Il lavoro cambia più velocemente della capacità delle organizzazioni di adattarsi. È questa la premessa — supportata da dati di ricerca proprietari — con cui HP vuole presentare gli annunci di Imagine 2026, l’evento annuale dedicato alla visione strategica dell’azienda sul futuro del lavoro, declinata nelle soluzioni. Un evento che quest’anno non si limita alla presentazione di nuovi dispositivi, ma tratteggia una piattaforma integrata in cui intelligenza artificiale locale, sicurezza hardware e gestione intelligente dei flussi di lavoro convergono in un unico ecosistema.
“Il futuro del lavoro consiste nel rendere il lavoro più semplice in un mondo che diventa sempre più complesso. In HP ci concentriamo sull’uso dell’AI per creare esperienze più connesse che aiutino le organizzazioni a muoversi più velocemente e le persone a dare il meglio di sé”, spiega Bruce Broussard, chief executive officer di HP ad interim.
La tecnologia, elemento determinante per la qualità del lavoro
Messaggio chiaro: la tecnologia non è più un fattore accessorio nella relazione tra persona e lavoro, ma un moltiplicatore di forza.

I dati dell’HP Work Relationship Index 2025, presentati durante il briefing da Reeya Sen, senior director Insights, fotografano una situazione preoccupante: solo il 20% dei knowledge worker ha un rapporto sano con il lavoro, in calo di 8 punti rispetto al 2024. I lavoratori affrontano in media 22 problemi tecnologici al mese, il 48% è insoddisfatto della significatività quotidiana del proprio lavoro e il 66% ritiene le riunioni inefficaci o improduttive. Ma la buona notizia, secondo HP, è che l’85% dei fattori che determinano la qualità dell’esperienza lavorativa è sotto il controllo delle organizzazioni. “Quando i lavoratori hanno gli strumenti giusti, hanno il doppio delle probabilità di avere un rapporto sano con il lavoro”, sottolinea Sen. La tecnologia non è uno dei tanti fattori: è l’elemento che può cambiare le regole del gioco.
HP IQ, l’intelligenza locale nuovo paradigma
Tra gli annunci più importanti in questa direzione HP IQ, descritto come un nuovo layer di intelligenza che attraversa trasversalmente pc, dispositivi per la collaboration, e spazi di lavoro fisici.

Non si tratta di un semplice assistente AI, ma di un orchestratore che combina AI on-device, connettività basata sulla prossimità e un’interfaccia utente universale chiamata Visor. “Troppo spesso i nostri dispositivi non comunicano tra loro e la collaborazione risulta macchinosa. Serve trasformare queste esperienze e a offrire un futuro del lavoro più fluido”, spiega quindi Matt Brown, director of product di HP IQ.
Il sistema si articola su tre componenti: la connettività seamless attraverso HP NearSense, un orchestratore AI alimentato da un modello da 20 miliardi di parametri che gira localmente, e l’interfaccia Visor che adatta il proprio comportamento al contesto, alla posizione e all’intento dell’utente. La scelta di puntare sull’AI locale non è casuale. Risponde a tre esigenze pressanti nel mercato enterprise: sicurezza dei dati, riduzione dei costi cloud e funzionamento offline. “Un modello locale significa poter analizzare i propri file sul pc senza che vadano mai nel cloud”, riprende Brown. E HP stima risparmi fino a 15mila dollari ogni 100 dipendenti in costi cloud annui.

HP NearSense, il layer di connettività spaziale integrato in IQ, consente ai dispositivi HP di riconoscersi automaticamente tramite prossimità, abilitando la condivisione di file drag-and-drop tra pc vicini e l’accesso con un solo clic alle riunioni nelle conference room dotate di dispositivi HP Poly. HP la definisce la soluzione di condivisione pc-to-pc più semplice e sicura disponibile. HP IQ sarà configurabile e gestibile dall’IT attraverso la HP Workforce Experience Platform (Wxp) e strumenti come Microsoft Intune, un aspetto critico per l’adozione enterprise. I piloti con clienti chiave partiranno nella primavera 2026, con disponibilità più ampia nel corso dell’anno.
Workstation e AI all’edge, risposta a dipendenza cloud
Il secondo pilastro strategico di HP Imagine 2026 riguarda l’infrastruttura per i power user e lo sviluppo AI on-premise. Christina Gill, Senior Manager per le HP Z Workstations, tratteggia uno scenario in cui oltre il 50% degli utenti di workstation non dispone delle specifiche adeguate ai propri flussi di lavoro, mentre la tensione tra esigenze di prestazioni e vincoli di budget è in costante crescita.

“L’anno scorso abbiamo parlato con più di 3.500 clienti. Quello che abbiamo imparato è che la tecnologia e i flussi di lavoro evolvono più rapidamente che mai, mentre la pressione per ottenere risultati continua a crescere”, racconta Gill, descrivendo casi anche estremi di utenti che arrivano a manomettere il telaio delle workstation per inserire schede grafiche più grandi.
La risposta di HP è la workstation Z8 Fury G6i, progettata come hub Gpu per team di power user, con supporto fino a quattro Gpu Nvidia Rtx Pro 6000 Blackwell Max-Q. L’innovazione hardware più significativa è l’HP Max Side Panel, un espansore del telaio che aumenta il volume interno del 15% e consente l’installazione tool-free di schede più grandi, un’esclusiva nel settore. Ma la vera proposizione di valore per l’IT sta nell’ecosistema di soluzioni per l’AI ibrida. HP Z Boost, il software che trasforma le workstation in risorse condivise per la potenza Gpu on-demand, viene esteso dai flussi AI al rendering. Un team di ingegneria motorsport ha già sbloccato da 300 a 1.000 training run aggiuntivi grazie alle workstation altrimenti inattive nelle ore notturne. I tempi di rendering con Catia si riducono di 5,6 volte, mentre con Siemens NX l’accelerazione si moltiplica di 5,7 volte.
Sul fronte della mobilità professionale, le nuove mobile workstation ZBook X G2i e ZBook 8 G2 offrono prestazioni workstation in formati ultraportatili. Lo ZBook X G2i è presentato come il 16 pollici mainstream più leggero e potente, con Gpu Nvidia Rtx Pro 3000 Blackwell e fino a 128 Gbyte di memoria. I benchmark mostrano rendering fino al 46% più veloce in Autodesk Revit e 3,3 volte più rapido in Autodesk Inventor sullo ZBook 8 G2i. Aspetto rilevante: questi notebook sono i client ideali per Z Boost, permettendo di lavorare localmente e accedere alla potenza Gpu delle workstation solo quando serve. Con l’aggiunta di HP Zgx Fury, le capacità di inferenza locale raggiungono modelli fino a circa un trilione di parametri, mentre il fine-tuning arriva a 549 miliardi di parametri. “I clienti possono riportare on-premise i modelli di grandi dimensioni, ottenendo nuovi livelli di controllo, prestazioni ed efficienza”, sintetizza Gill. L’approccio è quello di un’infrastruttura ibrida in cui il lavoro viene svolto localmente il più possibile, con burst nel cloud solo quando necessario.
Sicurezza hardware, HP Tpm Guard chiude una falla sistemica
Sul fronte della sicurezza, HP con Tpm (Trusted Platform Module) Guard, propone una soluzione hardware che impedisce gli attacchi fisici di tipo Tpm bus snooping, vulnerabilità che consente di bypassare la crittografia BitLocker con strumenti dal costo inferiore a 20 dollari e in meno di un minuto.

“Non si tratta solo di agenti di spionaggio da utilizzare per i manager. Molti laptop vengono rubati ogni giorno”, dettaglia Ian Pratt, VP of Security e Cto di Personal Systems e prosegue: “Se un portatile appartiene a un’azienda, il valore dei dati che contiene è potenzialmente molto superiore al valore di rivendita del dispositivo stesso”. In ogni caso.
Tpm Guard crea un tunnel crittografato e autenticato tra il Tpm e la Cpu, impedendo l’intercettazione delle chiavi di crittografia. Il Tpm viene inoltre vincolato crittograficamente al dispositivo, rendendolo inutilizzabile se rimosso o manomesso. L’innovazione si inserisce nel più ampio rafforzamento delle capacità Wolf Security, con integrazione Wxp, nuova scheda cellulare Wolf Connect e raccolta centralizzata dei log di sicurezza.

Stampa, connettere il mondo fisico a quello digitale
Un’area di innovazione spesso trascurata ma strategica è quella del settore Aec (architettura, ingegneria, costruzioni), un’industria da 16 mila miliardi di dollari con una crescita della produttività inferiore all’1% negli ultimi vent’anni. Xavier Juarez, Business Director per le soluzioni Aec large format, illustra come HP Build Workspace venga potenziato per colmare il divario tra progettazione digitale ed esecuzione in cantiere.

“Più del 25% della settimana lavorativa di un professionista dell’edilizia viene speso a cercare le informazioni giuste o a gestire errori e rilavorazioni”, evidenzia Juarez. Le nuove funzionalità includono gestione delle versioni dei disegni con QR code, vettorializzazione AI che fa risparmiare fino all’80% del tempo di ridisegno, e strumenti di collaborazione contestuale. L’integrazione con le stampanti multifunzione HP DesignJet, che diventano “connected” con Build Workspace, chiude il cerchio tra digitale e fisico. Sul versante della stampa office, invece, le nuove HP LaserJet Pro 4000 e Enterprise 5000/6000 integrano sicurezza quantum-resistant e workflow AI-powered che, secondo HP, riducono i tempi di elaborazione documentale fino al 50%.
Un portfolio commerciale ripensato per l’era dell’AI
Completano l’offerta 31 nuovi notebook “commercial” distribuiti sulle serie ProBook 4, EliteBook 6, EliteBook 8 ed EliteBook X, pensati per coprire l’intera gamma di esigenze — dalle Pmi in crescita alle grandi organizzazioni enterprise. Il dispositivo di punta per il segmento Pmi è l’HP EliteBook 6 G2q, il più configurabile AI pc basato su architettura Arm secondo HP, con processori Snapdragon X2 Elite con fino a 85 Tops, autonomia fino a 28 ore, connettività 5G sempre attiva tramite HP Go e, soprattutto, HP IQ pre-installato.

“Il 68% delle Pmi considera l’accesso sicuro ai dati la sfida principale per i lavoratori remoti, mentre l’80% dei dipendenti sta già portando al lavoro i propri strumenti AI”, rimarca Caleb Fleming, senior manager del team Npi e prosegue: “Il dispositivo giusto può essere ciò che trasforma un’azienda”. Sul versante della sicurezza fisica, il nuovo sistema di intrusion detection spegne il dispositivo e protegge la memoria se il telaio viene aperto, un livello di protezione che risponde direttamente alle preoccupazioni dei reparti IT delle aziende distribuite.
La strategia: dall’hardware all’ecosistema intelligente
Il fil rouge di HP Imagine 2026 è la transizione da fornitore di hardware a piattaforma integrata per l’esperienza lavorativa. La HP Workforce Experience Platform gestisce attivamente oltre 5 milioni di dispositivi per 2.800 clienti in 180 Paesi e si arricchisce di remediation guidata dall’AI, report personalizzati sulla telemetria, Carbon Footprint Report per la sostenibilità e notifiche Pulse per Microsoft Teams. La visione è quella di un ecosistema in cui AI locale, sicurezza hardware, gestione degli endpoint e automazione dei flussi documentali non sono componenti separati ma parti di un unico tessuto connettivo, pensato per risolvere il deficit di esperienza lavorativa che, secondo i dati HP, affligge l’80% della forza lavoro globale.
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