Il cambiamento climatico e il progressivo aumento delle temperature globali rappresentano una delle principali sfide strutturali di lungo periodo per i sistemi economici contemporanei con implicazioni dirette per le imprese. Le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi decenni hanno progressivamente rafforzato la necessità di un’azione rapida e coordinata finalizzata alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’accelerazione della transizione verso modelli produttivi e di consumo a minore intensità carbonica. Il percorso europeo di decarbonizzazione si basa sempre più su una combinazione di carbon pricing, intervento regolatorio, politica industriale, sviluppo infrastrutturale e strumenti di supporto pubblico finalizzati ad accelerare la trasformazione tecnologica e orientare le decisioni di investimento di lungo periodo.
Il sistema europeo Ets
Fin dalla sua introduzione, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU Ets – European Union Emissions Trading System) ha rappresentato una delle applicazioni più avanzate di uno strumento ambientale basato sul mercato all’interno di un’economia integrata di grandi dimensioni. La sua logica economica originaria si fonda sul principio secondo cui l’attribuzione di un prezzo alle emissioni di CO2 consente di internalizzare le esternalità ambientali e orientare imprese e operatori economici verso scelte produttive a minore intensità carbonica attraverso segnali di mercato decentralizzati.
In questa impostazione, il prezzo della CO2 è concepito come un meccanismo in grado di coordinare decisioni operative e investimenti di lungo periodo preservando neutralità tecnologica e flessibilità economica. L’efficacia del sistema dipende quindi dalla capacità del segnale di prezzo di influenzare progressivamente le scelte di produzione, consumo e investimento nei diversi settori economici.
Nel corso degli anni, tuttavia, l’evoluzione del quadro europeo delle politiche climatiche ha progressivamente ampliato l’interazione tra Ets e un insieme molto più ampio di obiettivi industriali, tecnologici e geopolitici. L’architettura europea della decarbonizzazione incorpora oggi, in misura crescente, strumenti di sostegno pubblico diretto, roadmap settoriali, pianificazione infrastrutturale, misure di accelerazione autorizzativa, strumenti di politica industriale, obiettivi di autonomia strategica e meccanismi di condizionalità legati alle filiere produttive europee. Più recentemente, anche le iniziative europee in materia di politica industriale hanno rafforzato questa evoluzione, collegando sempre più esplicitamente la decarbonizzazione alla resilienza industriale, alla sicurezza economica, alla capacità manifatturiera europea e alla tutela delle catene del valore strategiche.
In questo contesto, il prezzo della CO2 tende progressivamente ad assumere le caratteristiche di un prezzo strategico intertemporale incorporato in aspettative industriali, finanziarie e regolatorie di lungo periodo, andando oltre la funzione originaria di semplice segnale di compliance ambientale. Questa evoluzione non implica necessariamente un malfunzionamento del mercato Ets. Tuttavia, apre interrogativi sempre più rilevanti circa il rapporto tra finanziarizzazione del carbon pricing, capacità di adattamento dell’economia reale e coerenza complessiva del framework europeo di decarbonizzazione.
Evidenze e criticità sistemiche
La capacità di risposta industriale ai vincoli carbonici dipende sempre meno esclusivamente dal livello del prezzo della CO2 e sempre più da condizioni strutturali esterne alle imprese, quali costo dell’energia, disponibilità infrastrutturale, accesso a vettori energetici decarbonizzati, maturità tecnologica e configurazione dei sistemi energetici nazionali. Le analisi sviluppate sul settore manifatturiero europeo evidenziano infatti una crescente eterogeneità delle condizioni di transizione tra Stati membri e tra settori industriali. Sebbene i vincoli emissivi e i benchmark Ets siano definiti in misura crescente a livello europeo, la concreta capacità di adattamento industriale continua a dipendere da fattori energetici, territoriali e infrastrutturali profondamente differenziati.
La disponibilità di elettricità low-carbon a prezzi competitivi – infrastrutture per l’idrogeno, sistemi Ccus, biomasse sostenibili e altri input strategici della transizione – tende a distribuirsi in modo molto disomogeneo all’interno dell’Unione europea. In questo contesto, imprese formalmente soggette ai medesimi vincoli Ets possono trovarsi ad operare in condizioni economiche e tecnologiche radicalmente differenti. Le evidenze sviluppate nella ricerca suggeriscono inoltre che l’Ets costituisca uno strumento di politica ambientale definito a livello europeo, ma applicato all’interno di sistemi energetici che continuano a dipendere in misura significativa dalle politiche energetiche nazionali e da mix energetici profondamente eterogenei tra Stati membri.
Questo elemento assume crescente rilevanza poiché differenti combinazioni tra rinnovabili, nucleare, gas naturale, biomasse e altre fonti energetiche possono determinare capacità di adattamento industriale e condizioni competitive molto diverse all’interno dello stesso mercato europeo.
In questa prospettiva, la sostenibilità economica e politica dell’Ets dipende sempre più dalla capacità del framework europeo di accompagnare la trasformazione industriale preservando continuità produttiva, competitività internazionale, capacità di investimento e resilienza manifatturiera. Questa criticità assume particolare rilevanza nei settori caratterizzati da elevata esposizione ai costi energetici, lunghi cicli di investimento, forte esposizione alla concorrenza internazionale e percorsi di decarbonizzazione ancora dipendenti da infrastrutture e tecnologie non pienamente mature. La sfida pertanto riguarda anche la capacità di garantire che la trasformazione industriale possa avvenire attraverso processi economicamente sostenibili, tecnologicamente realistici e coerenti con la preservazione di una base manifatturiera europea competitiva nel lungo periodo.
Preservare capacità industriale e sostenibilità economica
Una priorità è la necessità di distinguere con maggiore chiarezza tra riduzioni emissive generate da effettiva trasformazione tecnologica e riduzioni associate a contrazione produttiva, chiusura di installazioni o indebolimento della capacità manifatturiera europea. Questa distinzione è essenziale anche per valutare la sostenibilità politica ed economica dell’Ets. Una transizione fondata su innovazione tecnologica, modernizzazione produttiva e investimenti industriali ha implicazioni profondamente diverse rispetto ad una transizione associata a perdita di capacità produttiva, compressione dei margini e progressiva erosione della base manifatturiera europea.
Inoltre, la futura riforma Ets dovrebbe valutare più sistematicamente il rapporto tra esposizione ai costi carbonici, redditività industriale e capacità di investimento. In diversi settori hard-to-abate, l’aumento dei costi Ets può incidere sulla capacità di autofinanziamento proprio nel momento in cui alle imprese vengono richiesti investimenti particolarmente elevati, rischiosi e caratterizzati da lunghi tempi di ritorno.
Per questa ragione, i futuri cicli di revisione dell’Ets dovrebbero considerare con maggiore attenzione gli effetti cumulativi tra costi Ets, costi energetici, esposizione internazionale e fabbisogni di investimento industriale. Il punto non è ridurre l’ambizione climatica, ma verificare se le imprese dispongano delle condizioni economiche, finanziarie ed energetiche necessarie per trasformare il segnale di prezzo in investimenti reali. In questa prospettiva, preservare la resilienza industriale europea non rappresenta soltanto un obiettivo di competitività economica, ma una condizione strutturale per la concreta realizzabilità dei percorsi europei di decarbonizzazione.
La futura evoluzione dell’Ets dovrebbe quindi rafforzare il coordinamento tra carbon pricing, politica industriale europea, strumenti di finanziamento della transizione e meccanismi di tutela del level playing field internazionale, in coerenza con l’evoluzione del dibattito europeo richiamato anche dall’Industrial Accelerator Act. L’impatto sui bilanci delle imprese è rilevante come lo sono strumenti predittivi volti a simulare l’impatto di interventi di efficienza energetica prima che vengano fatti gli investimenti.
Ets, serve un framework
L’Ets ha superato la configurazione originaria di semplice meccanismo di carbon pricing.

Sempre più, la questione centrale riguarda la capacità di costruire un framework nel quale:
- I segnali di carbon pricing rimangano economicamente coerenti e interpretabili;
- La transizione industriale risulti realisticamente realizzabile;
- Gli investimenti necessari possano essere sostenuti nel tempo;
- Le differenze strutturali tra sistemi energetici nazionali non producano distorsioni incompatibili con il corretto funzionamento del mercato interno europeo.
Il framework emergente appare caratterizzato da una crescente integrazione tra strumenti di mercato, politica industriale, pianificazione infrastrutturale ed energetica, governance finanziaria, strategie europee di sicurezza economica e industriale e innovazione digitale.
L’efficacia futura dell’Ets dipenderà sempre più dalla capacità del sistema di adattarsi ad un contesto caratterizzato da:
- Crescente finanziarizzazione dei mercati della CO2;
- Forte eterogeneità dei sistemi energetici nazionali;
- Crescente integrazione tra politica climatica e politica industriale;
- Rilevanti fabbisogni di investimento legati alla trasformazione industriale ed energetica europea;
- Maggiore importanza della digitalizzazione e della capacità predittiva delle imprese.
Il ruolo della digitalizzazione
In questo contesto, la digitalizzazione può assumere un ruolo sempre più rilevante quale strumento di supporto alle decisioni strategiche delle imprese. L’integrazione tra dati energetici, produttivi, finanziari e ambientali consente infatti di sviluppare modelli previsionali e piattaforme di simulazione capaci di valutare ex ante gli effetti economici degli investimenti in decarbonizzazione.
Attraverso digital twin, sistemi di supporto alle decisioni e strumenti di analisi predittiva, diventa possibile stimare la redditività di interventi di efficienza energetica, elettrificazione dei processi, utilizzo di combustibili alternativi o tecnologie di abbattimento in funzione di differenti scenari relativi ai prezzi dell’energia, delle quote di emissione, ai tassi di interesse e alle aspettative dei mercati.
In un sistema Ets sempre più caratterizzato da una crescente componente finanziaria e da dinamiche intertemporali incorporate nelle aspettative degli operatori, la capacità di anticipare e simulare gli impatti economici rappresenta un elemento strategico per ridurre il rischio degli investimenti e migliorare la qualità delle decisioni industriali.
La digitalizzazione costituisce quindi un fattore di efficientamento operativo e sempre più parte integrante della governance della transizione, contribuendo a rendere più e resilienti le scelte di investimento richieste dalla decarbonizzazione.
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* Giacomo Di Foggia, ricercatore di economia applicata presso l’Università di Milano-Bicocca. Ha ottenuto il PhD presso la facoltà di Ingegneria Industriale dell’Università Liuc.
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