Non si può pianificare ciò che non si conosce. È la premessa del censimento del patrimonio Ict della pubblica amministrazione avviato a luglio dall’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio. L’operazione punta a fotografare lo stato reale delle infrastrutture tecnologiche degli enti pubblici, dalle installazioni hardware ai software fino ai servizi digitali erogati, per costruire una base di dati su cui fondare le scelte del prossimo Piano triennale per l’informatica nella PA. Entriamo nei dettagli.

Le amministrazioni centrali e locali hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per rispondere al questionario predisposto. Fanno eccezione scuole e università, per le quali lo strumento sarà disponibile a partire da settembre e la scadenza verrà comunicata in seguito. La ricognizione non è un adempimento estemporaneo: Agid la conduce con cadenza triennale, così da tenere allineata la mappa degli asset tecnologici all’evoluzione del sistema informativo pubblico.

Mario Nobile, direttore generale dell'Agenzia per l’Italia Digitale (Agid)
Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid)

Il censimento poggia su una base di legge precisa. Lo prevede il comma 1-ter dell’articolo 33-septies del decreto-legge n. 179 del 2012, la norma che ha avviato il consolidamento e la razionalizzazione dei data center pubblici, e si inserisce nel perimetro del Codice dell’amministrazione digitale, il Decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82. È lo stesso quadro che negli anni ha guidato la spinta verso la migrazione al cloud e la riduzione del numero di centri di elaborazione dati della PA. I dati raccolti, precisa l’Agenzia, saranno poi condivisi tra Agid, Dipartimento per la trasformazione digitale e altri enti sulla base di appositi accordi.

Chi deve compilare il questionario Agid e come

Il questionario è ospitato sulla piattaforma PA digitale 2026, nell’area riservata alla voce Adempimenti e questionari, ed è accessibile a qualsiasi persona incaricata dall’amministrazione. Agid sottolinea che la compilazione andrebbe condivisa con chi ha una visione trasversale dei sistemi, a partire dal responsabile delle infrastrutture, da quello dei servizi e della sicurezza informatica, dal responsabile della protezione dei dati e, dove serve, dai fornitori Ict. La procedura è guidata e diversi campi risultano già precompilati con le informazioni presenti in piattaforma, in applicazione del principio once-only che evita agli enti di dichiarare più volte lo stesso dato.

A chiudere il processo è un passaggio di responsabilità formale: il rappresentante legale o il Responsabile per la Transizione al Digitale (Rtd) deve firmare un attestato che certifica completezza e correttezza dei dati inseriti, per poi ricaricarlo in piattaforma e inviare le risposte. Un dettaglio non trascurabile riguarda le conseguenze dell’inerzia: la mancata o parziale compilazione entro i termini, se non motivata, comporta la classificazione d’ufficio dell’amministrazione in una fascia che rende di fatto poco conveniente lasciar scadere i termini.
Per accompagnare gli enti nella compilazione, l’Agenzia ha pubblicato sulla pagina dedicata del proprio sito una guida operativa e l’informativa sul trattamento dei dati personali. Sono i riferimenti da consultare prima di avviare la procedura, soprattutto per le amministrazioni con strutture Ict ridotte, per le quali la parte più impegnativa non sarà tanto rispondere quanto reperire internamente le informazioni necessarie a farlo con precisione. La qualità del censimento, in ultima analisi, dipenderà proprio dalla capacità dei singoli enti di trattare la ricognizione non come un modulo da evadere, ma come un’occasione per mettere ordine nel proprio patrimonio tecnologico.

Le sezioni del questionario

La rilevazione è organizzata in tre sezioni, alcune delle quali possono risultare non visibili o già compilate a seconda del tipo di ente. La prima riguarda l’organizzazione Ict e fotografa la struttura e le dimensioni del reparto informatico, la presenza di un piano di trasformazione digitale e degli eventuali ostacoli alla sua attuazione, la nomina formale del Rtd e, elemento di attualità, l’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale nei processi interni.

La seconda sezione mappa infrastrutture e servizi. Sul fronte dei data center di proprietà dell’ente o di società da esso controllate chiede collocazione geografica, caratteristiche tecniche come capacità di storage, potenza di calcolo, connettività e potenza IT installata, stato di eventuali dismissioni, presenza di nodi edge e caratteristiche di sostenibilità energetica. La parte dedicata a dati e servizi, agganciata al processo di classificazione già svolto su PA digitale 2026, chiede invece per ciascun servizio le modalità di erogazione, lo stato di digitalizzazione e il livello di migrazione verso il cloud o verso infrastrutture qualificate secondo il regolamento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

La terza sezione entra nel merito della spesa: voci di costo tra gestione e investimenti, costi e volumi delle licenze software con proiezioni per il triennio, strategie di razionalizzazione, modalità di acquisto dei servizi cloud, comprese le criticità nell’uso degli accordi quadro, e le piattaforme di approvvigionamento digitale utilizzate ai sensi del nuovo Codice dei contratti pubblici.

A cosa servono i dati

L’obiettivo dichiarato non è la semplice raccolta, ma la costruzione di una governance dell’Ict pubblica più solida. Agidindividua tre finalità: capire come è strutturato il reparto informatico di ciascun ente per individuarne i margini di miglioramento, disporre di una mappatura di infrastrutture e servizi utile a gestire meglio le risorse e orientare l’ottimizzazione della spesa nel medio-lungo periodo, esplicitamente anche oltre l’orizzonte del Pnrr. È un punto rilevante, perché lega la ricognizione a una sostenibilità finanziaria che non dipenda dai fondi straordinari in via di esaurimento.

Per le singole amministrazioni il ritorno è duplice. Da un lato, informazioni ordinate sul proprio parco tecnologico consentono di indirizzare meglio le scelte di acquisto, migliorare la qualità dei servizi digitali e rafforzare sicurezza e resilienza delle infrastrutture. Dall’altro, la somma di questi dati restituisce al Paese una visione d’insieme finora frammentaria, condizione necessaria per pianificare gli investimenti in modo consapevole e definire interventi mirati di modernizzazione. In un contesto in cui la trasformazione digitale della PA procede a velocità diverse tra enti grandi e piccoli, la qualità della fotografia iniziale è ciò che determina l’utilità di tutto quel che verrà dopo

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