Il calore che i data center disperdono può rappresentare una risorsa per riscaldare le città. È la scommessa alla base della partnership annunciata a Milano da A2A (è il secondo operatore per la distribuzione dell’energia in Italia, Ndr.), ed Equinix, tra i principali operatori mondiali di infrastrutture digitali.
L’accordo prevede di recuperare l’energia termica generata dai server del campus Equinix di Settimo Milanese e di immetterla nella rete di teleriscaldamento cittadina gestita dal gruppo A2A. A regime, il progetto dovrebbe portare circa 225 GWh all’anno di calore recuperato ed incrementare di circa il 20% il calore “decarbonizzato” distribuito in città: una delle più rilevanti applicazioni di economia circolare alle infrastrutture digitali in Italia.
Il metodo e la soluzione, calore dai server alla rete urbana
Il meccanismo trasforma un sottoprodotto dell’attività di calcolo in energia utile. Nel data center i server dei clienti Equinix producono calore in grande quantità; l’azienda progetterà e gestirà il sistema di esportazione di quel calore dal proprio campus, coinvolgendo i diversi stakeholder — clienti compresi, in quanto fonte primaria dell’energia termica. Il calore raccolto sarà convogliato verso un nuovo Energy Center che A2A realizzerà nelle vicinanze del sito, dove verrà valorizzato e reso adatto alla distribuzione: quattro pompe di calore, per una potenza complessiva di 72 MW, due sistemi di accumulo termico da 6mila metri cubi complessivi e un’infrastruttura dedicata al trasporto dell’energia verso la rete urbana.

Il calore prodotto dai server, di per sé a bassa temperatura, non sarebbe direttamente utilizzabile in rete: sono proprio le pompe di calore dell’Energy Center a innalzarne il livello termico fino a renderlo compatibile con il teleriscaldamento cittadino.
A raccontare la logica dell’operazione è Noah Nkonge, heat export lead di Equinix: “Di fatto, creeremo un processo che serve a catturare e convertire il calore residuo in una forma adatta ad altri utilizzi all’interno di una comunità. La sottrazione di calore dai server nel data center permette di raccogliere e riutilizzare un’energia altrimenti sprecata “con il supporto degli operatori energetici”, dando vita a “un modello di economia circolare, riducendo gli sprechi e impiegando nel modo più efficiente risorse preziose, come elettricità e calore”.
I vantaggi: meno CO2, case e strutture riscaldate
Sul piano ambientale i numeri in gioco sono decisamente importanti. I 225 GWh recuperati ogni anno dovrebbero bastare a coprire il fabbisogno di riscaldamento di oltre 21mila abitazioni ed eviteranno l’emissione di più di 345mila tonnellate di CO2, una quantità equivalente alla capacità di assorbimento di circa 220mila alberi.

In parallelo, A2A estenderà la propria rete di teleriscaldamento per distribuire il calore recuperato su un’ampia porzione di città, dal centro alle periferie, comprese aree simbolo come il Duomo e Palazzo Reale, già oggi teleriscaldate dal Gruppo. È un contributo che incide direttamente sul mix della rete milanese, andando a sostituire quote di calore altrimenti prodotte da fonti convenzionali.
Per Adaire Fox-Martin, Ceo e presidente di Equinix, l’iniziativa riflette un modo di intendere il rapporto tra impresa e territorio. La collaborazione con A2A, osserva il Ceo, è “un chiaro esempio di come le infrastrutture digitali essenziali e gli obiettivi locali di sostenibilità possano lavorare in sinergia”. Mettendo l’energia termica delle proprie attività a disposizione dei residenti, l’azienda punta a eliminare gli sprechi e ad accompagnare Milano “verso un futuro a basse emissioni di carbonio”.
Il valore del calore generato dall’AI, un mercato da costruire

Dietro l’operazione c’è una tendenza destinata a crescere: l’espansione della potenza di calcolo richiesta dalla trasformazione digitale e dall’AI genera quantità sempre maggiori di calore. “Il calore in eccesso è un sottoprodotto della potenza di calcolo necessaria per la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale”, rileva Emanuela Grandi, managing director di Equinix Italia, ma ridistribuirlo “può creare un enorme valore per le comunità, riducendo l’energia complessiva necessaria per riscaldare il territorio”. L’ambizione dichiarata è di fare scuola: l’azienda punta a esportare in Italia le esperienze già maturate in Europa e a contribuire a creare un mercato per il calore proveniente dai data center, capace di sostenere i target di decarbonizzazione del Paese. Un mercato dai numeri potenzialmente rilevanti se, come previsto da Grandi, l’iniziativa milanese diventerà “uno dei più grandi progetti di esportazione di calore dai data center in Europa al di fuori di quelli nei Paesi nordici”.
La strategia di A2A, i data center come filiera
Per A2A l’accordo si inserisce in una strategia più ampia, che guarda ai data center come a un nuovo tassello del sistema energetico.

“I data center rappresentano infrastrutture strategiche per la competitività del sistema Paese e per sostenere la trasformazione digitale dell’economia”, sottolinea Renato Mazzoncini, amministratore delegato del gruppo, per il quale il recupero del calore è “una leva fondamentale per massimizzare il valore degli hub digitali e accelerare il percorso di decarbonizzazione delle città”. La collaborazione, prosegue, rientra nella costruzione di “un ecosistema integrato in cui energia, infrastrutture e innovazione operano in modo sinergico”, sostenuta dagli investimenti del Piano industriale al 2035 (per 23 miliardi di euro) su cui il Gruppo basa la propria scommessa su economia circolare e transizione energetica. Non è la prima esperienza in questo campo: A2A ha già avviato in Lombardia progetti di recupero del calore da infrastrutture digitali.
L’intesa fotografa un cambio di prospettiva sul ruolo dei data center in città. Da infrastrutture energivore, spesso percepite come un costo per il territorio, gli hub digitali possono trasformarsi in fornitori di energia per le reti urbane, proprio mentre la loro diffusione — trainata dall’AI — è destinata ad accelerare. La sfida, per l’Italia, sarà replicare il modello oltre il caso milanese, costruendo la filiera e le infrastrutture necessarie a fare del calore di scarto una risorsa di sistema. In gioco, oltre al beneficio ambientale, c’è anche la sostenibilità economica di un comparto in rapida espansione: monetizzare il calore residuo può migliorare il profilo di efficienza dei data center e, allo stesso tempo, offrire alle città una fonte di energia a chilometro zero.
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