor che ha avviato trattative per la cessione del Gruppo Gedi e con Lmdv Capital entrata nel comparto attraverso Il Giornale ed Editoriale Nazionale, con l’obiettivo di creare un nuovo polo editoriale nazionale.

Il comparto telecom in Italia registra 13 operazioni, in linea con il 2024. PwC segnala in particolare l’acquisizione da parte di Poste Italiane di una quota di Tim, interpretata come apertura di una nuova fase nella governance del gruppo e come possibile base per sinergie tra telecomunicazioni, pagamenti digitali e servizi postali. A questo si aggiunge il closing atteso nel 2026 dell’acquisizione di Tim Sparkle da parte del consorzio Mef-Asterion per 700 milioni di euro, operazione che da un lato riporta sotto controllo pubblico un’infrastruttura critica e dall’altro consente a Tim di proseguire nel proprio percorso di deleveraging. In Italia come all’estero quindi, merge e acquisizioni non sembrano più semplice leva di crescita dimensionale, ma strumenti per acquisire ciò che serve a restare competitivi in mercati sempre più capital intensive e sempre più dipendenti dalla disponibilità di competenze, piattaforme e infrastrutture. 

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