Il progetto NanoIC rappresenta ad oggi una delle iniziative più strategiche se si guarda al futuro dell’industria europea dei semiconduttori nella prospettiva della sovranità digitale. Si tratta di una pilot line finanziata nell’ambito dell’European Chips Act, concepita per colmare il divario tra ricerca avanzata e produzione industriale di nuova generazione. Una pilot line, lo ricordiamo, è un ambiente di produzione pre-commerciale pensato per colmare il divario tra la ricerca di laboratorio e la produzione industriale su larga scala e NanoIC nasce con un obiettivo preciso: portare le tecnologie dei chip “dal laboratorio alla fabbrica”, creando un’infrastruttura condivisa in grado di supportare la progettazione e la sperimentazione di semiconduttori oltre la soglia dei due nanometri, con un livello di scala “quasi” industriale.
L’avanguardia nella litografia dei chip
Ospitato presso Imec a Leuven (Lovanio), in Belgio, NanoIC è costruita secondo il principio dell’open access: start-up, Pmi, centri di ricerca e grandi imprese possono accedere alle sue infrastrutture per testare nuovi design, apparecchiature e processi produttivi prima dell’avvio della produzione di massa. Per questa sua natura è un elemento cardine dell’iniziativa Chips for Europe e, come accennato, si inserisce nella più ampia strategia europea per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale nel settore dei semiconduttori. A febbraio la Commissione europea ha annunciato l’avvio ufficiale della linea pilota, definita la più grande infrastruttura del suo genere in Europa. L’investimento complessivo ammonta a 2,5 miliardi di euro, di cui 700 milioni dall’Unione europea, 700 milioni da governi nazionali e regionali e la parte restante da partner industriali, tra cui Asml (multinazionale che opera nel settore dei semiconduttori con sede a Veldhoven, nei Paesi Bassi, con uffici in Emea, Usa e Asia e oltre 44mila dipendenti). Si tratta di una cifra, quella complessiva, che fotografa la portata sistemica del progetto e la volontà di creare un ecosistema pubblico-privato stabile attorno alle tecnologie chip di prossima generazione.
NanoIC è inoltre la prima struttura europea a utilizzare la più avanzata macchina di litografia a ultravioletti estremi (Euv), elemento essenziale per la produzione di semiconduttori sotto i due nanometri. Questo dettaglio tecnico non è secondario: l’adozione della tecnologia Euv di ultima generazione rappresenta uno spartiacque nell’evoluzione della manifattura microelettronica e consente all’Europa di posizionarsi nel segmento più avanzato della catena del valore globale. La tecnologia consente infatti di incidere circuiti con lunghezze d’onda estremamente ridotte, rendendo possibile la produzione di transistor sempre più piccoli ed efficienti, con la soglia dei due nanometri che rappresenta oggi uno dei fronti più avanzati della ricerca e della produzione globale.
Il progetto si inserisce poi in un momento cruciale per l’industria europea. I semiconduttori sono ormai infrastruttura abilitante per l’AI, i veicoli autonomi, le applicazioni sanitarie avanzate e le future reti 6G. La dipendenza da fornitori extraeuropei, emersa in modo evidente durante le recenti crisi di approvvigionamento, ha accelerato la definizione di politiche industriali volte a rafforzare la capacità produttiva interna. In questo contesto, NanoIC non si qualifica soltanto come piattaforma tecnologica, ma uno strumento geopolitico ed economico.
NanoIC al via, le aspettative
NanoIC è una delle cinque linee pilota previste dall’European Chips Act insieme a quelle di Fames, Apecs, Wbg e PixEurope. Complessivamente, queste infrastrutture rappresentano un investimento combinato di 3,7 miliardi di euro tra fondi europei e nazionali. La loro attivazione è considerata un passaggio fondamentale per rafforzare la sovranità tecnologica europea nel settore dei semiconduttori e per consolidare la base industriale continentale. L’apertura di NanoIC arriva oggi a quasi quattro anni dal primo annuncio dell’European Chips Act da parte della presidente Ursula von der Leyen e coincide con le consultazioni della Commissione con industria e stakeholder in vista della revisione Chips Act 2.0. Questo tempismo evidenzia la volontà di trasformare l’impianto normativo in risultati tangibili e infrastrutture operative.

L’inaugurazione della linea pilota ha visto la partecipazione dell’Evp della Commissione europea Henna Virkkunen, del primo ministro belga Bart De Wever e del ministro-presidente delle Fiandre, Matthias Diependaele. La presenza istituzionale testimonia il valore simbolico e strategico dell’iniziativa, che ambisce a diventare un punto di riferimento continentale per la sperimentazione di nuove architetture e processi produttivi. NanoIC coinvolge poi una rete di partner europei di primo piano: Cea-Leti (Francia), Fraunhofer (Germania), Vtt (Finlandia), Cssnt (Romania) e Tyndall National Institute (Irlanda). Questa presenza multi-Paese consente di integrare competenze complementari e di distribuire lungo l’Unione una filiera di conoscenze e capacità industriali, rafforzando l’ecosistema europeo nel suo complesso.
Il principio “from lab to fab”, poi è uno dei cardini dell’iniziativa. Storicamente, uno dei punti deboli del sistema europeo è stato proprio il passaggio dalla ricerca accademica di eccellenza alla produzione su larga scala. Le pilot line come NanoIC sono concepite per ridurre questo gap, permettendo a tecnologie sviluppate in ambienti di ricerca di essere validate in condizioni quasi industriali prima di attrarre investimenti produttivi su larga scala.

Importanza strategica
Dal punto di vista industriale, l’impatto potenziale è rilevante. La disponibilità di una linea pilota Euv avanzata in Europa consente alle aziende di progettare e testare chip di nuova generazione senza dover necessariamente ricorrere a infrastrutture extraeuropee. Questo aspetto è particolarmente significativo per le startup deep tech e per le Pmi, che potranno accedere a tecnologie di frontiera in un contesto regolamentato e sostenuto da fondi pubblici. La scelta del modello open access cui abbiamo fatto riferimento, inoltre, mira a evitare concentrazioni eccessive e a favorire la diffusione della capacità innovativa lungo tutta la filiera. In un settore caratterizzato da costi di ingresso elevatissimi, la condivisione di infrastrutture rappresenta una leva fondamentale per ampliare la base industriale e attrarre talenti. Il comunicato sottolinea infatti come queste linee pilota contribuiranno non solo alla competitività, ma anche alla capacità di trattenere e attrarre competenze altamente qualificate.
In prospettiva, NanoIC potrebbe fungere da catalizzatore per ulteriori investimenti produttivi. La validazione di nuovi processi e design in un ambiente quasi industriale riduce il rischio per gli operatori privati e facilita il passaggio a fabbriche su larga scala. È in questo senso che la linea pilota assume una funzione abilitante rispetto all’intero ecosistema. La sfida sarà ora tradurre l’investimento infrastrutturale in risultati industriali concreti. La presenza di partner di ricerca di primo piano e l’adozione di tecnologie di frontiera costituiscono una base solida. La vera misura del successo sarà la capacità di generare nuove filiere produttive, attrarre investimenti aggiuntivi e consolidare la posizione europea nella catena globale dei semiconduttori.
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