La Legge 50 del 20 aprile 2026, di conversione del decreto-legge 19 del 19 febbraio scorso – il cosiddetto Decreto Pnrr 2026 – è in vigore (dal 21 aprile) ed è importante perché alcune disposizioni sono dedicate alla disciplina dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. I Raee non sono il cuore del provvedimento, che resta concentrato sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sulla politica di coesione, ma rappresentano l’ennesimo tassello di un cantiere normativo aperto a fine 2024 e che da allora di fatto non si è mai chiuso. Un veloce excursus porta infatti a valutare come in poco più di un anno si sono susseguiti il decreto Salva-infrazioni (Legge 166/2024), il decreto Terra dei fuochi (Legge 147/2025), la Legge Semplificazioni (Legge 182/2025) e infine, in apertura del 2026, il Decreto legislativo 2/2026 che ha recepito la direttiva europea sui pannelli fotovoltaici. Ciascun provvedimento ha introdotto regole nuove o modificato quelle esistenti, generando una stratificazione che le imprese del settore hanno faticato a interpretare. Il legislatore, con la nuova norma, prova a fare ordine: corregge sovrapposizioni, rafforza alcuni obblighi e fissa il perimetro definitivo della raccolta.
Sullo sfondo resta la pressione di Bruxelles, che da tempo contesta all’Italia il mancato raggiungimento del target di raccolta del 65% fissato dalla direttiva 2012/19/UE. La procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea ha trasformato la capacità di raccolta in un dossier politico, non solo ambientale, e ha spinto il governo a moltiplicare gli interventi normativi. La logica è quella di un’azione coordinata su più fronti: estendere il numero dei soggetti tenuti a raccogliere i Raee, semplificare gli adempimenti per non scoraggiare chi potrebbe raccoglierli, intercettare il flusso dove si forma davvero, cioè nei punti vendita fisici, nei canali digitali e nella consegna a domicilio.
Canali professionali, il ritiro dei Raee diventa obbligo
La novità più rilevante per il mondo delle imprese riguarda i distributori di apparecchiature professionali. Fino a oggi, le aziende che immettono sul mercato server, sistemi di stampa, dispositivi di rete, strumentazione di misura, macchinari per ufficio o per la produzione potevano organizzare il ritiro dei prodotti a fine vita attraverso accordi specifici con la propria rete distributiva: la prassi era diffusa, ma facoltativa. Il nuovo provvedimento elimina questa discrezionalità e allinea la disciplina del professionale a quella già in vigore per il canale consumer. Chi vende una nuova apparecchiatura, in qualunque canale, deve assicurare il ritiro gratuito di quella usata di tipo equivalente. L’impatto è strutturale, perché molti rivenditori di hardware professionale non avevano mai dovuto costruire un’organizzazione interna dedicata alla gestione dei rifiuti. Da oggi serve un deposito preliminare adeguato presso il punto vendita o presso un altro luogo comunicato al Centro di Coordinamento Raee, una formazione del personale di vendita sulla gestione del flusso, procedure di tracciabilità interna e un raccordo operativo con i sistemi collettivi a cui il produttore aderisce. È un investimento che, soprattutto per le Pmi della distribuzione, richiede tempi e competenze non banali, anche se la complessità burocratica resta contenuta grazie alle semplificazioni introdotte un anno fa con il decreto Salva-infrazioni.
Le semplificazioni che restano
Vale la pena ricordare il perimetro di queste “semplificazioni”, perché la nuova norma le lascia intatte ed è proprio lì che si gioca la sostenibilità operativa dell’obbligo per i distributori. Dal novembre 2024 i depositi preliminari presso i punti vendita e i magazzini, una volta comunicati al Centro di Coordinamento Raee, sono considerati parte integrante della raccolta e non richiedono autorizzazioni specifiche né l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali. È stato eliminato l’obbligo di tenere il registro di carico e scarico, di presentare il Modello unico di dichiarazione ambientale e di iscriversi al Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti. Anche il classico formulario di identificazione del rifiuto, per il trasporto verso i centri di raccolta o gli impianti di trattamento, è sostituito da un più semplice documento di trasporto. Si tratta di una cornice pensata per spostare il baricentro della gestione dai vincoli formali ai risultati di raccolta. Per le aziende significa poter intervenire sul flusso dei propri Raee professionali con un assetto amministrativo simile a quello della logistica ordinaria, lasciando il peso dei controlli ambientali sui soli operatori autorizzati al trattamento.

Consegna a domicilio, piattaforma di raccolta
Sul versante consumer, il provvedimento Pnrr consolida un percorso avviato con la Legge 147/2025 di conversione del decreto Terra dei fuochi e poi riproposto nella Legge Semplificazioni di fine 2025. La nuova norma elimina il doppione e lascia in vigore una sola previsione: quando un distributore consegna a domicilio una nuova apparecchiatura, può ritirare gratuitamente non solo quella sostituita ma qualsiasi altro Raee presente in casa del cliente, indipendentemente dalle dimensioni. Cade il limite che in passato circoscriveva questa possibilità ai soli rifiuti di piccolissime dimensioni. Per la grande distribuzione e per i player dell’e-commerce è un’apertura che vale soprattutto sul piano dell’efficienza. La consegna a domicilio di un elettrodomestico o di un dispositivo elettronico è già oggi il passaggio logistico più costoso della filiera, e poterlo trasformare in un’occasione di raccolta multipla riduce sia il rischio di abbandono dei vecchi apparecchi sia la necessità per il consumatore di portare in autonomia il rifiuto al centro di raccolta comunale. Le piattaforme che gestiscono la logistica dell’ultimo miglio possono integrare il servizio di ritiro nei propri processi di delivery, con un beneficio sia di immagine sia di posizionamento competitivo. Resta da capire, sul piano operativo, come gestire il caso in cui il volume del ritiro ecceda la capacità del mezzo: una variabile che le catene distributive dovranno cominciare a inserire nei propri sistemi di pianificazione.
L’opportunità interseca direttamente la trasformazione digitale del settore. I sistemi di order management e di routing già in uso presso i principali operatori dovranno integrare nuovi campi informativi – tipologia di Raee ritirato, raggruppamento di destinazione, peso stimato – per alimentare la dichiarazione annuale al Centro di Coordinamento Raee. È un compito alla portata delle piattaforme moderne, ma richiede una progettazione attenta: la riduzione degli adempimenti formali, voluta dal legislatore, non si traduce in assenza di dati, perché la tracciabilità dei flussi resta il presupposto per dimostrare il rispetto degli obblighi e per accedere ai meccanismi di premialità previsti dai sistemi collettivi.
La partita si gioca sulle materie prime
Letta in controluce, la nuova norma non introduce rivoluzioni: piuttoso sembra chiudere un cantiere. Il legislatore sceglie di non riscrivere l’impianto della disciplina Raee, costruito nel 2014 con il recepimento della direttiva europea, ma di intervenire dove la successione rapida di provvedimenti aveva generato sovrapposizioni o lasciato margini di discrezionalità incompatibili con gli obiettivi di raccolta. La direzione è coerente con il filo conduttore degli ultimi diciotto mesi: ridurre la frizione burocratica, ampliare il numero dei soggetti tenuti alla raccolta, valorizzare i canali di prossimità con il consumatore.
È la risposta che il sistema italiano sta dando alla procedura d’infrazione europea, in attesa che le imprese mettano a terra le nuove regole e che il Centro di Coordinamento Raee pubblichi le linee guida operative che inevitabilmente serviranno per sciogliere i nodi interpretativi rimasti. Sullo sfondo c’è la partita più ampia delle materie prime critiche e dell’autonomia strategica europea, che dai rifiuti elettronici passa in misura crescente: ogni tonnellata di Raee non raccolta è un pezzo di rame, alluminio, cobalto o terre rare che il sistema produttivo deve cercare altrove, spesso fuori dai confini europei.
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