Ibm in Italia, sotto la guida di Nico Losito da qualche mese, sta portando avanti una proposta tecnologica che ruota attorno ai tre assi della strategia internazionale di Ibm, che in queste settimane sta scontando in borsa (-25%) i dati di una trimestrale sotto le aspettative (+1%). Un risultato che ha spinto lo stesso Ceo, Arvind Krishna, a scrivere una lettera aperta agli investitori per spiegare perché l’AI – uno dei pillar della strategia della stessa Ibm – sta cambiando le logiche di acquisto delle aziende, che privilegiano investimenti infrastrutturali in storage, memorie e server per garantirsi capacità computazione, limitando gli investimenti in software in questo momento. Un boomerang che non riguarda solo Ibm ma che ha visto tutti i vendor software interrogarsi sulla crescita degli investimenti destinati alle infrastrutture e sulla sostenibilità degli investimenti in AI.

La strategia di Ibm in Italia si conferma in continuità con il passato e con la progettualità futura. “Dei tre assi portanti, i primi due – intelligenza artificiale e cloud ibrido – sono cavallo di battaglia già da anni, il terzo invece – il quantum computing – trova oggi una nuova linfa perché finalmente stanno uscendo dai laboratori le prime applicazioni reali – precisa Nico Losito, general manager di Ibm Italia, incontrato di recente a Milano -. Ma ci sono due missioni che accomunano le tre sfide: quella della sicurezza non negoziabile e quella  delle competenze che ridefinisce il rapporto uomo-macchina”.

Nico Losito, General Manager di IBM Italia
Nico Losito, General Manager di Ibm Italia

L’AI genera Roi?

L’AI oggi però è un tema di ritorno degli investimenti.
Secondo la ricerca Ibm Ceo Study (su un panel globale di 2mila intervistati), seppure l’intelligenza artificiale faccia ormai parte delle strategie dei Ceo (69%), solo il 10% delle aziende raccoglie nuovo fatturato grazie all’AI, una discrepanza che sottopone i Ceo a una crescente pressione e a ripensare l’organizzazione aziendale nel suo complesso.
“Dato questo gap, l’aspettativa di crescita legata all’AI è ancora molto alta per i prossimi anni, seppure è difficile comprendere appieno in che modo l’AI sarà in grado di generare valore. In Italia, l’adozione dell’intelligenza artificiale è ancora lenta soprattutto nelle Pmi, a volte scettiche, ma le aziende sono consapevoli che sarà fonte di nuovo fatturato”

Se il 2023 è stato l’anno dei dibattiti sull’AI, il 2024-2025 il biennio di sperimentazione e di proof-of-concept, il 2026 sarà l’anno in cui l’adozione andrà certificata dal ritorno sugli investimenti secondo Losito. Ma c’è il rischio di una bolla? “Non sento nessun segnale in tal senso, perché vedo improbabile che la promessa legata all’AI si stia sgonfiando”.

Le ragioni risiedono nel fatto che le aziende con strategia AI first sono più rapide nel prendere decisioni (+74%), più agili (+67%) nella fase di delivery, più efficaci. “Ibm stessa, client zero della strategia AI, ha risparmiato 4,5 miliardi di dollari in tre anni ridisegnando i propri processi in ottica AI, coinvolgendo l’intera popolazione dei dipendenti. Ogni mese di luglio, questo è la quarta estate consecutiva, ogni country si ferma e identificare processi che sarebbe opportuno modificare, dallo sviluppo di codice alle procedure Hr. E si mette in gioco”.
Oggi gli Ibmer utilizzano anche Ibm Bob, lanciato durante Think 2026 a Boston e testato in beta da 80mila dipendenti: un agente AI che permette di migliorare la produttività degli sviluppatori nelle diverse fasi, dal disegno al monitoraggio. “Bob è a tutti gli effetti un partner AI per i developer, crea agenti specializzati per diverse attività, è in grado di organizzare le attività di gruppo nel mondo entreprise. Bob ha ridotto del 70% il tempo di sviluppo, ha migliorato dell’85% la qualità, e abbraccia  tutte le fasi dello sviluppo software compreso il controllo dei costi e delle risorse consumate. Grazie ai Bobalytics (gli analytics di Bob) controlla token, spese, risorse computazionali utilizzate all’interno di ogni processo. Bob è per Ibm una risorsa distintiva sul mercato”. L’orchestrazione multi modello instrada automaticamente ogni attività verso il modello più appropriato in base ad accuratezza, prestazioni e costi, automatizzando l’intero ciclo di vita dello sviluppo software, con attenzione alla compliance e alla sicurezza integrate in ogni fase.

Strategia cloud e sovranità

Nico Losito, General Manager di IBM Italia
Nico Losito, General Manager di IBM Italia

Esiste una stretta relazione tra la performance dell’AI e l’infrastruttura sottostante, ma anche tra l’infrastruttura sottostante e l’utilizzo dell’A. “Ogni variabile migliora l’altra e si completano a vicenda. Dal nostro punto di vista l’architettura open hybrid cloud è la risposta alle crescita esponenziale dell’AI” precisa Losito.
Una apertura che vede gli Llm di casa – Granite – a fianco degli Llm di Google, Meta, Anthropic a seconda del task specifico da indirizzare. Nello stesso modo le risorse computazionali girano su qualsiasi sistema (Unix, mainframe, cloud Ibm o cloud dei principali hyperscaler Aws, Microsoft, Google). “Per portare avanti l’approccio open source, Ibm e Red Hat investono 5 miliardi di dollari nella creazione di Project Lightwell, una piattaforma aziendale affidabile basata sull’intelligenza artificiale per la sicurezza del software open source”.

Tocca il tema della sovranità Losito, “un posizionamento molto chiaro in Ibm” legato al lancio lo scorso 4 maggio di Ibm Sovereign Core, una piattaforma software che lavora su quattro sovranità: sovranità del dato legata a dove il dato risiede e viene processato, sovranità operativa legata a chi accede ai sistemi e alla modalità di gestione dell’infrastruttura e delle applicazioni sovrastanti, sovranità tecnologica per ridurre al minimo il lock-in da fornitori terzi, sovranità AI grazie a modelli trasparenti. “Con Ibm Sovereign Core diamo la possibilità ai clienti di gestire in autonomia le proprie piattaforme, un approccio molto differenziate dalle alternative degli hyperscaler che inseriscono un layer di sovranità ma che di fatto sono come un albergatore che continua a tenere le chiavi dell’hotel”. Una risposta a quell’83% degli Ceo che concorda sul fatto che la sovranità sull’AI sia essenziale per la strategia aziendale, sottolineando l’importanza di disporre dei controlli adeguati man mano che l’AI assume un ruolo sempre più rilevante a livello aziendale. Un dato che in Italia è altrettanto alto, pari all’82,9%.

Quantum advantage nel 2026

Infine il focus sul quantum computing, che poggia su una flotta di computer quantistici di 90 sistemi (“la più grande al mondo”) e una community di oltre 340 clienti e partner che già oggi eseguono workflow reali, con una roadmap definita al 2029. Oggi la flotta Ibm comprende computer quantistici operativi presso i centri Ibm di New York e in Germania, presso la Cleveland Clinic in Ohio, il Rensselaer Polytechnic Institute nello Stato di New York, Pinq in Québec, le Università di Tokyo e Riken in Giappone e l’Università Yonsei, BasQ in Spagna. A breve altri sistemi saranno operativi a Chicago e presso Amaravati Quantum Valley in India. “Mi piacerebbe portare la tecnologia quantum anche in Italia – auspica Losito – come già in altri paesi europei, in Germania e nei Paesi Baschi. Avere un’infrastruttura quantistica in Italia porterebbe vantaggi per le imprese e per la competitività del paese”.

E continua: “Quest’anno l’obiettivo è raggiungere il quantum advantage, dimostrando casi in cui i computer quantistici riescono a risolvere determinati problemi meglio dei sistemi tradizionali. Stiamo ragionando su varie tecnologie. Crediamo che quella dei semiconduttori sia la più stabile e commerciale, da qui un investimento da 1 miliardo di dollari per supportare con l’entità indipendente Anderon il progetto del Dipartimento del Commercio americano (finanziato dal Chip Act) per la costruzione del primo stabilimento di produzione di processori quantistici degli Stati Uniti, con sede ad Albany nello Stato di New York”.

Complessivamente l’intenzione di Ibm è di portare avanti un investimento di oltre 10 miliardi di dollari nel calcolo quantistico nei prossimi cinque anni – per ricerca e sviluppo, spese in conto capitale, ampliamento della capacità produttiva, partnership nell’ecosistema, fusioni e acquisizioni – con l’obiettivo di realizzare il primo computer quantistico fault-tolerant su larga scala al mondo entro il 2029 (Ibm Quantum Starling). Un sistema in grado di eseguire un numero di operazioni 20.000 volte superiore rispetto ai sistemi attualmente esistenti.

Ma il quantum richiede maggiore sicurezza “perché il quantum rompe gli algoritmi crittografici attuali, quelli che oggi ci consentono di criptare i nostri dati, rendendoli più vulnerabili. Abbiamo bisogno di algoritmi post quantum anche per gestire la migrazione da macchine fisiche e applicative, ma migrare gli algoritmi crittografici richiede un tempo che oscilla dai 5 ai 10 anni. Per questo l’approccio quantum safe richiede che banche e assicurazioni si muovano in anticipo, attivino già dei mini team per sviluppare un nuovo approccio”.

Competenze e uomo

Sulle competenze, partendo dall’evidenza che l’83% dei Ceo ritiene l’adozione dell’AI legata più all’uomo che alla tecnologia, Losito ribadisce che “serve riorganizzare le organizzazioni per agevolare il cambiamento” lavorando sia sull’AI Literacy ma anche sull’AI Fluency, tema che aveva portato all’attenzione dei partner nel recente Ibm Partner Ecosystem Summit di Milano. “Se non si prende confidenza con l’AI, lo sviluppo è difficile. Serve il reskilling delle competenze esistenti e costruire all’interno delle aziende una nuova unità di competenze, in grado di fare ragionamenti diversi e investire di più sulle capacità di problem solving, gestione emergenze, soft skill“.

L’allargamento del focus in Italia sulla medie e piccole imprese, anche con una programma di canale dedicato, è legato al potenziale inespresso dell’adozione dell’AI ad oggi che proprio sulle competenze fa leva.

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