La domanda di potenza di calcolo generata dall’intelligenza artificiale non si ferma ai chip: arriva fino ai cavi che, dentro i data center, collegano server e infrastrutture di rete. È su questo terreno che Prysmian preme sull’acceleratore, annunciando un pacchetto di accordi e investimenti che punta a fare della fibra ottica uno dei principali motori di crescita del gruppo nei prossimi anni. Il tassello più rilevante è un’intesa di lungo periodo con Molex, società statunitense del gruppo privato Koch, del valore di circa 5,5 miliardi di euro.
L’accordo, della durata massima di dieci anni, riguarda la fornitura di cavi ottici destinati all’interno dei data center e prevede un pagamento anticipato di 550 milioni di euro. Non si tratta di un’iniziativa isolata, ma del tassello più visibile di un piano commerciale più ampio, che ruota attorno alle intese con gli hyperscaler e agli operatori di infrastrutture per i data center.
Prysmian, il piano
Il complesso di accordi e iniziative commerciali dovrebbe generare, entro il 2035, come accennato, oltre 10 miliardi di euro di ricavi incrementali cumulativi rispetto al 2025, con un contributo che potrebbe arrivare fino a 1,1 miliardi di euro l’anno a partire dal 2031. Sono cifre che, se confermate, ridisegnano il peso della divisione Digital Solutions nel bilancio del gruppo, spostandone il baricentro verso il segmento a più alto valore: quello dei collegamenti interni ai data center, il cosiddetto spazio “inside”, dove finora Prysmian è stato meno presente. La logica dell’anticipo da 550 milioni e degli impegni pluriennali è quella, ormai diffusa nelle filiere ad alta intensità di capitale, del “co-investimento”: cliente e fornitore condividono il rischio della crescita, garantendo al secondo la visibilità necessaria a costruire nuova capacità e al primo la certezza delle forniture in un mercato in cui la fibra ottica è diventata una risorsa contesa. È proprio l’ingresso più deciso in quello spazio a rappresentare il cambio di passo. Portare la propria fibra e i propri cavi “dentro” il data center significa presidiare la parte dell’infrastruttura destinata a crescere di più, sospinta da tre dinamiche convergenti: i cicli strutturali di ammodernamento per migliorare prestazioni ed efficienza energetica, i cambiamenti trainati dall’intelligenza artificiale e l’aumento della densità della fibra ottica, che moltiplica il numero di connessioni per singola infrastruttura.

Per sostenere questa crescita, agli accordi commerciali si affianca un piano industriale. Prysmian avvierà un programma di potenziamento della capacità produttiva che riguarderà l’intera filiera del cavo ottico, dalla produzione delle preforme in vetro, il semilavorato da cui si trae la fibra, fino ai cavi finiti, con stabilimenti negli Stati Uniti e in Europa. L’obiettivo dichiarato è di più che raddoppiare la capacità produttiva di fibra negli Stati Uniti rispetto ai volumi attuali.
L’investimento previsto ammonta a 1,25 miliardi di euro fino al 2031 e ha anche una valenza di posizionamento strategico. Negli Stati Uniti rafforza il ruolo di Prysmian come uno dei soli tre produttori nazionali di fibra e cavi ottici, mentre in Europa ne consolida la posizione di unico grande operatore domestico: un dato non trascurabile in una fase in cui la sovranità sulle infrastrutture digitali è tornata al centro dell’agenda industriale e geopolitica di entrambe le sponde dell’Atlantico. Sul piano occupazionale, il piano porterà alla creazione di oltre mille nuovi posti di lavoro a livello globale, di cui seicento negli Stati Uniti.
La strategia
A leggere l’operazione come un punto di svolta è Massimo Battaini, amministratore delegato di Prysmian: “Stiamo vivendo un momento di svolta per le nostre Digital Solutions”. Il modello ricalca quello già adottato nel business della trasmissione di energia e poggia su un duplice vantaggio: “Da un lato, investiamo insieme ai nostri clienti, compresa la partnership importante con Molex, per rispondere al meglio alla domanda; dall’altro, condividiamo con il mercato una visione chiara sulla solidità della domanda nel lungo periodo”. L’ambizione è quella di affermarsi come “l’avanguardia nel settore digital, creando valore sia sul fronte tecnologico sia su quello della scala industriale”.
Battaini inserisce inoltre l’iniziativa in una lettura integrata sulle strategie gruppo, in cui il presidio dei data center genera benefici trasversali – dal potenziamento delle reti elettriche alla fornitura di cavi per l’energia, fino alle connessioni digitali a lunga distanza e alle infrastrutture di telecomunicazione sottomarine – a supporto, sottolinea, degli “ingenti investimenti richiesti dalle infrastrutture basate sull’intelligenza artificiale”.
L’intesa è virtuosa anche nella strategia di Molex: “L’accordo di lungo periodo con Prysmian ci permetterà di supportare al meglio i nostri clienti comuni”, afferma Joe Nelligan, amministratore delegato di Molex, per il quale la partnership rappresenta un’espansione strategica negli Usa con un incremento della capacità produttiva a sostegno di una domanda di soluzioni per i data center in continua crescita.
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