Per HP la scelta di una postazione di lavoro digitale non dipende solo dalla scelta dei  dispositivi da usare, ma dall’effettiva esperienza possibile. È la lettura che l’azienda ha portato a Milano in occasione dell’evento HP, for your best workIl futuro del lavoro, adesso, edizione italiana di un format internazionale dedicato proprio all’evoluzione del workplace, con cui ha riunito clienti, partner e stakeholder attorno alla propria visione del rapporto tra persone e tecnologia. Al centro delle riflessioni sta un’idea di lavoro in cui persone, dispositivi, software e servizi interagiscono in modo fluido, riducendo la complessità e mettendo al primo posto produttività, collaborazione e sicurezza. E in cui l’AI diventa il filo che tiene insieme l’intero ecosistema. Sono quattro, in particolare, gli assi attorno a cui ruota la strategia globale HP, for your best work: intelligenza artificiale, sicurezza, collaborazione e nuove esperienze tecnologiche.

L’AI come abilitatore trasversale

Nella visione di HP, l’AI non è un prodotto a sé, ma un abilitatore chiave e trasversale, che attraversa l’esperienza tecnologica dell’utente. Il compito è semplificare le attività quotidiane, migliorare il modo in cui le persone usano gli strumenti e rendere più naturale la connessione tra individui, tecnologie e spazi di lavoro.

Giampiero Savorelli
Giampiero Savorelli, vicepresidente e amministratore delegato di HP Italy

È un’impostazione che sposta l’accento dalle prestazioni del singolo device alla qualità complessiva dell’interazione.
L’AI lavora sullo sfondo, integrata nei dispositivi e nei servizi, per togliere attriti più che per aggiungere funzioni. In concreto, significa automatizzare i passaggi ripetitivi e adattare il comportamento dei dispositivi al contesto, lasciando alla persona il controllo e il tempo per le attività a maggior valore.

“Il futuro del lavoro non dipende soltanto dall’introduzione di soluzioni innovative, ma dalla loro capacità di offrire all’utente esperienze tecnologiche sempre più semplici e personalizzate, che aiutino le persone a lavorare meglio, in qualunque situazione”, sintetizza Giampiero Savorelli, vicepresidente e amministratore delegato di HP Italy. Il valore, in altre parole, non sta nella tecnologia in quanto tale, ma in ciò che essa permette di fare senza farsi notare.

Un ecosistema, dal pc al printing

Il secondo pilastro della visione riguarda la convergenza. HP descrive un’offerta in cui personal computing, printing, collaboration e tecnologie intelligenti basate sull’AI smettono di essere mondi separati per comporre un unico ecosistema, pensato per un contesto professionale sempre più dinamico, connesso e distribuito. L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione: meno strumenti scollegati, più continuità tra dispositivi, applicazioni e ambienti di lavoro. In questo quadro la sicurezza non è un livello aggiuntivo, ma una componente di base, che riguarda tanto i pc quanto le stampanti e la protezione dei dati lungo l’intero flusso di lavoro. “Abbiamo voluto mostrare dal vivo come intelligenza artificiale, dispositivi pc e printing, software e servizi possano creare un unico ecosistema capace di semplificare il lavoro quotidiano, aumentare la produttività e migliorare la soddisfazione degli utenti”, spiega Savorelli, legando la convergenza a un’esperienza tecnologica diversa e appagante. Per un’azienda storicamente identificata con il personal computing e la stampa, è anche il tentativo di riposizionare quelle stesse categorie dentro una cornice di servizi e intelligenza integrata.

La tecnologia per le persone

A tenere insieme AI ed ecosistema è l’approccio centrato sulle persone. HP immagina una tecnologia semplice, un’esperienza senza soluzione di continuità e personalizzata, capace di adattarsi all’utente invece di costringerlo ad adattarsi a sé che accompagna le attività quotidiane. È la traduzione di un principio che colloca l’individuo, e non il dispositivo, al centro del progetto. “Il nostro obiettivo è mettere la tecnologia al servizio delle persone, affinché possano esprimere al meglio il proprio potenziale, ovunque lavorino o si trovino”, afferma Savorelli, delineando un futuro in cui gli strumenti digitali si fanno discreti e propongono possibilità contestuali. È una prospettiva che intercetta il baricentro del lavoro ibrido e distribuito, in cui la continuità dell’esperienza – tra ufficio, casa e mobilità – conta quanto la potenza del singolo strumento. Il rischio, semmai, è quello comune a tutte le visioni “seamless”: la distanza, spesso troppo ampia, tra la promessa di semplicità e la sua resa concreta nell’uso di ogni giorno.

Un’esperienza che cambia in funzione dei profili

La stessa idea di fondo si declina poi in base a chi lavora e a come lo fa. HP distingue tra le esigenze quotidiane di consumatori e professionisti, i contesti di medie e grandi aziende e gli ambiti — pubblici e privati — in cui performance, precisione, affidabilità e innovazione diventano dirimenti. All’evento milanese questa segmentazione prende forma in tre aree – HP for Enterprise, HP for Small & Medium Business e HP for Consumer – ciascuna costruita attorno a scenari d’uso concreti, ambientati in diversi momenti della giornata. Per le imprese l’accento cade su produttività, collaborazione, sicurezza e gestione dei flussi di lavoro; per le piccole e medie realtà, su soluzioni a sostegno della digitalizzazione dei processi e della gestione dei contenuti; per il consumatore, la ricostruzione della giornata tipo di uno studente mette in luce il ruolo della tecnologia nell’apprendimento, nella creatività e nelle attività di tutti i giorni. Più che una vetrina di prodotti, la proposta punta a rendere tangibile l’idea di un ecosistema unico al servizio di profili diversi.

La cornice del futuro del lavoro, del resto, è terreno presidiato da gran parte dei grandi vendor tecnologici, dai produttori di pc ai protagonisti del software e del cloud. L’accento posto da HP sulla continuità dell’esperienza — e sulla convergenza tra hardware, software e servizi attorno all’AI — è il modo in cui l’azienda prova a ritagliarsi una posizione distintiva in un dibattito affollato, spostando il confronto dalla scheda tecnica del prodotto al valore d’uso percepito dalle persone. Una scelta coerente con un mercato in cui, complice la diffusione dell’AI, la differenza tra dispositivi concorrenti si gioca sempre meno sulle specifiche e sempre più sul software e sull’esperienza che li accompagna.

Letta nel suo insieme, la proposta di HP mira a riposizionare il brand non come fornitore di singoli prodotti, ma come regista di un’esperienza di lavoro coerente, in cui AI, dispositivi, software e servizi convergono attorno alle persone. È una scommessa sul lavoro che verrà — distribuito, connesso e guidato dall’AI — dove il vantaggio competitivo si misura sulla capacità di semplificare più che di aggiungere.

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