Di intelligenza artificiale si parla da decenni, ma solo oggi, grazie all’aumentata capacità di memoria del cloud computing e all’accresciuta capacità di calcolo dei dispositivi, l’AI è davvero pronta per entrare in azienda.

Secondo una nuova ricerca di Fujitsu, realizzata con Pierre Audoin Consultants (PAC), l’intelligenza artificiale rappresenta un’innovazione tecnologica di cui la comprensione dei potenziali vantaggi funzionali è ormai chiara, come dimostrato da un tasso di adozione in crescita. Quasi metà delle 240 aziende europee intervistate, infatti, dispone di un’implementazione AI già attiva, mentre entro i prossimi due anni il 70% del campione includerà l’intelligenza artificiale nelle proprie applicazioni business.

Minor coinvolgimento del Sud Europa 

Particolare entusiasmo si registra da parte dei paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia), dove il 17% delle aziende contattate ha già implementata una strategia legata all’intelligenza artificiale, e del Regno Unito, paese dove si rileva la maggiore propensione a considerare l’AI come strategicamente rilevante (pari al 33%, contro la media europea del 25%). Dato che invece trova minore importanza per le imprese intervistate in Italia e Spagna, dove la percezione di strategicità dell’AI è inferiore al dato medio europeo (17% contro il 25%).
Ad una maggiore cautela delle imprese dell’Europa meridionale corrisponde comunque un ampio spettro d’interesse da parte dei 240 responsabili senior dei comparti IT e business intervistati, appartenenti a settori,che spaziano dall’automotive, all’industria, al retail. Automazione dei workflow (80%), processi di business più veloci (73%) e migliori “raccomandazioni” (72%) rientrano tra i casi d’uso più rilevanti per la totalità dei rispondenti.

Vince la manutenzione predittiva

Per le realtà industriali, il maggior grado di attenzione viene rilevato, non senza sorpresa, nelle potenzialità legate alla manutenzione predittiva di stabilimenti e macchinari (definite “di grande valore” dal 75% degli intervistati). Le previsioni nascono dalla possibilità di analizzare “grandi dati” legati al runtime dei macchinari, dove è possibile applicare algoritmi previsionali per la ricerca di una migliore puntualità nella produzione e nella consegna dei prodotti ordinati. Per il 70% del campione, sempre in ottica Industria 4.0, un altro potenziale vantaggio derivante dall’adozione dell’AI è legato alla possibilità di aumentare il grado di adattamento dei processi produttivi alle variazioni della domanda, così come l’incremento dell’efficienza produttiva grazie ad una maggiore automazione di processo (60%).

Ambiti di applicazione trasversali sono inoltre rilevati in maniera unanime con riferimento all’automazione e la pianificazione del fulfillment anche in ambito Supply Chain, nell’ottenere una migliore comprensione del cliente nelle funzioni Marketing e Vendite, nella rilevazione e prevenzione di frodi per le funzioni Amministrazione e Finanza, ovvero degli attacchi informatici per quanto riguarda la Cybersecurity.

La prima criticità è strategica

Ma non è tutto oro ciò che luccica. In primo luogo, la mancanza di un approccio strategico all’adozione dell’AI in azienda. “A nostro parere, l’apparente mancanza di un framework strategico per l’AI è sorprendente ed è indicativa della necessità di un maggior coinvolgimento del top management per liberare tutte le potenzialità di questa tecnologia rivoluzionaria” evidenzia Bruno Sirletti, presidente e amministratore delegato di Fujistu Italia.

Bruno Sirletti, amministratore delegato, Fujitsu Italia
Bruno Sirletti, amministratore delegato, Fujitsu Italia

Considerando i dati aggregati dell’intero campione, infatti, solo l’11% delle realtà intervistate possiede una vera strategia per l’implementazione dell’intelligenza artificiale. “Siamo convinti che vi sia attualmente un’enfasi eccessiva sull’ottimizzazione, che è spinta dalla necessità di provare come la AI conduca a risultati di business migliori – prosegue Sirletti . Non riuscendo ad assumere un approccio strategico, le aziende stanno lasciandosi sfuggire l’opportunità di implementare app rivoluzionarie capaci di migliorare radicalmente la customer experience e promuovere un nuovo paradigma di importanti opportunità di business”.

Sempre rilevanti tra i principali fattori ostacolanti all’implementazione del progetto, anche per l’AI si evidenziano la cultura e i processi aziendali, spesso più indietro rispetto all’innovazione tecnologica introdotta (52%).
Non mancano ovviamente anche le criticità operative. Oltre a problematiche squisitamente legali e di compliance, il 61% dei rispondenti evidenzia che molte delle soluzioni attuali non comprendono la possibilità d’implementare l’intelligenza artificiale, così come tre intervistati su cinque lamentano la velocità con cui nelle soluzioni IT è inclusa l’AI.

In Europa c’è “fame” di progetti di AI, ma ancora strada da fare nella loro implementazione, prima di ottenere business case rilevanti PER settori e dimensioni

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